Valeriano Musiu è il nuovo ospite di Tomalet. Allievo del biennio 2021-2023, Valeriano ha portato la Fiamma Olimpica a Mandello del Lario, nel lecchese. Oggi scrive per il magazine Materia Rinnovabile dove si occupa di temi legati all’economia circolare e alla transizione ecologica. Ha svolto gli stage del Master a Il Giorno, al primo anno, e nella redazione economica del Corriere della Sera, con cui ancora collabora, al secondo.
Qual è stata la strada che ti ha portato a diventare tedoforo per le Olimpiadi di Milano Cortina?
L’iniziativa è nata qualche mese fa mentre lavoravo al Corriere della Sera, per l’inserto Pianeta 2030, che si occupa di tematiche legate alla sostenibilità ambientale. Seguivo un progetto di Coca-Cola, partner storico delle Olimpiadi, che aveva l’obiettivo di ridurre il consumo di plastica. Ero andato a Parigi per raccontare l’iniziativa ed ero rimasto in contatto con l’azienda. Qualche mese fa mi ha scritto l’ufficio stampa per segnalarmi che c’era la possibilità di candidarsi come tedofori. Così mi hanno dato lo spunto per partecipare, ma non c’è stato niente di più oltre alla possibilità di mandare l’application.
Quali erano i requisiti per candidarsi?
Nel processo di application c’erano una serie di domande legate ai valori che avrei voluto rappresentare come tedoforo. E dato che mi sto occupando molto di sostenibilità con il mio lavoro da giornalista ho puntato molto su questo e poi è andata bene.
Com’è stata questa esperienza?
È stata un’esperienza molto emozionante. Io non sono una persona particolarmente appassionata di sport in generale, neanche giornalisticamente, quindi è un mondo molto lontano da me. Però è stato interessante vedere come, in realtà, anche questo mio “non interesse” abbia contribuito alla mia partecipazione, perché ci hanno spiegato che volevano puntare su persone diverse tra loro.
E chi erano gli altri tedofori?
Insieme a me c’erano sia persone anziane, sia persone molto più giovani, e anche una persona con disabilità. Tra gli altri c’era anche la rettrice dell’Università Iulm, Valentina Garavaglia. Insomma si notava di sicuro un’attenzione molto forte all’inclusività. Ci è stato spiegato che sarebbe stato bello il simbolo del passarsi la fiamma l’uno con l’altro e mettere in comunicazione persone diverse. I tedofori sono in totale 10 mila e 1, e quell’uno vuole rappresentare sia l’unicità di ciascuno di noi sia l’insieme di noi tutti. È stata un’emozione molto forte
Tornando al lavoro di giornalista, qual è stato il tuo percorso formativo?
Prima di arrivare al giornalismo ho fatto diverse cose. Ho studiato Lettere moderne all’Università di Bologna, triennale e magistrale. Durante l’università ho vissuto anche un periodo di scambio in California all’Università di Santa Barbara, sempre su temi legati a letteratura inglese, ma in quegli anni ho studiato anche cinema. Poi ho cominciato a lavorare in una casa di produzione televisiva, che all’epoca si chiamava Magnolia e che oggi si chiama Banijai, su vari programmi di intrattenimento come Pechino Express.
E come sei arrivato al giornalismo?
Dopo, per un periodo ho lavorato in agenzia come copywriter, quindi facevo comunicazione aziendale. Poi sono stato tre anni in RAI: ero quello che loro chiamano assistente programmi, che è una sorta di producer. E lì ho avuto la fortuna di lavorare anche al Tg3. Così ho capito di essere un po’ dalla parte sbagliata della barricata. Quindi ho fatto le selezioni per il master e mi hanno preso. Ho dato le dimissioni in RAI e ho iniziato il Master in giornalismo.
Dove hai svolto gli stage del Master?
Il primo a Il Giorno, perché mi piaceva molto l’idea di seguire la cronaca, di stare con i piedi per terra e andare in giro. In due mesi sono passato dal sito alla redazione social, fino ad arrivare nelle ultime settimane al cartaceo. Invece per il secondo stage ho scelto di andare alla redazione economia del Corriere: lì sono stato sia al sito sia all’edizione cartacea.
Dopo la Scuola dove hai iniziato a lavorare?
Ho finito lo stage alla redazione economia del Corriere della Sera a novembre 2023 e da gennaio del 2024 ho cominciato a lavorare all’inserto Pianeta 2030 del Corriere, dove sono rimasto fino a giugno dell’estate scorsa. Poi ho avuto un periodo di sostituzione estiva sempre al Corriere nella redazione social, ma continuo comunque a collaborare con l’economica.
E invece adesso?
Adesso sto lavorando in una rivista che si chiama Materia Rinnovabile, che si occupa di tematiche legate all’economia circolare e alla transizione ecologica. È un magazine che ha sia il sito, che aggiorniamo quotidianamente, sia il magazine bimestrale. Lì mi occupo soprattutto della parte social.
Qual è stato il momento più difficile del tuo percorso?
Uno dei momenti più difficili è stato di sicuro quello che è venuto prima del giornalismo. Dare le dimissioni da un posto dove avevo un contratto a tempo indeterminato per fare un Master penso sia stata una delle scelte più coraggiose che potessi fare. Ma dico la verità, la rifarei cento volte. A posteriori penso di essere stato un folle, però ne è valsa la pena.
Qual è la lezione più importante che hai imparato al Master?
Buttarsi. Buttarsi in qualunque cosa venisse proposta e soprattutto imparare a proporre qualunque cosa mi venisse in mente. La cosa più bella del Master è la possibilità di sperimentare e di farlo in un contesto protetto, ma comunque già professionale.
Oggi che cosa diresti al Valeriano che si doveva iscrivere al Master e che non era convinto?
Gli direi: “Hai fatto bene a fidarti. Hai fatto bene ad avere il coraggio di mollare il conosciuto per esplorare l’ignoto”.
Non possiamo non chiederlo, seguirai le Olimpiadi?
Si, seguirò sicuramente le Olimpiadi, ma probabilmente con un’attenzione che non ho mai avuto prima.