“Heimat. A sense of belonging”, l’omaggio di Armani a Lindbergh

La fashion week di febbraio 2020 si sta rivelando più interessante del previsto anche per chi di moda non è un grande appassionato.

Dopo il lancio dell’edizione digitale di Harper’s Bazaar Italia, anche Giorgio Armani ha voluto fare un regalo ai suoi spettatori oggi, 21 febbraio, alle sfilate e domani, 22 febbraio, a Milano: una mostra di fotografie firmate Peter Lindbergh.

La location non poteva che essere l’edificio Armani/Silos inaugurato nel 2015, ricavato dal preesistente granaio degli anni ’50. La struttura, basata sull’ordine e il rigore, ospita al piano terra la mostra intitolata Heimat. A Sense of Belonging, curata dallo stesso Giorgio Armani in collaborazione con la Fondazione Peter Lindbergh.

Lo stilista ha deciso di omaggiare il grande genio fotografico, venuto a mancare lo scorso settembre a 74 anni, percorrendo i vari decenni del suo lavoro, pubblicato come inedito.

Peter Lindbergh e la sua arte

Nato in Polonia a Leszno, Peter Lindbergh si trasferì poco più che 30enne a Duisburg, luogo a cui rimase legato per il resto della sua vita.
Heimat, infatti, in tedesco significa casa ma è anche qualcosa di più.  È il luogo del cuore, quello a cui si sente di appartenere e per Peter altro non era che il background industriale di Duisburg, accessoriato da fabbriche, nebbia, metallo e cemento.
Ma anche la Berlino anni ’20 aveva lasciato una forte impronta sul lavoro dell’artista: la cruda bellezza è infatti una delle cifre stilistiche del suo occhio.
Per Peter Lindbergh non era sfondo ma protagonista o co-protagonista a seconda delle inquadrature.

Famoso scatto di Peter Lindbergh

Gli incantevoli bianchi e neri sono però passati alla storia nel mondo della fotografia anche e soprattutto per la vera protagonista dei suoi scatti: la donna, sua musa.
Le modelle infatti non dovevano essere perfette anzi, in realtà, cercava di cogliere nelle dee che fotografava proprio quei piccoli difetti che potevano renderle comunque così straordinarie.
La sua visione della femminilità non era quella costruita, acchittata e truccata ma quella androgina. La donna che indossa abiti maschili e che non si siede in modo sensuale scuotendo una lunga chioma di capelli che farebbe invidia anche ad Afrodite. Tutt’altro.

Kate Moss fotografata da Peter Lindbergh

Celebri sono gli scatti dove le sue modelle (poi diventate top model come Kate Moss) indossano camice bianche oversize con capelli spettinati, legati o addirittura gellati, come se fossero tagli da uomo. Eppure nonostante ciò sono sempre apparse di una sensualità eclatante.

Come il fotografo anche Giorgio Armani ha una visione della femminilità che è propensione verso la verità, ed è proprio questo elemento che ha fatto sì che i due artisti potessero differenziarsi da tutti gli altri colleghi nel mondo del fashion, un mare di squali.

«Essere senza tempo è una qualità a cui aspiro personalmente, e che Peter sicuramente possedeva. Con questa mostra all’Armani/Silos voglio rendere omaggio a un compagno di lavoro meraviglioso il cui amore per la bellezza rappresenta un contributo indelebile per la nostra cultura, non soltanto per la moda» Giorgio Armani

Donne androgine, scatto di Peter Lindbergh

Peter Lindbergh, il cacciatore di anime, quello che dava priorità alla personalità dei suoi protagonisti, modificando così gli standard della fotografia di moda e allontanandosi dagli stereotipi di bellezza, che ha pubblicato su decine di riviste importanti quali Vogue, Harper’s Bazaar, Vanity Fair o Rolling Stone e ha realizzato tre calendari Pirelli, sarà in mostra dal 22 Febbraio al 2 Agosto 2020.

Vittoria Frontini

Ho delle voci in testa, così scrivo. Mi sono laureata in Lettere Moderne e attualmente scrivo per MasterX. Essendo cresciuta in un abbraccio artistico ho imparato ad amare l’arte in tutte le sue sfaccettature. Ballo, viaggio e guardo i film di Walt Disney.

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