El Salvador, Bukele sarà ancora Presidente a dispetto della Costituzione

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Nayib Bukele fa il bis in El Salvador. Manca ancora la conferma definitiva, ma è quasi certo che ci sarà lui, per la seconda volta, alla guida del Paese centroamericano per il prossimo quinquennio. Del 31 per cento delle schede scrutinate questa mattina dal Tribunale supremo elettorale (Tse), oltre l’85 per cento reca il nome dell’ex Presidente. A renderlo noto lo stesso Bukele con un post su X dal tono esultante.

La Magna Charta del piccolo Paese centroamericano non prevedeva la possibilità di un secondo mandato presidenziale. Ma le elezioni di domenica 4 febbraio hanno confermato il 42enne “dittatore più cool del mondo” – così nella sua bio su X – nel suo ruolo. Bukele ha così scavalcato la Costituzione, che impone il divieto a rimanere al governo per più di 5 anni. Come è stato possibile?

Al diavolo la Costituzione

Divenuto Presidente dell’El Salvador nel 2019, Bukele si è distinto fin da subito per il suo impegno a contrastare la criminalità organizzata nel Paese. Il progetto di costruzione di una prigione con oltre 40mila posti disponibili ha dato il via a una politica securitaria molto austera. Durante il suo governo, si sono verificati arresti arbitrari nei confronti di persone ritenute connesse alle gang del narcotraffico. In parecchi casi, il processo si è svolto. E non è stato formulato alcun capo d’accusa.

La sola presenza di un tatuaggio sospetto o una denuncia anonima hanno comportato l’arresto o la detenzione preventiva di persone. Sono state anche aumentate le pene per i crimini di questo tipo. Fino a 20 per la mera appartenenza a una banda, invece che 2 o 3. Come conseguenza del pugno duro adottato dall’esecutivo, il tasso di criminalità nel Paese è calato drasticamente, passando dai 53 omicidi per 100mila abitanti del 2018 (tra i più alti a livello mondiale) ai 2,4 del 2023.

Immagine di San Salvador, capitale di El Salvador Bukele
Scorcio di San Salvador, la città capitale di El Salvador

Nel corso degli anni, Bukele ha accentrato sempre più il controllo dello stato nelle proprie mani. Nel maggio del 2021 ha rimosso dall’incarico tutti i giudici della Corte Costituzionale, compreso il Procuratore Generale, in quanto responsabili di inchieste sul suo conto e su quello dei suoi ministri. Al loro posto, l’Assemblea Nazionale, schierata con il Presidente, ha eletto in maniera illecita figure vicine a Bukele.

Potendo contare su persone della sua schiera, Bukele ha quindi messo mano alla Costituzione nel settembre del 2021. Ha modificato l’articolo che vietava la rielezione del Presidente, rendendola possibile, purché non sia esercitato l’incarico nel periodo immediatamente precedente le nuove elezioni. Tale emendamento, sebbene in contraddizione con altri sei articoli della Costituzione, ha ricevuto l’approvazione della Corte. E ha spianato la strada del secondo mandato a Bukele.

Libertà sacrificata alla sicurezza

Durante i cinque anni del suo operato, con Bukele l’El Salvador ha completamente cambiato faccia. A fronte di una rinnovata sicurezza nel Paese, sono state compiute diverse violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione, e la situazione economica è regredita. Come denunciato da Amnesty International, il 2 per cento dei cittadini è in galera e oltre il 25 per cento vive sotto la soglia della povertà. Senza considerare la dilagante corruzione nelle alte sfere politiche e amministrative.

Ciononostante, il tasso di favore nel Paese è molto vicino all’80 per cento. Congelando il piccolo stato centroamericano in un prolungato Stato d’emergenza durato quasi due anni, Bukele ha ripulito l’El Salvador dai problemi legati al narcotraffico. Smantellando le città dalla piaga delle gang, è riuscito ad accattivarsi il consenso della popolazione, per decenni vessata da violenze ed estorsioni condotte dai narcos ai loro danni.

Parecchi salvadoregni, liberati dal giogo delle bande, si sono mostrati riconoscenti nei confronti del loro Presidente. E, trascinati da una propaganda mediatica molto efficace messa in atto da Bukele sui social, hanno smesso di badare ai caposaldi della democrazia – calpestati dal potere politico e giudiziario – e alla crisi economica in atto per abbracciare le promesse securitarie dell’esecutivo.

Alessandro Dowlatshahi

Classe 1998, ho conseguito la Laurea Magistrale in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano, chiudendo il mio percorso accademico con un lavoro di ricerca tesi a Santiago del Cile. Le mie radici si dividono tra l’Iran e l’Italia; il tronco si sta elevando nella periferia meneghina; seguo con una penna in mano il diramarsi delle fronde, alla ricerca di tracce umane in giro per il mondo.

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