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Myanmar, sono oltre duemila le vittime accertate del terremoto

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Cresce ancora il numero di vittime del disastroso terremoto che ha colpito il Myanmar venerdì 28 marzo. La giunta militare alla guida del Paese, riferisce il Wall Street Journal, ha confermato 2028 vittime e 3408 feriti, ma è probabile che anche queste cifre siano sottostimate. Le prime stime dell’Us Geological Survey suggerivano addirittura che il numero di morti potesse superare i 10mila e che le perdite economiche possano superare il valore del prodotto interno lordo del paese.

A causa degli ingenti danni di questa catastrofe umanitaria, sociale ed economica, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha lanciato un appello urgente per la raccolta di 8 milioni di dollari (7,4 milioni di euro) e ha classificato il terremoto in Myanmar come emergenza di massimo livello. Le priorità – riferisce Ansa – sono «fornire cure traumatologiche salvavita, prevenire focolai di malattie e ripristinare i servizi sanitari essenziali nei prossimi 30 giorni». Sempre secondo l’Oms, il sisma avrebbe provocato la distruzione di tre ospedali.

Raid aerei sulla popolazione

Il terremoto – di magnitudo 7.7 della scala Richter – ha colpito un Paese già prostrato da una grave situazione politica: dal 2021 il Myanmar è sotto il controllo di una giunta militare che ha rovesciato il governo della storica dissidente Aung San Suu Kyi, attualmente in carcere. In questo contesto, nemmeno le devastanti scosse hanno fermato l’oppressione che il governo conduce quotidianamente con bombardamenti contro i ribelli. Secondo un funzionario dell’Onu, i raid aerei sarebbero ricominciati neanche un’ora dopo la prima scossa.

Nel frattempo, il primo ministro del Myanmar Min Aung Hlaing ha dichiarato oggi una settimana di lutto nazionale. «Per solidarietà con la perdita di vite umane, sono stati dichiarati sette giorni di lutto nazionale dal 31 marzo al 6 aprile. La bandiera nazionale dovrebbe essere esposta a mezz’asta durante questi giorni», ha affermato il primo ministro in una dichiarazione.

Preoccupazione anche in Thailandia

A oltre mille chilometri di distanza anche la Thailandia continua a contare i propri morti, almeno 18. La maggior parte sono rimasti coinvolti nel crollo di un grattacielo in costruzione a Bangkok, vicino al mercato Chatuchak. Anche in questo caso, i numeri dicono ancora poco: una settantina di operai risultano ancora dispersi sotto le macerie, ma si teme per i lavoratori irregolari che ammonterebbero a più del doppio.

 

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Essendo questo l’unico edificio a essere crollato nella capitale, le autorità thailandesi hanno avviato un’indagine sulla sua costruzione, realizzata da un’impresa in joint venture tra la Italian-Thai Development Plc e una sussidiaria del China Railway No.10 Engineering Group, operante sotto la China Railway Engineering Corporation, una delle più grandi aziende di costruzioni e ingegneria al mondo.

A dispetto del nome, l’Italian-Thai Development Plc non è una società italiana o almeno non più. La sua denominazione deriva dalla storia dell’impresa, che è infatti stata fondata nel 1958 come “Sviluppo Italo-Thailandese”da Chaijudh Karnasuta e Giorgio Berlingieri ed è rimasta poi quotata con un nome simile nella Borsa thailandese dal 1994.

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