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Con quella leggerezza di chi sa che a fine anno sarà promosso a pieni voti, l’Inter si è presentata alla partita contro il Verona per godersi quel penultimo giorno di scuola che profuma di vacanze. Prima però, l’ultimo abbraccio e l’ultima partita in casa. Ad accogliere i nerazzurri allo stadio ci sono 75mila persone e una coreografia che ha coinvolto tutti e tre gli anelli dello stadio per celebrare una stagione record che porta il segno indelebile dell’allenatore-studente, Cristian Chivu.
Il match contro i gialloblu è un cinque in pagella che non può rovinare un’annata da dieci in pagella, coronata dalle vittorie che hanno portato alla conquista del 21° Scudetto e della 10ª Coppa Italia. Dopo il triplice fischio la squadra ha ricevuto il trofeo riservato al vincitore del campionato e ha sfilato dal Giuseppe Meazza fino a Piazza Duomo mostrando a Milano le due coppe. Ad attenderli sotto la Madonnina ci sono 400mila persone in estasi, pronte a colorare di nuovo la notte di nerazzurro.
LA SFILATA
La festa non voleva finire. Giocatori e famiglie hanno indugiato il più possibile nell’abbraccio caldo di San Siro, trattenendo ogni secondo di quella gioia collettiva, e il pullman scoperto ha lasciato i dintorni dello stadio solo alle 19.30, con un’ora di ritardo sul programma previsto. Da lì è iniziato un viaggio lentissimo attraverso il cuore di Milano, reso tale non dal solito traffico milanese, ma da qualcosa di molto più bello. Le strade erano già invase da migliaia di tifosi pronti a trasformare ogni angolo della città in una curva a cielo aperto. Solo per raggiungere il vicino piazzale Lotto ci è voluta circa un’ora.
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Lungo il percorso non sono mancati momenti di puro teatro. Il record di striscioni dedicati spetta all’ex allenatore Conte, ma il premio alla creatività è andato senza discussioni a un tifoso travestito da Cardinale, paramento sacro e la scritta “Gerry” sulle spalle. A guidare le danze è Marcus Thuram.
Il francese, per tutto il viaggio, ha sfoggiato i suoi immancabili occhiali da sole, proprio come i Dumfries e Bisseck, tra i più scatenati del gruppo. I tifosi, come tributo, hanno lanciato i propri occhiali ai giocatori. Tra i più trendy quelli Barella e Dimarco. Ma il momento più iconico è arrivato quando Thuram ha indossato il caschetto del suo allenatore, seguito poco dopo da Chivu.
AMALA
Superata la zona di Conciliazione intorno alle 22.30, il bus ha accelerato verso un Duomo già strapieno. L’ultimo momento della festa, commovente e prolungato: giocatori in terrazza e tifosi in piazza a cantare insieme O mia Bela Madunina, in una notte che nessun interista potrà mai dimenticare.
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Una serata pazza, come pazze sono state le emozioni di un’intera stagione. E allora, in fondo, nessun’altra parola poteva riassumere meglio di quella tutto ciò che questa la Beneamata sa regalare. Le sofferenze, come le due sconfitte nei derby. Le rimonte folli, in quei momenti in cui tutto sembra perduto e poi, improvvisamente, ritrovato come nelle due partite contro il Como del tanto corteggiato Fàbregas.
Pazza Inter, appunto. Non un semplice coro da stadio, ma una dichiarazione d’amore collettiva, un patto silenzioso, a volte rumoroso, tra una città e la sua squadra, rinnovato puntualmente ogni volta che la ragione suggerirebbe di smettere di crederci. Quella notte, sotto il cielo di Milano, con il Duomo illuminato dai fuochi d’artificio e migliaia di voci che si alzavano all’unisono, quelle due parole hanno suonato più vere che mai. Perché solo una squadra davvero pazza può far impazzire così una città intera.