Onu, approvato il cessate il fuoco a Gaza con l’astensione USA

Il 25 marzo, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Cds) ha approvato la prima risoluzione sul cessate il fuoco a Gaza, superando uno stallo di cinque mesi in cui gli Stati Uniti hanno più volte posto il veto sull’approvazione dell’atto. Il testo è passato con 14 voti favorevoli e l’astensione di Washington. La mancata condanna di Hamas ha provocato l’ira di Benjamin Netanyahu che ha annullato il viaggio della delegazione israeliana negli Stati Uniti e ritirato la delegazione di Tel Aviv dai negoziati di Doha.

La risoluzione

Le trattative sono state serrate. Nella scrittura di una risoluzione delle Nazioni Unite anche un piccolo dettaglio può cambiare tutto. Aggettivi, virgole, sostantivi. Tutto deve essere accuratamente scelto per essere il più preciso e meno fraintendibile possibile. È così che dopo ore di confronto i 15 membri del Consiglio di Sicurezza sono riusciti a raggiungere un compromesso che andasse bene alle parti e che fosse adatto all’astensione degli USA.

Il risultato finale è stata la richiesta di un «cessate il fuoco immediato per il Ramadan rispettato da tutte le parti che conduca a un cessate durevole e sostenibile, oltre al rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell’accesso umanitario».

 

 

Gli Stati Uniti non hanno votato in favore per due motivi principali. Il primo è che il testo non condanna l’attacco di Hamas del 7 ottobre, richiesta irrinunciabile per Washington. Il secondo è il legame tra rilascio degli ostaggi e stop degli scontri, che deve essere la condizione fondamentale per pensare a una tregua. I delegati a stelle e strisce sono stati però accontentati nella definizione del cessate il fuoco. Da un lato, Mosca e Parigi premevano per uno stop “permanente”, dall’altro, gli USA per uno “duraturo” per difendere la possibilità di Israele di continuare a difendersi in futuro.

La reazione di Benjamin Netanyahu è stata furiosa. Il premier israeliano ha definito la mossa come un chiaro segnato di «retromarcia»  che invece di venire incontro a Israele, getta lo Stato Ebraico in una situazione complessa da gestire. Come risultato, Bibi ha annullato la visita a Washington della delegazione israeliana che avrebbe dovuto discutere i piani tattici per l’invasione di Rafah. La mattina del 26 marzo, il governo ha poi ritirato la squadra diplomatica a Doha impegnata nelle trattative con Egitto e Qatar.

Cos’è il Cds e come funzionano le risoluzioni

Il Consiglio di Sicurezza è l’organo esecutivo delle Nazioni Unite, responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza dell’arena internazionale. Regolato dall’art. 23 della Carta di San Francisco, atto fondatore dell’ONU, è composto da 15 membri suddivisi in 5 permanenti e 10 non permanenti.

I membri permanenti sono Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti. Questi Paesi posseggono il diritto di veto, ovvero possono bloccare qualsiasi decisione del Consiglio anche se tutti gli altri membri sono favorevoli. Gli altri dieci membri sono eletti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, rimangono in carica due anni e non possono essere immediatamente rieleggibili. In questo momento, sono Algeria, Guyana, Corea del Sud, Sierra Leone, Slovenia, Ecuador, Giappone, Malta, Mozambico e Svizzera.

Il Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite a New York.

Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono considerate legalmente vincolanti dal diritto internazionale e gli Stati membri dovrebbero essere obbligati a rispettarle. Nonostante questo, l’organo esecutivo dell’organizzazione internazionale non ha i mezzi per poterle applicare direttamente. Il Consiglio può intraprendere misure punitive come sanzioni, embargo e rottura diplomatica per convincere il condannato ad adeguarsi alla risoluzione. E, in casi estremi, può anche ricorrere all’utilizzo della forza. Nonostante ciò, per ognuna di queste iniziative è necessaria una nuova votazione che può ancora essere bloccata da un singolo membro permanente.

Per esempio, Israele è stato già condannato nel 2016 da una risoluzione che obbligava lo Stato Ebraico a non espandere gli insediamenti in Cisgiordania, ma i risultati non sono mai stati raggiunti.

Ettore Saladini

Laureato in Relazioni Internazionali e Sicurezza alla LUISS di Roma con un semestre in Israele alla Reichman University (Tel Aviv). Mi interesso di politica internazionale, terrorismo, politica interna e cultura. Nel mio Gotha ci sono gli Strokes, Calcutta, Martin Eden, Tondelli, Moshe Dayan, Jung e Wes Anderson. In futuro mi vedo come giornalista televisivo.

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