Primo maggio, a Milano il presidio dei rider sotto la sede di Glovo

A Milano il corteo dedicato al primo maggio si apre nel segno dei rider. Infatti il primo a parlare alla manifestazione organizzata dai sindacati confederali in piazza Scala è Giuseppe Di Maggio, professione: rider. Giuseppe è una delle diecimila persone che in città consegnano cibo a domicilio. «Chiediamo alle aziende – dice Di Maggio – la copertura assicurativa e soprattutto un contratto vero. Non siamo liberi professionisti che lavorano quando vogliono e non siamo nemmeno i ragazzi delle pizze che fanno consegne per racimolare qualche soldo. Noi con questo lavoro sosteniamo le nostre famiglie, siamo la nuova frontiera dei diritti negati». Giuseppe lavora per Deliveroo ma la questione riguarda tutte le società che si occupano della consegna a domicilio di cibi e bevande, tant’è che Di Maggio indossa la giacca di Deliveroo e la maglietta di Glovo.

I rider hanno deciso poi di ritrovarsi sotto la sede di Glovo Italia in viale Monza, chiedendo un incontro con i dirigenti e lasciando una bicicletta incidentata per poi raggiungere il concentramento in piazza Morbegno intitolato Occupy Mayday, Occupy the future dedicato al precariato, con i centri sociali.

A migliaia in mattinata hanno preso parte alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil. Pensionati, studenti, lavoratori dipendenti, precari e disoccupati. Tutti accomunati dalla necessità di difendere il diritto al lavoro. Il diritto a una pensione giusta per chi ha lavorato tanto, il diritto a un lavoro stabile per chi è sempre in bilico, il diritto a un lavoro per chi lo ha perso o non lo ha mai avuto. In piazza della Scala gli interventi dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Elena Lattuada, Ugo Duci e Danilo Margaritella.

«Un ringraziamento va a coloro che con il loro lavoro rendono la città migliore, competitiva e forte perché la fanno funzionare – afferma Massimo Bonini, segretario generale della Cgil di Milano – La città guardi a loro e la politica ricominci a parlare di Lavoro pensando ai più deboli e fragili. Giovani e donne su tutti, ma anche chi non ha un lavoro va aiutato con percorsi seri di reinserimento. Lo diciamo da tempo e bene ha fatto il sindaco Sala a ricordare tutto questo, ieri, con il suo video su Facebook».

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