L’era dei videogiochi. Twitch e gli streamers sono una nuova realtà

“Smettila di giocare ai videogiochi ed esci un po’”. Quante volte i bambini e i ragazzi si sono sentiti dire questa frase dai propri genitori. E se vi dicessimo che, proprio grazie a quei videogiochi, si può arrivare a guadagnare fino a cinquecento mila euro

La piattaforma viola dello streaming

Nasce tutto nel lontano 2005 quando un ragazzo, di nome Justin Kan, decide di aprire un proprio sito internet chiamato Justin.Tv. In questo blog, Justin, non faceva altro che caricare i propri video realizzati nell’arco dell’intera giornata tramite una telecamera posta sopra la sua testa. Una sorta di video documentario della giornata tipo di Justin. 

Justin Kan e la home page di Justin.Tv

L’ideatore di Justin.Tv ebbe però un lampo di genio realizzando che il suo sito poteva essere allargato a una community più ampia dove chiunque potesse caricare i propri video. Ma non solo. Justin Kan intuì che il suo sito poteva fare il boom se lo avesse trasformato in una piattaforma di live streaming. Le tecnologie degli anni del primo decennio del nuovo millennio non sono paragonabili a quelle odierne, ovviamente, ma Justin e i suoi collaboratori riuscirono a creare un algoritmo che permettesse agli utenti di Justin.Tv di trasmettere video in diretta

Dopo aver diviso la piattaforma in categorie, Justin si rese conto che la più popolare era quella dei videogames. Nel 2011, Justin Kan venne invitato alla Milano Digital Week dove lasciò trapelare la volontà di chiudere Justin.Tv creando una nuova piattaforma completamente dedicata allo streaming dei videogames. Il 6 luglio 2011 viene lanciato ufficialmente Twitch.Tv.

Cosa è e come funziona Twitch  

Twitch, dopo il lancio, è stata acquistata da Amazon per circa 1 miliardo di dollari (900 mila dollari). Tra le pretendenti che volevano mettere le mani su quel tesoro, erano però presenti anche altri colossi mondiali come Google e Yahoo

Il simbolo riconoscibile in tutto il mondo di Twitch.Tv

Su Twitch.Tv chiunque in possesso di una piattaforma di gioco, è libero di registrarsi e aprire il proprio canale. In esso, bastano pochi click per mandare in live una trasmissione. Su Twitch, piano piano, si sono trasferiti inoltre tutti i pro player più famosi già su YouTube. La differenza sostanziale e di base tra le due piattaforme è una: su Twitch non si ha la possibilità di caricare video offline, lo streamer deve essere sempre operativo. 

Questo aspetto ha fatto sì che la figura dello streamer diventasse piano piano una figura professionale a tutti gli effetti. In poche parole, chi vuole diventare popolare nella community di Twitch, deve avere una cadenza fissa giornaliera dove collegarsi su Twitch e giocare. Questo è un fattore interessante ma anche controproducente in caso di imprevisti o mancanze. Se il canale rimane primo di contenuti per qualche giorno, le persone della community potrebbero fare ciò che gli streamers non vogliono, ovvero lo zapping e cambiare canale. 

La vera novità di Twitch però è il rapporto dello streamer con gli utenti della propria community. Rispetto a YouTube e altre piattaforme, Twitch ha sbaragliato la concorrenza grazie alla chat molto interattiva durante le varie live. Lo streamer infatti, oltre a una discreta abilità nel giocare ai videogiochi, deve avere anche la capacità di intrattenere il proprio pubblico. 

Ma come si guadagna su Twitch?

Fondamentalmente le fonti di guadagno su Twitch sono tre: le SUB (subscription), i Bit (valuta virtuale di Twitch) e le donazioni tramite siti collegati direttamente su PayPal. 

  1. Le SUB. Con le sottoscrizioni (traduzione in italiano), gli utenti di fatto si abbonano a un canale. Esistono due tipi di modi per fare le SUB: tramite l’account Amazon Prime ci si può sottoscrivere gratuitamente o, altrimenti, lo si può fare pagando in base a quale opzione di abbonamento si vuole scegliere. Tramite le SUB gli streamers non guadagnano però tutto il denaro versato dagli utenti in quanto una parte va (ovviamente) a Twitch. Come se i pagamenti fossero tassati automaticamente. 
  2. I Bit. I bit non sono altro che la valuta virtuale recentemente introdotta da Twitch per sostituire i soldi veri. Come funzionano? 100 bit possono essere acquistati dall’utente per una cifra intorno a 1,54 euro e poi possono essere donati al proprio streamer preferito. Per lo streamer però, i 100 bit acquistati dall’utente per 1,54 euro, equivalgono a solo 1 euro. Dunque Twitch, dalla donazione, ricaverà 54 centesimi, sempre per delle tasse «nascoste». 
  3. I link esterni. Gli streamers di solito collegano due link esterni al proprio canale che rimandano a due siti di donazioni: Streamelements e Streamlabs. Qui i proprietari dei canali collegano il proprio account PayPal al 90% dove gli utenti possono fare le donazioni. 

Questi sono i guadagni immediati e contabilizzati a fine mese da ogni streamer. Fonti di guadagno terze sono ad esempio le sponsorizzazioni o le vendite, in caso di tanti seguaci, di prodotti del proprio brand. La novità rispetto a YouTube, sempre legata alla community e alle fonti di guadagno, è, come detto, il rapporto più diretto con gli utenti. Tramite i metodi illustrati infatti, ogni qualvolta che l’utente si abbona, dona bit o fa donazioni esterne, nella live appare un’animazione accompagnata da suoni che avvertono lo streamer dell’azione compiuta dall’utente.

Così facendo, il follower risalta nella community, viene notato e viene ringraziato dallo streamer in diretta (sempre che egli nonni trovi in una fase concitata del gioco). Questo modo di fare fa sì che lo streamer venga visto quasi come un amico. Ma quanto si può arrivare a guadagnare in un mese? Lo streamer forse più famoso di tutti, in arte Ninja, ha dichiarato di essere arrivato a fatturare 500 mila $ in un mese tramite le sue live mentre gioca a Fortnite, forse il videogame più giocato al mondo. Questo grazie alla sua community di 6 milioni di persone su Twitch, piattaforma recentemente abbandonata per passare a Mixer dietro un compenso di 50 milioni. Sono però centinaia di migliaia le persone costantemente connesse durante le live. 

L’affermazione dal punto di vista sociale degli streamers ha raggiunto l’apice quando addirittura Michelle Obama, per un’iniziativa di education, chiamò lo stesso Ninja in supporto. Il motivo è presto spiegato: una figura popolare e conosciuta dalla maggior parte dei giovani, aveva maggiori opportunità di successo nel dover far arrivare il messaggio rispetto alla moglie dell’ex presidente USA. 

Un frame che ritrae lo streamer Ninja durante una live

La figura dello streamer è dunque diventata ormai un punto fisso nella società moderna. Le live a loro volta sono ormai un appuntamento fisso nella giornata. Un po’ come quando una volta si accendeva la televisione per ammirare Mike Bongiorno alla stessa ora. Riuscirà Twitch, ma più in generale lo streaming, a cancellare la televisione? 

Roberto Balestracci

23 anni, quasi 24. Laureato in Scienze della Comunicazione, coltivo da sempre la passione per lo sport e per le sue emozioni. Ma non solo. Il diploma in violino al conservatorio di Siena mi permette di collegare i due mondi apparentemente lontani

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