Marcello Astorri, dal calcio dilettantistico all’economia de Il Giornale: «Ho seguito un sogno»

Marcello Astorri, è il nuovo ospite di Tomalet, la newsletter del Master in Giornalismo dell’Università IULM. Allievo del biennio 2016-2018, ha iniziato raccontando le partite di calcio dilettantistico per un quotidiano locale. Ha svolto il primo stage a Lettera 43 e il secondo a Il Giornale. Oggi, è proprio lì, nella redazione economica.

Qual è stato il percorso formativo per diventare giornalista?

«Ho iniziato nel 2011, mentre frequentavo l’università a Parma e scrivevo le cronache delle squadre locali di calcio per un quotidiano di Piacenza. Poi ho collaborato con un sito di sport e un paio d’anni dopo mi sono iscritto al Master in giornalismo della Iulm. Nel frattempo ho fatto altro: ho lavorato in un’azienda elettromedicale e nell’ufficio di famiglia che si occupa di amministrazione dei condomini. Poi ho lasciato tutto per dedicarmi al master. Ero convinto di voler fare il giornalista, ma a livello locale senza la scuola è molto limitante e soprattutto non riesci a mantenerti solo con quello, quindi ho fatto il test».

Dove hai svolto gli stage della Scuola?

«Ho fatto il primo stage a Lettera 43, una testata online che si occupava principalmente di politica ed economia. Per il secondo invece sono andato a Il Giornale e ho chiesto di essere nella redazione economica. Al Master avevo seguito il corso di giornalismo economico con Roberto Rho e l’argomento mi aveva molto incuriosito».

Ed è stata una buona scelta?

«Assolutamente sì. Non ci sono molti giornalisti economici e vale la pena investire su questo.  Nella redazione economica del Giornale mi sono trovato molto bene e anche i colleghi erano contenti, ma al momento non potevano assumermi. Mi hanno però aiutato a trovare un posto nel gruppo BFC media, editore di Forbes. Lì scrivevo per l’online e avevo una trasmissione tv, Forbes Leader, in cui in sostanza intervistavo gli imprenditori. Dopo 3 anni e mezzo, nel 2022 mi ha richiamato Il Giornale, sempre all’economia». 

Dal calcio all’economia: ci sono analogie?

«Sono settori concettualmente diversi che però hanno tanti punti in comune. Hanno entrambi delle terminologie, un lessico specifico, che non puoi sbagliare. Nello sport forse puoi permetterti più colore rispetto all’economia. Se racconti una partita di calcio puoi essere creativo nel descrivere un’azione, i tifosi, le reazioni e questo nell’economia non puoi farlo. Ma un professionista formato è in grado di passare da un settore all’altro, perché alla fine il metodo giornalistico si applica ad ogni campo allo stesso modo». 

Scrivere per la carta è sempre stato il tuo obiettivo?

«Io volevo solo fare il giornalista. Poi che questo si declinasse sulla carta, sull’online o sulla televisione mi interessava fino a un certo punto. Volevo lavorare in questo settore perché mi piace il contatto con le fonti, cercare la notizia e ho trovato casa nel giornalismo quotidiano. So che il mondo sta cambiando e i giornali di carta vendono sempre di meno, però non credo affatto che il nostro lavoro sparirà. Semplicemente passerà su altri mezzi, ma io ho lavorato con tutti i media quindi non credo sarà un problema per me. Forse dovrei imparare a usare meglio i social, con cui non ho molta dimestichezza».

Nella tua carriera, qual è stato il momento più difficile?

«Sicuramente l’inizio, perché si guadagna pochissimo e richiede sacrificio. Io andavo a seguire da inviato le partite di calcio, che erano di domenica. In sostanza toglievo tempo ai miei amici e alla mia famiglia per correre dietro a un sogno. Ma quello che guadagnavo non giustificava lo sforzo: lo facevo perché mi faceva sentire vivo, sapevo che stavo costruendo qualcosa. E devo dire che poi ha premiato».

E qual è stato il momento “di svolta”?

«Di certo quando mi hanno assunto ad un quotidiano nazionale. Lì è come giocare in serie A, perché lavori con giornalisti importanti, con esperienza. Da loro puoi imparare molto e anche allargare la tua agenda. Poi se inizi a conoscere a fondo un argomento, diventi un riferimento per le notizie su quell’argomento e le persone iniziano a cercarti. Assorbendo tanto da questo mondo, sono cresciuto parecchio».

Qual è la cosa più importante che hai imparato al Master della IULM?

«Penso che i fondamentali della scrittura siano stati ciò che concretamente mi ha dato una marcia in più. Tutte le correzioni dei docenti del Master ti permettono di crescere e perfezionarti. Quindi quando arrivi in una redazione e scrivi un pezzo tecnicamente corretto, i capiredattori si accorgono che non sei uno da formare, ma un giornalista vero. E questo è un grande vantaggio». 

Cosa diresti al Marcello di qualche anno fa, ancora allievo del Master?

«Gli direi che è sulla strada giusta, che ha fatto bene a non ascoltare chi gli diceva che non era un settore su cui investire. Credo che nella vita sia importante trovare un lavoro che ami, perché solo questo ti permette di spingerti sempre oltre e alzare ogni volta l’asticella». 

Chiara Balzarini

Milanese, classe '98. Laureata in Psicologia Sociale , ho scoperto che il mio futuro è nel giornalismo. Appassionata di cavalli e sport equestri, oggi voglio raccontare il mondo in tutta la sua varietà e complessità.

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