Unicredit verso l’acquisizione di Commerzbank, il governo tedesco si oppone

Si è chiusa ieri l’OPS di Unicredit su Commerzbank. Dopo 2 settimane di riapertura dell’offerta pubblica di scambio, sembra che gli equilibri bancari di due delle banche più importanti del sistema bancario europeo verranno ridisegnati da un’adesione all’offerta superiore alle previsioni.

Le mire di Unicredit sulla governance di Commerzbank

Secondo le prime indiscrezioni, con il 15% delle adesioni – rispetto al 12,5% preventivato – l’esposizione economica complessiva di Unicredit supererebbe ora il 58% del capitale di Commerzbank. Si tratta di una percentuale decisamente superiore a quella del 45%, che secondo gli analisti sarebbe già sufficiente a Unicredit per influenzare la composizione degli organi societari (con la nomina di 10 dei 20 rappresentanti degli azionisti nel Consiglio di sorveglianza in scadenza nel 2027, incluso il presidente il cui voto, in caso di parità, vale il doppio) e indirizzare la strategia futura della banca di Francoforte.

In ogni caso, è evidente fin da ora è che dell’operazione di mercato abbiano beneficiato entrambi gli istituti bancari, che ieri in Borsa hanno registrato una crescita dei loro titoli (del 4% per Unicredit e del 3,22% per Commerzbank).

Il duplice obiettivo industriale di Unicredit

Guardando in piccola scala alle dinamiche degli ultimi mesi, la ragione dell’interesse di Unicredit nell’acquisizione del controllo della governance di Commerzbank risiede nel fatto che il mercato tedesco è oggi il più grande dell’Unione Europea e acquisire il controllo della banca di Francoforte determinerebbe un importante consolidamento della banca italiana in Germania.

Andrea Orcel, AD di Unicredit, all’Università di Palermo per il conferimento della laurea honoris causa in Scienze Economiche e Finanziarie

Tuttavia, considerando l’operazione su larga scala, emerge una strategia ancora più ampia: l’amministratore delegato di Unicredit – Andrea Orcel – ha più volte dichiarato l’intenzione di abbandonare il “nazionalismo bancario” a favore delle fusioni transfrontaliere. «L’Europa deve superare la frammentazione e diventare il terzo blocco economico globale, allo stesso livello di Stati Uniti e Cina», ha dichiarato in occasione della lectio magistralis tenuta martedì all’Università di Palermo, quando ha ottenuto il conferimento della laurea magistrale honoris causa in Scienze Economiche e Finanziarie.

E nell’ottica di una maggiore integrazione economica a livello europeo, l’AD ha parlato di Unicredit come di un esempio virtuoso: un “microcosmo”, «un modello federale, che valorizza le differenze, e mette a fattor comune quanto ci permette di difenderle».

Un progetto articolato in 2 fasi

Per realizzare gli obiettivi industriali di Unicredit, è stato proposto un piano – detto Piano Unlocked – che prevede:

  • investimenti aggiuntivi di 1,7 miliardi di euro finalizzati alla modernizzazione tecnologica
  • il taglio dei costi (con la riduzione di circa 7.000 operatori in Germania)
  • incentivi al prepensionamento e alla formazione del personale
  • la riduzione delle attività poco redditizie.

La seconda fase del progetto prevede infine la fusione di Commerzbank e HypoVereinsbank, la banca di Monaco di Baviera controllata del gruppo Unicredit. Secondo il progetto, la fusione genererebbe un valore aggiuntivo di oltre 1,1 miliardi di euro annui a partire dal 2030, con una capitalizzazione complessiva stimata di 130 miliardi di euro.

L’ultima parola alla BCE

Chiusa l’OPS, si apre ora una nuova fase in cui la Banca Centrale Europea dovrà valutare se consentire a Unicredit di superare il 30% del capitale di Commerzbank. Per decidere la BCE ha a disposizione 90 giorni, durante i quali Unicredit non potrà incrementare ulteriormente le proprie partecipazioni.

“Il tempo è denaro” – come si suol dire – e l’impossibilità per Unicredit di muoversi sul mercato fino alla decisione della Bce, unita alla scarsa propensione alla vendita degli investitori privati e del governo tedesco, rischiano di aumentare la volatilità dei titoli di Commerzbank.

I malcontenti e le resistenze
Commerzbank Tower, sede centrale di Commerzbank a Francoforte, Germania

Tra i principali oppositori all’offerta di Unicredit vi è la CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp, che lo scorso 26 giugno ha inviato una lettera agli azionisti bavaresi con la raccomandazione di non aderire all’offerta della banca italiana. Secondo la manager tedesca, infatti, l’offerta non prevedrebbe un premio adeguato.

Sulla stessa linea anche il governo tedesco, titolare di circa il 13% del capitale. L’offerta – aveva dichiarato l’esecutivo già nel 2025 – sarebbe “aggressiva” e “ostile” e porterebbe con sé la perdita di indipendenza di una banca che ha una posizione strategica per il finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche. Il tutto sommato ad una potenziale riduzione dei posti di lavoro a Francoforte.

Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, diversi membri del Consiglio direttivo della BCE starebbero mostrando “poca comprensione” per la resistenza del governo tedesco, convinti che ostacolare l’operazione avviata da Unicredit intralcerebbe la realizzazione di un’unione bancaria europea. Resta tuttavia da chiedersi se la contrarietà della CEO di Commerzbank e del governo tedesco siano ostacoli realmente superabili per la realizzazione di un’operazione bancaria che avrebbe risvolti particolarmente significativi nel mondo economico e finanziario del Paese.

Alessandra Falletta Ballarino

Giornalista praticante. Mi sono laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano e i miei ambiti di interesse sono la cronaca nera e la cronaca giudiziaria. Mi caratterizzano l’attenzione ai dettagli, la tendenza ad andare oltre le apparenze e il vizio di fare domande. Amo scrivere di storie complicate ed interrogarmi su tematiche scomode.

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