Unesco: Oceani mappati per l’80% entro il 2030

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L’Unesco – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – ha fissato la mappatura per l’80 % dei fondali oceanici come grande obiettivo da raggiungere entro il 2030. Tutti gli Stati facenti parte dell’Onu sono chiamati ad intervenire dando il proprio contributo. Insieme a loro, anche l’aiuto proveniente dalla partecipazione del settore privato è considerato necessario per raggiungere questo risultato così ambizioso. Importante, ad esempio, la messa a disposizione dell’archivio cartografico posseduto da Stati e da privati, considerato un fattore fondamentale per proseguire in questa avventura

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Unesco, simbolo

Nel 2017 è stato lanciato un programma in collaborazione con la Nippon Foundationorganizzazione con base in Giappone, operante senza fini di lucro. Questa iniziativa ha portato a mappare un’area più ampia di fondali oceanici, arrivando a registrarne il 20%. Il punto di partenza era un 6%, valore basso, ma pur sempre meglio di nulla per prendere lo slancio verso mete ancora più alte.

Il decennio Onu delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile

I fondali oceanici sono ricchi di specie marine sconosciute, che devono ancora essere scoperte, oltre che di tanti altri tesori nascosti. Questa consapevolezza acquista oggi ancora più valore, in quanto ci troviamo nel decennio che l’Onu ha deciso di dedicare alle Scienze Oceaniche per lo sviluppo sostenibile. Dal 9 all’11 febbraio si è tenuto uno degli eventi più importanti in questi dieci anni di immersione nella salvaguardia dei nostri mari: il One Ocean Summit – organizzato nella città della Bretagna francese, Brest.

Secondo la Commissione oceanografica intergovernativa (COI, IOC in inglese) l’investimento complessivo calcolato per agire nel migliore dei modi sarà di cinque miliardi di dollari (circa 4,4 miliardi di Euro). Considerando l’anno 2030 come termine per raggiungere l’obiettivo di mappare il 20% dei fondali, si tratta di quasi 625 milioni all’anno.

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One Ocean Summit 2022; Credit: Flickr
Tecnologia di supporto

Tutto servirà per poter mettere a disposizione strumenti innovativi. L’ambizione di salvaguardare sempre più gli oceani è accompagnata da una costante innovazione degli strumenti tecnologici. Grazie ad essi, è possibile rendere il processo di mappatura sempre migliore. Ad esempio, la rilevazione contemporanea della profondità dell’acqua in più punti e in diverse direzioni è un traguardo raggiungibile grazie ai sonar moderni, anche pilotabili a distanza. Inoltre, anche navi dedicate allo svolgimento delle procedure legate a questa iniziative saranno fornite dall’Unesco.

Oltre cento Paesi per salvare gli oceani

Oltre 100 paesi si sono riuniti a Brest in questa sessione del One Ocean Summit, con l’ottica di rendere questo 2022 «un anno decisivo» e in cui prendere «impegni chiari e fermi» queste le parole di Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese.
Gli occhi sono già puntati sui futuri appuntamenti, come la Conferenza Onu sull’Oceano, che si terrà a Lisbona a giugno, e la Cop27 a Sharm-El-Sheikh, in Egitto, in autunno.

Un polso di ferro è stato mostrato nel combattimento alla pesca illegale, unito alla lotta contro l’inquinamento dei mari causato della plastica. Oggetto di discussione anche la protezione delle acque internazionali. L’Unione Europea ha posto come obiettivo da raggiungere entro la fine dell’anno, in accordo con altre 16 nazioni, lo stabilire un’intesa globale per la regolamentazione dell’uso sostenibile del mare. 

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Rifiuti in mare

Biodiversità da proteggere

L’intenzione è quella di preservare la biodiversità delle acque che si trovano oltre la giurisdizione di ogni Paese. 22 armatori europei hanno deciso di puntare alla riduzione di emissioni, residui e scarichi di petrolio, oltre che del rumore subacqueo. Inoltre, entro il 2025 il Mar Mediterraneo potrebbe diventare un’area a basso contenuto di zolfo.

Molti paesi si sono uniti al programma ambientale delle Nazioni Unite per aiutare imprese e governi al passaggio da un’economia circolare. L’idea sarebbe quella di puntare al riciclaggio o a riutilizzare il 100% della plastica, con nove milioni di tonnellate negli oceani ogni anno. Per ridurre questo ammontare di rifiuti sono stati stimati circa 4 miliardi di euro di finanziamento entro il 2025.

Fondali marini e uomo: un legame profondo

L’analisi approfondita dei fondali marini e la loro mappatura sono processi che vanno ad impattare positivamente sulla vita degli esseri umani, oltre che delle specie marine.
I dati ottenibili da queste ricerche sono fondamentali per capire come funzionano le correnti e le maree, come i sedimenti vengono trasportati e come sono posizionate le faglie oceaniche.

Le informazioni che si possono raccogliere possono aiutare nella previsione di terremoti e tsunami e – nel caso si manifestino – in una loro gestione più efficace. Possibile anche realizzare una quantificazione di risorse ittiche disponibili e di posti da salvaguardare.

Il tema del cambiamento climatico viene chiamato in causa, in quanto lo studio dei fondali renderà possibile in futuro definire quali saranno gli effetti che si riverseranno sulle diverse specie e sull’ambiente. I fattori causanti potrebbero essere, ad esempio,  l’aumento delle temperature e l’innalzamento del livello dei mari.

Un Oceano di passi avanti

L’Unesco stima di inserire le scienze oceaniche all’interno dei programmi scolastici entro l’anno 2025. «Se lo vogliamo proteggere, dobbiamo insegnare come fare», ha spiegato il Direttore Generale dell’Unesco, Audrey Azoulay.
Entro il 2023 verrà lanciato uno strumento di monitoraggio, che sarà valido su base mondiale. Grazie ad esso ogni passo guadagnato in questa ricerca potrà essere tracciato e preservato. Come ha dichiarato il Vicedirettore dell’Unesco a capo dello IOC, Vladimir Ryabin: «Questa mappa mondiale del fondale marino sarà una delle eredità lasciate dal decennio dedicato agli oceani».

 

 

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