Caso Floyd, la storia a processo con gli occhi del presente

Gli effetti collaterali di una rabbia che inizialmente si è riversata contro le statue di personaggi storici, da Colombo a Churchill, hanno colpito i cataloghi di alcune piattaforme di streaming. È questo il fenomeno, partito dagli Stati Uniti e diffusosi in Europa, a cui si è assistito nelle ultime settimane e che ha messo al centro della discussione simboli legati alla cultura occidentale.

La furia antirazzista: cadono le statue

Dal movimento iconoclasta di Bisanzio al vandalismo rivoluzionario francese e alla Russia bolscevica, si assiste oggi al furore dei Black Live Matters, movimento di protesta contro la discriminazione razziale. Le manifestazioni sorte dopo la morte di George Floyd hanno coinvolto la deturpazione di statue di colonialisti, poste nelle città americane. Una di queste è quella di Cristoforo Colombo a Baltimora. Le immagini della rimozione ricordano l’abbattimento della statua di Saddam Hussein nel 2003, quando cadde Baghdad e i Marines entrarono vittoriosi nella piazza del Paradiso. Paragonando il navigatore genovese al dittatore dell’Iraq si rischia di commettere un’operazione semplicistica della storia. L’analogia tra le azioni di Colombo sugli indigeni e il dispotismo di Hussein non tiene conto della contestualizzazione, necessaria, degli eventi. Il mito di Colombo nasce a fine ‘800 come rivendicazione identitaria degli immigrati italiani, discriminati negli Stati Uniti. Il Columbus Day divenne presto una delle più importanti festività e oggi rischia di esser eliminata per una revisione storica approssimativa. Si rischia così, nel difendere i diritti di una minoranza, di abbracciare una visione manichea della storia, senza approfondire le dinamiche socio-culturali che la caratterizzano.

Bavaglio alle pellicole

Cancellare o contestualizzare? È questo il dibattito che si è aperto dopo la morte di George Floyd attorno a opere cinematografiche contenenti riferimenti ad epoche lontane, in cui il razzismo era tutelato dalla legge. Si tratta spesso di grandi classici su cui oggi l’opinione pubblica si interroga: basta contestualizzarli nel periodo storico in cui sono stati prodotti o bisogna censurarli? Il primo film ad essere stato contestato è Via col Vento, rimosso dal catalogo della piattaforma di streaming Hbo Max con l’accusa di rappresentare l’America razzista. Successivamente la pellicola è stata reintrodotta, ma preceduta da un video in cui Jacqueline Stewart, studiosa e conduttrice televisiva, spiega il contesto storico del film. Una sorte simile è toccata a Dumbo. La piattaforma Disney+ ha deciso di segnalare la presenza nel cartone animato di «rappresentazioni culturali obsolete». Anche Friends, fortunata serie tv del 1994, non è stata risparmiata dalle critiche. La co-autrice, Marta Kauffman, si è scusata per non aver promosso la scelta di un cast più inclusivo dal punto di vista etnico. Ma la battaglia portata avanti dal movimento americano Black Lives Matter ha alla base delle ragioni profonde, che rischiano di essere oscurate da queste polemiche. Potrà bastare la cancellazione di un film per porre fine ad un problema così radicato nella storia degli Stati Uniti, come quello delle discriminazioni razziali?

 

Carolina Zanoni

NATA NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA LIBERTÀ DI STAMPA, NON AVREI POTUTO SCEGLIERE UNA STRADA DIVERSA. LAUREATA IN LETTERE ALL'UNIVERSITÀ DI VERONA, OGGI SONO GIORNALISTA PRATICANTE PER MASTERX IULM-MEDIASET. SONO APPASSIONATA DI POLITICA, ANCHE EUROPEA. HO COLLABORATO CON “TOTAL EU”, “ITALPRESS” E “DIRE” ALL'INTERNO DELLE ISTITUZIONI EUROPEE A BRUXELLES E A STRASBURGO. MI PIACE STAR DIETRO LE QUINTE, RACCONTARE LE DINAMICHE DEL PIÙ INTRIGANTE SPETTACOLO (O CIRCO) DEL MONDO: LA POLITICA.

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