Germania in lockdown: è linea dura contro i negazionisti

Berlino. Primo giorno di lockdown totale in Germania, le autorità invitano a mettere i lavoratori in ferie o in cassa integrazione e le strade si mostrano semideserte. Restrizioni già annunciate da una settimana, quelle di Merkel, che si rivelano come un’assunzione di colpa del governo Tedesco: in sostanza, il confinamento leggero, non ha funzionato.

Per il Robert Koch Institute, la massima autorità del Paese incaricata di monitorare l’andamento della pandemia, oggi 16 dicembre si registra il numero più alto di decessi 952 vittime, con 23,427 nuovi contagi.

La Germania resta chiusa, con eccezione dei servizi essenziali e dei generi alimentari; chiusi i negozi al dettaglio e anche le scuole. Folle e resse ai negozi nel giorno di sabato 15 dicembre, finché si attendevano le misure restrittive molti non hanno rinunciato allo shopping.

Linea dura, quindi, per un Paese già provato dall’avanzata del virus SARS-CoV-2 nelle scorse settimane, quando la Cancelliera Angela Merkel aveva lasciato trapelare tutta la sua preoccupazione davanti al Bundestag mutando il suo discorso in un appello a dare ascolto alle richieste degli scienziati, con il richiamo a maggiori restrizioni in vista delle festività di fine anno: «se il prezzo dei mercatini di Natale è avere 500 morti al giorno, allora è un prezzo inaccettabile». Ora i decessi registrati sono quasi il doppio.

Le proteste

Mentre ottanta milioni di tedeschi accettano un confinamento duro, un gruppo di manifestanti si riunisce per protestare contro le restrizioni del Governo in Turingia.

È successo domenica sera. Secondo quanto riportato dal Tabloid Bild le forze dell’ordine sorprendono alcune persone che, con il pretesto di una passeggiata inneggiano slogan negazionisti e vagano senza mascherina per le strade della Turingia. Una marcia di protesta inizialmente tranquilla che si trasforma in una spirale di violenza.

I manifestanti diventano aggressivi nei confronti di una poliziotta e dei suoi colleghi, ne scaturisce un violento diverbio: la manifestazione viene interrotta. Le autorità eseguono cinque arresti e 32 denunce contro pubblico ufficiale.

Il nodo vaccini 

Gli ospedali tedeschi sono in grave difficoltà. Proprio in quella Sassonia dove è esplosa la protesta, i medici sono costretti a scegliere quali pazienti salvare nelle terapie intensive. Complicate anche le situazioni degli ospedali di Dresda e Colonia. L’unica soluzione al collasso sanitario rimane, come per tutta Europa, il vaccino.

Le indiscrezioni vedono l’Agenzia europea per il farmaco dare il via libera al vaccino Pfizer BioNTech. La Cancelliera Angela Merkel si mostra ai parlamentari accorta: è pronta a partire appena l’Ema darà le autorizzazioni necessarie: «vi chiedo di fare questo vaccino, preparato per la prima volta nel mondo dei vaccini su materiale genetico e i risultati della fase 3 hanno dimostrato che funziona».

Il vaccino ora a disposizione è quello a mRNA. «La vaccinazione sarà su base volontaria, non vogliamo introdurre la vaccinazione obbligatoria, ma se non si vaccinerà più del 50 – 60 per cento della popolazione non raggiungeremo l’immunità di gregge e dovremmo portare per un tempo molto più lungo le mascherine. Questo è il nocciolo della questione», conclude Merkel.

In Germania non ci sono le primule progettate dall’architetto Stefano Boeri, bensì grandi centri vaccini capaci di vaccinare 7mila persone al giorno. Il piano prevede centinaia di centri più il supporto di alcune unità mobili. L’obiettivo è quello di avere tutta la filiera predisposta ad entrare in azione così da somministrare simultaneamente milioni di dosi.

 

Rino Terracciano

giornalista praticante e curatore d'arte. Scrive per Masterx-IULM. Ha lavorato e collaborato con Accademie e Istituzioni museali come Académie de France à Rome, Accademia di Francia in Roma, Villa Medici; Museo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch, Napoli.

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