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APRONO LE CASE DI QUARTIERE: UN INCONTRO TRA DUE GENERAZIONI

La nascita delle strutture

«Io vengo qui tutti i pomeriggi. È un bel modo per stare in compagnia e poter parlare con qualcuno» afferma Lino, novantenne affezionato alla struttura Sorrisi in zona Feltre, nella periferia nord-est milanese, una delle Case di Quartiere del progetto inaugurato, venerdì 14 marzo, dall’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolè e dell’assessora al Decentramento, Quartieri e Partecipazione, Servizi Civici Generali Gaia Romani. Insieme hanno avviato, con i relativi uffici comunali, un percorso di co-programmazione e co-progettazione per ridefinire il ruolo e le funzioni di alcune strutture già esistenti: i Centri Ricreativi per Anziani (CRC) e gli ex CAM (Centri di Aggregazione Multiculturale). «Abitiamo tutti qui – dice Renzo, che di anni ne ha 92 – siamo nati nel Municipio 3 e siamo amici fin dalla nostra adolescenza. È un aspetto positivo che ci lega, soprattutto nelle giornate di solitudine».

Sul territorio milanese

Ad oggi sono state aperte tre Case: oltre a quella di Feltre, una in zona Comasina e una a Baggio. Il progetto, però, prevede l’attivazione di circa 60 realtà nel territorio di Milano. Le strutture, fanno sapere dal Comune, accolgono ogni giorno anziani che si ritrovano per trascorrere insieme qualche ora di compagnia e svago. I centri sono per loro un punto di riferimento, un luogo dove sentirsi meno soli e dove condividere il tempo in attività che vanno dal gioco delle carte alla ginnastica, passando per le chiacchiere informali davanti a una tazzina di caffè. L’obiettivo è stato di rinnovare e ampliare l’offerta di questi spazi, coinvolgendo diversi attori: assessorati, municipi e il terzo settore, creando così un processo partecipativo e condiviso. Si è lavorato per integrare servizi già esistenti e creare una rete più efficace. Un esempio è rappresentato dagli spazi WeMi, già presenti sul territorio, ora coordinati per offrire risposte più complete alle esigenze dei cittadini.

Gli obiettivi proposti dagli spazi WeMi per il Welfare cittadino
Il problema della socializzazione

I centri sono, per alcuni ospiti, quasi una seconda casa. «Io sono vedova – racconta Cesarina – e per me è importante anche solo passare una mezza giornata qui. Mi sento meno sola». La presenza di qualcuno con cui parlare e passare il tempo è fondamentale per combattere il vuoto che si fa sentire, specialmente per chi, come Cesarina, ha perso un compagno di vita. Ma dall’altra parte c’è chi frequenta la struttura con la propria metà, come Maria e Antonio, una coppia sposata da 45 anni, che grazie al centro ha avuto la possibilità di socializzare e di stare insieme, ma soprattutto di sentirsi parte di una comunità. Questo anche grazie alle varie iniziative proposte. «Ci sono molte attività qui. Ognuno può scegliere in base all’età e alla propria condizione fisica», dice Maria. Antonio aggiunge: «Alcuni ballano, altri fanno ginnastica. È bello che ci sia una varietà di cose da fare. Spero che il progetto vada avanti nel migliore dei modi».

Le attività del centro
Una delle attività preferite è il gioco delle carte

«La spina dorsale dei centri – spiega Igino Zizzi, referente della cooperativa sociale Cascina Biblioteca Arl Onlus – è il gioco delle carte: in qualsiasi momento i tavoli delle strutture sono pieni sia perché è un modo per svagarsi sia perché è veicolo di socialità». Le partite a carte, come la scopa o la scala quaranta, sono per loro la quotidianità: un momento di convivialità, ma anche di sana competizione che, pur con qualche discussione, non lascia mai spazio al rancore. «Litighiamo, ma poi ci facciamo sempre una risata», sostiene Renzo con un tono affettuoso. L’importanza dell’amicizia di lunga data emerge chiaramente, come una rete di solidarietà che aiuta a combattere la solitudine. Tra le altre attività ci sono poi corsi di teatro, di tai chi, di arte, di fotografia e di ballo. Continua Zizzi: «Stiamo organizzando una serie di esercizi di gruppo con musicoterapia e “allenamente”, ovvero un’attività che permetta di invecchiare attivamente sul piano fisico e cognitivo».

