Boris Johnson: no a transgender nello sport femminile

«Non penso che i maschi biologici possano competere negli eventi sportivi femminili» ha dichiarato Boris Johnson, Primo ministro britannico e leader del partito conservatore.

La presa di posizione

Per Boris Johnson le donne transgender non dovrebbero gareggiare negli sport femminili. «Forse è una cosa controversa da dire, ma mi sembra sensato», ha spiegato durante la visita nell’ospedale di Welwyn Garden City, Hertfordshire, contea dell’Inghilterra orientale.

La sua presa di posizione ha fatto discutere. Anche all’interno del governo Tory, il partito conservatore, le posizioni sono discordanti. Molti, infatti, credono che siano gli organismi sportivi a dover decidere. Secondo Johnson bisogna essere solidali con le persone che vogliono cambiare genere, ma, essendo un tema complesso, non è risolvibile con un atto legislativo rapido e facile.

Due casi: Lia Thomas e Emily Bridges
La ciclista Emily Bridges

L’intervento di Johnson arriva dopo un paio di settimane turbolente, per due casi di atleti transgender nello sport. Uno è quello della nuotatrice americana 22enne Lia Thomas. Il 17 marzo scorso ha vinto il massimo torneo di nuoto delle università statunitensi Ncaa, classificandosi prima nella gara di stile libero. Secondo il commentatore inglese Piers Morgan, Lia, essendo biologicamente uomo, avrebbe un vantaggio fisico enorme rispetto alle altre donne.
La ciclista inglese transgender Emily Bridges, invece, è stata esclusa dai Campionati Nazionali Omnium. «Non è idonea», è stata la sentenza dell’Unione ciclistica internazionale (UCI), che ha posto un veto in quanto il profilo dell’atleta non rispetta tutte le linee guida. Nel 2020 aveva fatto coming out in un’intervista a Sky Sports e durante il trattamento ormonale aveva continuato a correre nelle competizioni maschili.

La risposta del British Cycling

«Riconosciamo la decisione dell’UCI in merito alla partecipazione di Emily, tuttavia riconosciamo pienamente la sua delusione per la decisione odierna». Così ha commentato il British Cycling, che ha poi invitato gli organi sportivi a formare una coalizione per chiarire i parametri di accesso e di partecipazione degli atleti transgender.

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