Trump minaccia nuovi dazi sul Made in China

Trump minaccia nuovi dazi, le borse asiatiche precipitano - MasterX

Le Borse asiatiche affondano di pari passo con gli indici economici della Cina. A generare il forte calo sarebbero state le nuove minacce da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: dazi al 25% per le importazioni di beni made in China per oltre 200 miliardi di dollari.

Il Tycoon ha affidato il suo sfogo ad un tweet, annunciando che i dazi attualmente al 10% aumenteranno fino ad attestarsi sul 25%: nel processo verranno tassati circa 325 miliardi di prodotti cinesi che fino a questo momento erano esenti dai nuovi dazi.

La Cina, secondo Trump, sarebbe rea di frenare le trattative che durano dallo scorso novembre, che a sua detta procedono «troppo lentamente». Il suo annuncio avrebbe sorpreso il gigante asiatico, che in risposta starebbe valutando la possibilità di uscire definitivamente dai negoziati e cancellare in toto le trattative commerciali con gli USA.

Mercoledì a Washington è attesa una delegazione cinese guidata dal vicepremier Liu He, per le ultime fasi di contrattazione prima degli accordi. Pechino puntava al raggiungimento di un’intesa entro venerdì, per poi formalizzare gli accordi a fine mese in occasione della visita di Trump in Asia. A questo punto, però, il banco rischia di saltare.

In seguito alla vicenda anche gli indici azionari statunitensi hanno registrato un rosso del -2%, ma sono state decisamente le Borse asiatiche a subire le ripercussioni più forti: l’indice composite di Shangai è crollato del 5,58%, mentre quello di Shenzhen, dopo aver sfiorato un -8% da record, si è assestato su una perdita del 7,38%. La Borsa di Tokyo continua invece a rimanere momentaneamente chiusa, in conseguenza all’abdicazione dell’imperatore Akihito.

Anche le Borse europee continuano a calare stabilmente, con il timore di una guerra commerciale tra Cina e USA all’orizzonte. Pechino ha però provato a placare le acque, con il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang che si augura una «soluzione a metà strada» con gli USA.

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