Il caffè in compagnia

Dagli ospiti delle Case di Quartiere non mancano però le critiche. Lino solleva un punto che ha a cuore: «Il Comune dovrebbe intervenire sulla struttura. Prima c’erano dei volontari che lavoravano al bar, si poteva andare al bancone, chiedere un caffè e fare due chiacchiere. Ora le macchinette automatiche ci hanno tolto questo contatto umano. Sentiamo la differenza». La perdita di quel piccolo gesto quotidiano, di quel sorriso che accompagnava il caffè, è per molti un segno di come le cose siano cambiate, forse non in meglio.

Il cambiamento delle tessere

Un altro cambiamento necessario sarebbe quello di creare una tessera comune per i diversi centri in maniera tale che tutti possano avere accesso a qualsiasi Casa, ovunque si trovino. «Prima ogni centro anziani – dice Zizzi – dava la tessera al proprio assistito, ma non c’era l’interoperabilità di un socio rispetto a tutto il circuito e poteva essere un problema per esempio per la policy assicurativa». Continua: «Abbiamo quindi trovato un escamotage legale per fare in modo che i soci di ciascun centro possano muoversi nelle Case di Quartiere milanesi senza problemi. In particolare, grazie ad organismi di secondo livello, stiamo realizzando una tessera unica realizzando un’assicurazione a ombrello».

La sala per le attività
Il contatto tra “due solitudini”

In passato – comunica il Comune – le strutture avevano un utilizzo specifico e ristretto, mentre oggi sono accessibili a una fascia di pubblico più ampia. Se prima erano pensati solo per gli anziani, ora accolgono anche i più giovani. Uno degli effetti sperati di questa iniziativa è quello di favorire l’incontro tra diverse fasce d’età e contrastare l’isolamento sociale. I dati dimostrano che la solitudine è un fenomeno trasversale: il 60% dei nuclei familiari over 80 è composto da una sola persona, mentre tra i giovani sotto i 35 anni la percentuale sale addirittura all’80%. L’obiettivo è quindi quello di mettere in contatto queste “due solitudini”, creando occasioni di scambio e una logica di auto-mutuo aiuto.

Giovani e anziani

Infatti, Antonio parla di un suo desiderio: «Sarebbe bello se venissero più ragazzi, così da darci una ventata di gioventù che ci manca». Il suo desiderio rispecchia il sentimento di molti altri ospiti: «Spesso i ragazzi vengono per le attività di doposcuola o ci sono gruppetti che si ritrovano per suonare o per altre attività, ma ci piacerebbe una maggiore apertura» aggiunge Cesarina. L’importanza di un contatto intergenerazionale, un dialogo tra giovani e anziani che, purtroppo, sembra mancare in molte realtà. «I giovani – dichiara Zizzi – e il relativo scambio intergenerazionale con le persone più anziane sono gli obiettivi primari del progetto. Sarebbe necessario un maggiore contatto sia per attingere conoscenza dai più grandi sia per apprendere aspetti che caratterizzano la cultura dei giovani». aggiunge: «Un aggancio per avvicinarsi è trovare un tema che permetta di realizzare un’esperienza insieme, per esempio la tecnologia può essere una di questa».

Un ambiente accogliente

L’incontro tra le diverse generazioni potrebbe essere un antidoto alla solitudine che spesso accompagna gli anziani. Un aspetto fondamentale anche per la volontaria Natalina, che da vent’anni si dedica con passione al centro. Sottolinea l’importanza di non separare le generazioni: «Penso che non si debba dividere anziani e giovani, ma tentare di creare un dialogo.

Il centro “Sorriso” visto dalla zona esterna

È questo che può portare a un arricchimento reciproco» afferma con convinzione. La sua presenza quotidiana dimostra quanto sia importante il ruolo dei volontari nel mantenere vive queste strutture nel tentativo di creare un ambiente accogliente e stimolante per tutti.

Una comunità da non dimenticare

L’atmosfera che si respira al centro è quella di una comunità che, pur attraversando momenti di solitudine, sa come trovare conforto nelle piccole cose: una partita a carte, una chiacchiera, un sorriso. È in questi gesti quotidiani che gli anziani si ritrovano, dando vita a un legame che va oltre la semplice vicinanza fisica. La solidarietà e la compagnia sono il filo rosso che tiene insieme questa piccola, ma preziosa, comunità di persone, che chiede solo di non essere dimenticata, ma di avere più occasioni per socializzare e sentirsi viva, nonostante l’avanzare dell’età.

 

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