L’integrazione bancaria a livello europeo caldeggiata dalle autorità di Bruxelles, non ha smosso Commerzbank. Il Cda della seconda banca tedesca ha formalizzato in una nota il suo dissenso per l’offerta di acquisto di Unicredit raccomandando ai suoi azionisti di non accettare l’offerta. Non si tratta però di una porta chiusa, ma di un rifiuto condizionato: adeguare il premio ai valori di mercato delle azioni e rifinire il piano di fusione, ora «troppo vago» e «con notevoli rischi». Secondo i tedeschi, gli italiani «sottostimano in modo significativo le perdite di ricavi, sopravvaluta le sinergie e ipotizza un calendario di attuazione irrealistico».
I motivi del “rifiuto”
In una raccomandazione formale agli azionisti, nel rispetto della legge tedesca sulle Opa, il Cda di Commerz ha accusato Unicredit di «inaccuratezza» nelle valutazioni sull’impatto della fusione per i ricavi, risparmi, occupazione e costi di ristrutturazione. Anche i tempi dell’integrazione dei diversi sistemi digitali sono stati giudicati «irrealistici». E le previsioni dell’impatto delle sinergie sono considerate «sovrastimate» e «con una comunicazione fuorviante».
Ciò che però preoccupa più la banca e il governo tedesco – che rimane il secondo azionista – sono gli effetti della fusione. Per l’ad, Bettina Orlopp, questa operazione sarebbe in realtà una proposta di ristrutturazione con un «impatto enorme sul modello di business collaudato e redditizio, che è in grado di offrire ai nostri azionisti prospettive di crescita interessanti». Un effetto dell’acquisizione di Unicredit sarebbe la riduzione della capillarità delle filiali nel territorio, con un impatto negativo sulle relazioni con i clienti, sulla posizione di mercato e flussi di ricavi. La diminuzione della rete internazionale, poi, indebolisce la capacità della banca di supportare in tutto il mondo il Mittelstand tedesco – tutto l’insieme di piccole e medie imprese esportatrici.
La posizione di Unicredit
Sull’entità del premio sono sempre esistiti margini di manovra. L’offerta iniziale dell’ad di Unicredit, Andrea Orcel, ha detto più volte di essere aperto a rivedere il premio. La proposta iniziale, infatti, è stata fatta sul prezzo minimo indicato dalla legge tedesca. Commerzbank argomenta l’inadeguatezza di questa proposta con il fatto che le sue azioni, dopo l’annuncio dell’opa, hanno sempre chiuso con un prezzo superiore al valore dell’offerta.
Per l’istituto di piazza Gae Aulenti, questo però è uno dei pochi punti di accordo con la banca tedesca. In una nota Unicredit ha preso atto della nota del cda, ma «dissente profondamente da molte delle argomentazioni presentate, ritenendole prive di fondamento e di dati a supporto». Intanto la banca di Orcel guadagna posizioni arrivando al 39% di esposizione potenziale. La quota di azioni rimane al 26,77% del capitale, a questi si aggiungono un pacchetto di contratti di scambio e derivati.