Vernice rossa su un Monet ad opera del collettivo svedese contro la torba

Ancora vernice rossa sul vetro protettivo di un quadro di Monet, stavolta al Museo Nazionale di Stoccolma. Due attiviste, un’infermiera e una studentessa di scienze infermieristiche hanno imbrattato il quadro “Il giardino dell’artista a Giverny” e successivamente si sono attaccate al vetro per lasciare le impronte delle loro mani.

L’azione è stata rivendicata dal collettivo svedese Återställ Våtmarker (Restore the Wetlands), che ha prontamente pubblicato online i video che ritraggono le due giovani. Roxy Farhat, portavoce del movimento, ha sottolineato il legame tra la crisi climatica e la crisi sanitaria, dichiarando che “le malattie legate al caldo stanno diventando un problema sempre più grave”. Maj e Emma, le due ragazze protagoniste dell’accaduto, hanno portato l’attenzione sull’impatto che la crisi climatica avrà sulle popolazioni, tra non molti anni, dicendo che la pandemia non era niente al confronto a ciò a cui stiamo andando incontro. “I giardini floreali e lussureggianti saranno presto un ricordo del passato”.

Emma, una delle due attiviste protagoniste

 

IL GRUPPO SVEDESE E LA SENSIBILIZZAZIONE SULLA TORBA

Återställ Våtmarker è un termine che significa “Ripristino delle zone umide” in svedese, ed è proprio quello il tema centrale del gruppo che ha scritto sui social che “con l’aumento delle emissioni, diminuiscono le nostre possibilità di un futuro sicuro. Dobbiamo rendere la Svezia a prova di crisi, vietando l’estrazione della torba e ripristinando le zone umide”. La torba viene usata come fertilizzante nell’agricoltura e viene estratta in due modi: mediante l’estrazione oppure tramite la rottura del terreno con un processo che fa a piccoli pezzetti e rimescola gli strati superficiali per poi essere raccolta con mezzi meccanici.

Uno studio realizzato da un gruppo di ricerca di Eurac Research in collaborazione con l’Università di Innsbruck ha mostrato come l’estrazione di questo composto produce un impatto significativo sull’ambiente, rilasciando tonnellate di emissioni di C02. La torba è in grado di sequestrare fino a un terzo dell’anidride carbonica del suolo terrestre.

Maj, un’attivista del gruppo

 

In Svezia è nata una campagna di sensibilizzazione sull’importanza della salvaguardia delle zone umide: una volta prosciugate, queste aree non riescono più a garantire la biodiversità e causano il 25% delle emissioni di anidride carbonica in Svezia. Le attiviste, che rifiutano di essere chiamate ambientaliste, hanno inscenato un’azione di disobbedienza civile non violenta evidenziando anche come “la combinazione di calore e umidità fa morire un essere umano come in un’ebollizione che dura 6 ore”.

Le forze dell’ordine hanno dichiarato di aver arrestato le due donne, di età compresa tra 25 e 30 anni, con l’accusa di vandalismo aggravato. Il museo è comunque rimasto aperto dopo il gesto, ad eccezione della sala in cui si trova l’opera. Il direttore del museo ha preso subito le distanze da tutte quelle azioni in cui l’arte rischia di essere danneggiata.

 

I PRECEDENTI DEGLI ATTIVISTI PER IL CLIMA CONTRO LE OPERE D’ARTE

Gli attivisti per il clima sono ormai l’incubo di tutti i musei, infatti riescono ad entrare senza problemi, eludendo la sicurezza, puntano sull’imprevedibilità dell’azione, scegliendo destinazioni e protagonisti ogni volta diversi.

L’azione del gruppo svedese al Museo nazionale di Stoccolma

 

Sono numerosi i precedenti di questo tipo: ricordiamo il blitz degli attivisti del gruppo Just Stop Oil contro il dipinto “I Girasoli” di Van Gogh imbrattato con la zuppa di pomodoro alla National Gallery di Londra, dopo una settimana il lancio del purè di patate sul dipinto a olio su tela “Il Pagliaio” di Monet al Museo Barberini di Potsdam, in Germania. Poi il liquido nero sul vetro de “Morte e Vita” di Klimt, esposta al Leopold Museum di Vienna e la salsa di pomodoro sul dipinto di Vermeer “La ragazza con l’orecchino di perla” al Mauritshuis Museum all’Aja.

Giulia Zamponi

Toscana, classe 1990, sono approdata a Milano per inseguire il mio sogno: il giornalismo. All’Università di Pisa mi sono laureata in Informatica Umanistica, dove ho imparato a trattare i contenuti culturali in forma digitale e a comunicarli attraverso le varie piattaforme web. Sono una giornalista pubblicista e ho collaborato con “Il Tirreno”: la prima volta che sono entrata in una redazione mi sono resa conto che non sarei mai più voluta uscire. Adesso giornalista praticante per MasterX. Mi interesso principalmente di esteri e di criminologia: mi piace analizzare ogni particolare di una situazione e indagare sugli aspetti più nascosti della realtà. Sono un’anima solare, sensibile e determinata. Amo l’intensità dei tramonti, gli intricati thriller di Joel Dicker ed il rumore delle onde del mare.

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