Taiwan e Cina: gli scenari dopo le elezioni

Lai Ching-te Taiwan

Lai Ching-te, del Partito Progressista Democratico, ha vinto le elezioni a Taiwan sabato 13 gennaio. Una vittoria schiacciante con il 40% dei voti, come riportato dal sito del governo del paese. Conduce il suo partito, il DDP, al potere per la terza volta consecutiva. Va tenuto a mente, però, che sabato non si votava soltanto per le presidenziali, ma anche per il parlamento (Yuan), per il quale nessun partito ha ottenuto la maggioranza. Infatti, il DDP, ha ottenuto 55 seggi su 113. Questo significa che Lai Ching-te ha vinto senza la maggioranza parlamentare.

Cosa succede ora? 

Maggioranza parlamentare o meno poco importa. Lai era il favorito fin dall’inizio della campagna elettorale, ma era anche colui che destava maggiore interrogativi in ambito internazionale. Lai, infatti, sponsorizza l’indipendenza di Taiwan dalla Cina. La sua vittoria può cambiare gli equilibri internazionali? Sicuramente la preoccupazione intorno a queste elezioni è tanta.

Lai Ching-te Taiwan
Il presidente di Taiwan Lai Ching-te

Allo stesso tempo, lo stesso Lai ha cercato di tranquillizzare i taiwanesi fin dall’inizio della campagna, sostenendo che non ci fossero intenzioni di modificare i rapporti con la Cina. Ovviamente, appena tre ore dopo l’esito dei risultati il governo cinese si è esposto, dichiarando che questi risultati rallentano soltanto il processo di riunificazione con la madrepatria Cina.

Taiwan: uno stato a riconoscimento limitato

Ma facciamo un passo indietro. Taiwan è uno stato non riconosciuto da tutti gli stati mondiali. Viene chiamato Repubblica Cinese. Quella tra Cina e Taiwan è una battaglia che va avanti dalla metà del 900, ma senza trovare un reale compromesso. Si comprende quindi come le elezioni di sabato 13 gennaio rappresentino un punto di svolta importante in ambito internazionale ed economico.

Ad oggi, sono 12 i Paesi che riconoscono ufficialmente lo stato di Taiwan: Guatemala, Belize, Haiti, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent, Grenadine, Isole Marshall, Palau e Tuvalu. Lo Swaziland è l’unico alleato africano e Città del Vaticano l’unico in Europa.

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Le due bandiere di Cina e Taiwan. Le tensioni tra i due Paesi sembrano peggiorare di anno in anno.

Definita da Pechino provincia “ribelle”, l’autonomia di Taiwan mette in discussione la posizione politica detta “una sola Cina”. Infatti, secondo questo principio, esisterebbe solo un unico grande stato che include la Cina continentale, Hong Kong, Macau e Taiwan. La Repubblica Popolare Cinese, inoltre, richiede che le nazioni interessate ad intrattenere scambi con il loro stato debbano accettare la One China policy. Per via di questa particolare situazione Taiwan è membro solo di poche organizzazioni internazionali, come l’Apec e l’Organizzazione mondiale del commercio, dove lo stato è chiamato “Cina Taipei” o “Taipei cinese”.

Ma Taiwan è anche punto di scontro tra Cina e Stati Uniti. Proprio per la volontà degli USA di rafforzare la partnership militare e commerciale con l’isola, ma non solo. Con la Taiwan policy act gli americani stanno lavorando per rafforzare le capacità di difesa dell’isola, designando il paese come importante alleato non-NATO.

 

A cura di Vittoria Fassola e Francesca Neri

Vittoria Giulia Fassola

Classe 2001. Ligure e anche un po' francese. Laureata in International Relations and Global Affairs, all'Università Cattolica di Milano. Mi interesso di politica estera e di tutto ciò che penso valga la pena di raccontare. Il mio obiettivo? Diventare giornalista televisiva.

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