Il caso “We Are Social” e le molestie nelle agenzie pubblicitarie milanesi

Era denominata “la chat degli 80” e risaliva al 2016: un’ottantina di uomini tra i 21 e i 45 anni si scambiavano le foto di giovani colleghe e stagiste corredandole di commenti volgari e degradanti, insulti e offese. Arrivando anche a fantasie erotiche, oggettivazione dei corpi femminili e sessualizzazioni. Protagonisti della vicenda sono un gruppo di pubblicitari di “We Are Social”, azienda multinazionale con sede principale a Milano, 18 sedi in tutto il mondo e circa 1300 dipendenti. La famosa chat descrive un ambiente di lavoro dove regna la tossicità, la mascolinità, l’ego e il cameratismo. La logica del branco che si fa forza a vicenda e crede di poter commentare il corpo di ogni donna, che nella chat diventa un oggetto.

Non solo la chat su whatsapp. C’è anche l’esistenza di un foglio Excel che non conteneva «numeri e voti», ma un’altra classifica delle donne con il sedere più attraente. La vicenda non si è consumata solo sul piano virtuale, ma si è passati anche al reale: alcune donne dell’agenzia hanno raccontato di aver subito umiliazioni e affronti fisici.

We Are Social

 

L’INTERVISTA CHE HA SCATENATO TUTTO

Il vaso di Pandora è stato aperto da un’intervista che un pubblicitario molto noto di nome Massimo Guastini, ex presidente dell’Art Directors Club italiano, ha concesso il 9 giugno a tale “Monica Rossi”, profilo Facebook anonimo di un personaggio del mondo dell’editoria che da anni intervista intellettuali. Da questa intervista è venuta fuori la chat «in cui diversi uomini catalogavano e davano i voti chi al culo, chi alle tette, chi alle gambe di queste giovani stagiste che potevano essere le loro figlie». Massimo Guastini è un noto pubblicitario autore di varie campagne di successo, che da 12 anni segnala abusi e molestie sessuali nel mondo del marketing.

Massimo Guastini, ex presidente dell’Art Directors Club italiano

 

«Dopo tanti anni che provo con le vie soft, tentando di sensibilizzare l’Art Directors Club Italiano sul fatto che non sia giusto che» Mario (nome di fantasia), noto pubblicitario «abbia l’opportunità di vedere/valutare il portfolio di giovani professioniste che stanno provando a costruirsi una carriera dignitosa, ho deciso di dire tutto», ha continuato. È lui che ha fatto il nome dell’uomo che accompagnerebbe le giovani ragazze in macchina in luoghi isolati e proverebbe ad approcciarle.

Dopo l’intervista, Guastini ha pubblicato sul suo profilo Linkedin di aver subito minacce per quanto ha raccontato.

 

LA PRIMA ACCUSA DI GIULIA SEGALLA

Dopo l’intervista del pubblicitario, i social network sono stati tempestati di commenti e messaggi con l’hashtag #MeToo, dove vengono fuori denunce di molestie ripetute ogni giorno, verbali, psicologiche e fisiche. Tra queste, quella di Giulia Segalla, una stagista 20enne nel 2011 che era appena arrivata a Milano. “Mario” la volle riportare a casa dopo un evento serale di lavoro: lei si fidò “pensando di potermi fidare di un uomo di 50 anni che poteva essere mio padre”. Lui approfittò della situazione, portando Giulia in una zona isolata e cercando di approcciarla sessualmente. Secondo la sua testimonianza, l’uomo le disse che se avesse detto sì l’avrebbe aiutata a fare carriera. Giulia raccontò la vicenda al suo capo, proprio Massimo Guastini che prese in mano la situazione e la denunciò sui social senza fare il nome della ragazza per proteggere la sua privacy.

Un post di Facebook di Giulia Segalla

 

LE DENUNCE ANONIME SU INSTAGRAM

L’account Instagram che sta raccogliendo le segnalazioni è Tania (Taniume), che si presenta come copywriter e pubblica le numerose storie che riceve. Ha deciso quindi di aprire un form online per raccogliere le denunce in modo anonimo. A denunciare sono verosimilmente ex dipendenti di agenzie pubblicitarie che raccontano le loro esperienze personali in ambienti tossici, dove a regnare era la cultura maschile basata sulla complicità e sul machismo. “Quando ero stagista tutti sapevano che uno dei senior mi molestava in modo così divertente che quando il capo l’ha saputo ha pensato di dirmi che non dovevo rifiutare le sue molestie ma concedermi a lui”. “Un collega mi spiava dalla serratura del cesso. Gli altri maschi dell’ufficio ne ridevano”. “Il data analyst era la dogana di ogni stagista, si è portato a letto una di loro e ha poi informato tutta l’agenzia. Il problema è che in qualche modo ti senti complice per non aver avuto abbastanza fermezza sin da subito”. Queste sono solo alcune delle numerose denunce che Tania ha pubblicato sul suo profilo.

Un post di Taniume

 

Dal 19 al 23 giugno si è svolto a Cannes il Festival internazionale della Creatività, l’evento di maggior rilievo nel settore, che culmina con la premiazione dei Lions Awards. Tania su Instagram ha scritto in quei giorni: «Non posso accettare che l’evento monopolizzi la conversazione a discapito di ciò che è veramente importante. È il momento di smantellare questo sistema».

 

MARIO LEOPOLDO SCRIMA, L’EX DIPENDENTE

Mario Leopoldo Scrima approda a “We Are Social” nel 2017 e pochi giorni dopo vede apparire una nuova chat sul suo profilo whatsapp: è la “chat 80”. «Si votavano le colleghe in base alla loro bellezza, si scambiavano immagini e commenti sui loro corpi. Quella chat non era mai in silenzio: una ragazza non poteva andare dalla sua scrivania alla macchinetta del caffè senza che un uomo la commentasse in chat». Un vortice senza fine dove uomini con una posizione lavorativa rilevante abusavano del loro potere per normalizzare le molestie.

Mario Leopoldo Scrima

 

Ad oggi, l’agenzia ha avviato un’indagine interna affidata a un ente terzo. “We Are Social” ha replicato alle accuse: l’agenzia “condanna da sempre, qualsiasi forma di discriminazione e atteggiamenti inappropriati. È da sempre impegnata nel creare un ambiente di lavoro sano e inclusivo”. Gabriele Cucinella, Stefano Maggi e Ottavio Nana, i massimi dirigenti dell’azienda, si dichiarano estremamente dispiaciuti e dicono di non aver voluto mai insabbiare la storia. Questo è solo l’inizio. Il vaso di Pandora è stato aperto.

Giulia Zamponi

Toscana, classe 1990, sono approdata a Milano per inseguire il mio sogno: il giornalismo. All’Università di Pisa mi sono laureata in Informatica Umanistica, dove ho imparato a trattare i contenuti culturali in forma digitale e a comunicarli attraverso le varie piattaforme web. Sono una giornalista pubblicista e ho collaborato con “Il Tirreno”: la prima volta che sono entrata in una redazione mi sono resa conto che non sarei mai più voluta uscire. Adesso giornalista praticante per MasterX. Mi interesso principalmente di esteri e di criminologia: mi piace analizzare ogni particolare di una situazione e indagare sugli aspetti più nascosti della realtà. Sono un’anima solare, sensibile e determinata. Amo l’intensità dei tramonti, gli intricati thriller di Joel Dicker ed il rumore delle onde del mare.

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