Banda larga in tutta Italia entro il 2026, Colao accelera sul digitale

‹‹Digitale per una vita più facile, più sana e più inclusiva e per un’Italia più forte e sicura nel contesto internazionale››. Il ministro dell’Innovazione Vittorio Colao, in audizione di fronte alle commissioni del Senato riunite, ha affermato che l’Italia, per recuperare il proprio gap digitale e tornare leader nel settore dell’innovazione, deve porsi ‹‹obiettivi ambiziosi››, puntando ad estendere la banda larga su tutto il territorio entro il 2026. Il traguardo, secondo l’ex amministratore delegato di Vodafone, è raggiungibile con una corretta allocazione delle risorse provenienti dal Next Generation UE. ‹‹Grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, vogliamo far sì che l’Italia non solo recuperi il terreno perso, ma sia tra i primi Paesi a realizzare il Digital Compass già nel 2026››.

Il Digital Compass europeo

Il Digital Compass è la “bussola digitale” ideata dalla Commissione europea per guidare l’Unione verso l’orizzonte della sovranità digitale, traguardo fondamentale per garantire un futuro strategico al Vecchio Continente, in affanno nel rincorrere il duopolio globale sino-statunitense. Nei suoi piani, Bruxelles ambisce ad una digitalizzazione pressoché piena entro il 2030. Essere all’avanguardia nella realizzazione del progetto europeo, potrebbe davvero costituire un vantaggio competitivo per l’Italia. Secondo Colao, infatti, la “svolta digital” potrebbe essere sfruttata dal Belpaese come propulsore generale per l’economia nazionale. In particolare, sono tre i punti sottolineati dal ministro: ‹‹il digitale come garanzia di opportunità, inclusione e coesione territoriale; come nuovo modo di lavorare, fare impresa, ed essere pienamente cittadino; come strategia industriale e geostrategica competitiva, chiaramente in ottica europea ed atlantica››.

Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale nel Governo Draghi
L’Italia può anticipare tutti

L’obiettivo è allora estendere la banda larga su tutto il territorio con quattro anni di anticipo rispetto ai partner europei. Il governo, fa sapere Colao ‹‹sta innanzitutto verificando la dimensione degli investimenti effettivamente necessari, incrementando sensibilmente quelli originariamente previsti ed esaminando il programma di implementazione per garantire che gli interventi siano realizzati nei tempi e nei modi previsti, cercando di recuperare il ritardo accumulato››.
Per trasformare le ambizioni in realtà, tuttavia, ‹‹Non sono più ammessi ritardi››.

Il ruolo di CDP e Tim

Il dossier Rete unica, che prevede la sinergia di Cassa Depositi e Presti (CDP) e Tim nel collegare il Paese intero con la banda larga, dunque, va sbloccato in fretta: ‹‹Se vogliamo essere in testa al gruppo non ci possiamo permettere di perdere neanche un solo anno››. Per questo, spiega il ministro Vittorio Colao ‹‹lavoriamo su un piano B che è spingere su 5G e Fixed Wireless Access (Fwa), favorendo anche aggregazioni commerciali e tecniche in grado di superare l’impasse. CDP può avere un grande ruolo per arrivare alla copertura nel 2026 – conclude il ministro – strumenti e forme societarie si possono studiare.››

Non solo la rete unica

Il problema, tuttavia, non è solo infrastrutturale, ma riguarda anche la fruizione dei servizi digitali che la rete offre: ‹‹In totale, sono circa 16 milioni le famiglie (il 60% del totale) che non usufruiscono di servizi Internet su rete fissa o non hanno una connessione fissa a banda ultra larga». È un dato di fatto che buona parte della popolazione non utilizzi, o non sia a conoscenza di servizi online già esistenti come l’identità digitale (Spid) o il fascicolo sanitario elettronico.

La P.A. come alleato

Allora, per incentivare gli italiani a sfruttare la rete, secondo Colao, occorre la collaborazione tra il ministero dell’Innovazione tecnologica e quello della Pubblica Amministrazione: ‹‹Bisogna ribaltare la narrazione della P.A. come una realtà inaccessibile, occorre che questa divenga alleata dei cittadini». Per fare ciò, il ministro auspica la pronta realizzazione dell’interoperabilità tra le banche dati pubbliche, così che i cittadini possano fornire i propri documenti agli uffici un’unica volta per tutte. Questo passaggio velocizzerebbe la comunicazione tra istituti pubblici ottimizzando i tempi dei processi burocratici, e, aspetto non secondario, semplificherebbe notevolmente la vita degli utenti.

Alessandro Bergonzi

Giornalista praticante

Nato a Roma, cresciuto a Imperia. I libri di Terzani mi hanno insegnato a sognare e una laurea in Giurisprudenza mi ha permesso di riflettere. Mi piace scrivere di geopolitica, indagare e approfondire tutto ciò che non è lineare.

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