Camorra, le mani dei clan nella demolizione del Ponte Morandi

Può un ponte crollare nel silenzio? Erano le 11.36 del 14 agosto quando il Ponte Morandi cedette improvvisamente sul greto del torrente Polcevera, causando la morte di 43 persone. I video che ripresero in diretta la tragedia avevano tutti un elemento comune: il viadotto sembrava crollare senza emettere alcun suono, le tonnellate di macerie sembravano svanire nel silenzio sotto l’acquazzone di quella vigilia di Ferragosto. Lo stesso silenzio surreale che il 14 settembre, alle 11.36, unì una città intera. Ad un mese esatto dall’accaduto, i negozianti abbassarono le saracinesche, gli impiegati abbandonarono gli uffici, tutti i genovesi scesero in strada e si fermarono per un minuto di silenzio. -video Genova 14 settembre- A 168 giorni dal crollo, l’8 febbraio, sono partiti i lavori di demolizione di ciò che rimane del ponte Morandi. La rimozione del moncone ovest rappresenta il primo passo verso l’inizio dei lavori e per questo sono presenti il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, il governatore ligure e commissario per l’emergenza Giovanni Toti e il sindaco di Genova, nonché commissario per la ricostruzione del viadotto sul Polcevera, Marco Bucci. La timeline La nomina del Commissario straordinario alla ricostruzione Quale sarà il tratto distintivo del suo mandato? «Avere un ponte». Con queste parole Marco Bucci, sindaco di Genova, si presentò come Commissario straordinario alla ricostruzione del Ponte Morandi. Il sindaco di Genova è stato nominato il 4 ottobre 2018 dal Premier Giuseppe Conte. I poteri del Commissario sono quasi illimitati, l’unico limite stabilito dalla Camera è infatti il rispetto del Codice Antimafia. Il reperto 132 La svolta delle indagini riguardanti la causa del cedimento arrivò il 19 ottobre 2018. La procura catalogò il reperto 132, uno strallo di cemento armato che mostrò un avanzato stato di corrosione dei cavi d’acciaio interni. Questa sarebbe la riprova del fatto che il crollo avvenne a causa della scarsa manutenzione, che secondo l’accusa portò alla rottura dei tiranti ammalorati nelle pile 9 e 10. Il silenzio degli innocenti Il silenzio che ha accompagnato la tragedia si è poi spostato in Tribunale. Il 29 ottobre 2018 il Secolo XIX di Genova portò l’attenzione sul fatto che fino a quel momento nessuna delle figure maggiormente coinvolte nell’inchiesta aveva risposto alle domande dei magistrati. Tutti i principali indagati si erano infatti avvalsi della facoltà di non rispondere. L’approvazione del Decreto Genova A tre mesi dal crollo, il 15 novembre 2018, il Senato approvò il Decreto Genova. Il disegno di legge, oltre a confermare la nomina di Marco Bucci come Commissario straordinario, regolò la ricostruzione del ponte, gli indennizzi agli sfollati e il rilancio economico del capoluogo ligure. Il punto focale riguardante la ricostruzione fu l’obbligo da parte di Autostrade di sostenere interamente le spese di ricostruzione e allo stesso tempo l’esclusione dall’azienda di proprietà Benetton dalla gara d’appalto. «Autostrade non toccherà una pietra nella ricostruzione, ma dovrà pagare tutte le spese» dichiarò il vice-premier Luigi Di Maio, che fin dai primi momenti successivi alla tragedia minacciò la revoca della licenza ad Autostrade e la nazionalizzazione del comparto autostradale italiano. L’annuncio della ricostruzione «Il ponte sarà percorribile dal 15 aprile del 2020». Con queste parole, il Commissario Bucci, il 18 dicembre 2018 annunciò l’ufficialità dell’affidamento dei lavori di demolizione e costruzione. La ricostruzione fu affidata a Fincantieri, Salini e Impregilo, che si ispireranno al progetto presentato da Renzo Piano, nominato supervisore dell’opera. E’ stato stimato un costo di 202 milioni d’euro per il progetto. La demolizione del moncone ovest L’abbattimento del moncone rimasto in piedi in seguito al crollo rappresenta il vero atto simbolico della demolizione del Ponte Morandi. «La demolizione del ponte è un momento importante. E' il riscatto di Genova, della Liguria e dell'Italia» ha commentato il Premier Giuseppe Conte. «La ricostruzione di questo ponte sarà l'immagine rilancio del Paese» ha invece ribadito il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli. L’operazione consiste nell’aggancio della parte pericolante del moncone per farlo scendere a terra, e durerà almeno otto ore. Quattro “strand jack”, dei pistoni idraulici capaci di spostare grandi strutture, saranno posizionati agli angoli dell’impalcato che verrà rimosso. Gli strand jack solleveranno il tratto di strada interessato, lungo 36 metri, largo 18 e pesante 900 tonnellate. I cavi di acciaio dei pistoni idraulici abbasseranno quindi la trave fino al suolo. Una volta a terra la trave rimarrà appesa ai cavi, e se non verranno fatti ulteriori prelievi dai periti, sarà sezionato e trasportato in un’altra area dove potrà essere definitivamente frantumato. Mentre simbolicamente viene dato inizio alla ricostruzione, a meno di dieci chilometri di distanza dal viadotto, è iniziata presso il Palazzo di Giustizia l'udienza dell'incidente probatorio riguardanti il crollo, dove potrebbero essere definite le tempistiche e le modalità della demolizione della pila est.

Una ditta, impegnata nella demolizione e ricostruzione del ponte Morandi a Genova, ha ricevuto un’interdettiva antimafia. La sanzione, emessa dal prefetto e notificata dalla Dia di Genova, è stata emessa nei confronti dell’impresa Tecnodem s.r.l. Unipersonale, con sede a Napoli. L’azienda è ritenuta, secondo gli inquirenti, «permeabile ed esposta al pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso». La Tecnodem, che si occupa di demolizione industriale di materiale ferroso, nel febbraio scorso è stata inserita tra le ditte sub-appaltatrici per lo smantellamento e la bonifica degli impianti tecnologici, per una cifra pari a 100.000 euro.

Amministratrice e socio unico della Tecnodem è Consiglia Marigliano, priva di titoli o esperienze professionali di settore, ed è consuocera di Ferdinando Varlese, pregiudicato di 65 anni di Napoli, che vive a Rapallo, dipendente della società.   Tra le condanne riportate da Varlese, emerge la sentenza emessa dalla corte d’appello di Napoli nel 1986 per associazione a delinquere. Tra i coimputati c’erano affiliati al clan “Misso-Mazzarella-Sarno”, già appartenente all’organizzazione camorristica denominata “nuova famiglia”. I boss erano Michele Zaza e suo nipote Ciro Mazzarella. Altra sentenza rilevante, secondo la Dia, è quella della corte d’appello di Napoli del 2006 per estorsione tentata in concorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto con modalità mafiose, da cui si evincono in maniera circostanziata i legami di Varlese con il sodalizio camorristico “D’amico”, cui risulta legato da rapporti di parentela. La struttura commissariale per la demolizione e ricostruzione di Ponte Morandi ha ‘risolto’ il contratto con la Tecnodem. La decisione, dopo l’interdittiva della prefettura sulla base degli accertamenti della Dia sulla permeabilità a infiltrazioni mafiose, è stata pubblicata sul sito della struttura.

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