Una Washington di bandiere blu e rose dei venti bianche ha accolto 32 capi di Stato e di governo per il 75° Vertice della NATO, dal 9 all’11 luglio. Un summit che non celebra solo i tre quarti di secolo dell’Alleanza, accoglie formalmente la neo-ammessa Svezia e designa Mark Rutte come prossimo Segretario Generale, ma si impegna in maniera ancor più forte nei confronti dell’Ucraina, a oltre due anni dall’inizio dell’invasione russa.
Percorso irrevocabile
Nella bozza del documento finale, che già circola negli ambienti giornalistici, si descrive il percorso di adesione di Kiev come «ormai irreversibile». Un chiaro segnale a Vladimir Putin, che continua a porre come condizione per eventuali negoziati la neutralità dell’Ucraina. L’intenzione è di non replicare quanto accaduto a Vilnius lo scorso anno, quando gli alleati si limitarono a dichiarazioni di principio, senza invitare formalmente il Paese nella NATO. Il Segretario Generale in scadenza, Jens Stoltenberg, non mostra il minimo dubbio: «Non possiamo lasciare che la Russia vinca in Ucraina».
Nuovi aiuti
Il vertice è anche l’occasione per riaffermare il sostegno materiale a Kiev. Nello specifico, all’indomani del terribile bombardamento sull’ospedale oncologico pediatrico della capitale (dove l’8 luglio sono state uccise oltre 40 persone, tra cui molti bambini), Stati Uniti, Germania, Italia e Romania hanno siglato un protocollo d’intesa con il presidente Volodymyr Zelensky, impegnandosi a fornire nuovi sistemi di difesa aerea, soprattutto Patriot (Washington intende acquistare tre batterie dismesse dagli israeliani) e SAMP-T.
L’Italia
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato che il nostro Paese fornirà assistenza militare all’Ucraina per 1,7 miliardi di euro nel 2025. Ma sul tavolo c’è anche l’annosa questione delle nostre spese in Difesa. Ancora lontano l’obiettivo alleato del 2% del Pil (nel 2024 dovremmo fermarci attorno all’1,5%). Mancano 10 miliardi l’anno, che il ministro Guido Crosetto vorrebbe poter dispiegare anche subito, a patto che il collega Giancarlo Giorgetti, titolare dell’Economia, convinca Bruxelles a derogare le spese militari dai vincoli del patto di Stabilità europeo. C’è anche, da parte di Meloni, la richiesta di nominare un rappresentante NATO dedicato alla regione mediterranea, sempre più instabile e centrale nel panorama dell’Alleanza.
Nubi nere
Sul vertice pesano due incognite. La prima americana, con la possibile rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca il prossimo novembre. Il tema è caldo, soprattutto dopo le recenti difficoltà fisiche e mentali di Biden. Gli analisti dicono che il Tycoon non ha interesse a sfilarsi dalla NATO, che si limiterà a fare la voce grossa per chiedere il rispetto degli impegni economici.
Ma i dubbi degli europei ci sono, aggravati dai problemi interni al vecchio continente. Il premier ungherese Viktor Orban, presidente di turno dell’Unione Europea per questo semestre, si è lanciato in due missioni diplomatiche, in Russia e Cina, in cui si è vistosamente smarcato dalla linea comune di Bruxelles sulla guerra e la cooperazione con i due giganti orientali. L’ira è forte nelle capitali, tanto che alla riunione dei 27 ambasciatori del 10 luglio qualcuno vorrebbe addirittura revocare il mandato semestrale all’Ungheria. Mossa inedita, ma che dimostra l’evidente gravità della situazione.