Iran, è davvero la fine della polizia morale?

Controllo di un agente della polizia morale a una guidatrice

Novità dall’Iran. Le recenti dichiarazioni del Procuratore generale Mohammed Jafar Montazeri hanno sorpreso l’Occidente. In un primo momento è sembrato che le autorità di Teheran avessero deciso di abolire la polizia morale, il corpo armato al centro delle contestazioni che da mesi agitano il Paese.

Ma sarà davvero così? Proviamo a capire che cosa è realmente accaduto.

Le parole di Montazeri
Il Procuratore generale Montazeri
Il Procuratore generale Montazeri

Alla domanda sul perché non fosse più operativa, il Procuratore generale Montazeri ha risposto che la polizia morale «non ha niente a che fare con la magistratura, ed è stata abolita da chi l’ha creata». La dichiarazione è arrivata domenica 4 dicembre durante un incontro con il clero nella città santa di Qom. Tuttavia, le autorità iraniane non hanno ancora confermato l’annuncio dell’abolizione della polizia morale e la stessa tv di stato Al-Alam si è affrettata a smentire la notizia. Inoltre, Montazeri non ha specificato se si tratterà di un provvedimento definitivo.

Il Procuratore generale ha anche lasciato intendere che il Parlamento iraniano e il Consiglio supremo della rivoluzione culturale esamineranno entro le prossime due settimane le norme sull’hijab. Infatti, oltre alla polizia morale, anche il velo islamico obbligatorio per le donne è al centro delle proteste cominciate mesi fa con la morte di Mahsa Amini.

Che cos’è la polizia morale

La polizia morale iraniana è stata istituita nel 2005 dal Consiglio supremo della rivoluzione culturale su volontà dell’allora Presidente Ahmadinejad. Ufficialmente chiamata Gasht-e Ershad – in italiano “pattuglie di guida” – è stata creata con l’intento di diffondere la morale del Corano e la cultura della decenza.

Questa raccoglie l’eredità di corpi militari attivi negli anni ’80: le pattuglie Jondollah, appartenenti alla polizia, e quelle Sarollah dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione islamica. Queste prime formazioni erano composte soprattutto da membri del Basij, milizia fondata nel 1979 dall’ayatollah Khomeini per combattere nella guerra contro l’Iraq. Attualmente la Gasht-e Ershad sembrerebbe formata soprattutto da militari di leva e sarebbe divisa in pattuglie di quattro uomini e due donne, coperte dalla testa a piedi con chador neri.

Come opera la polizia morale

La polizia morale si sposta solitamente con piccoli furgoni e presidia i luoghi pubblici più affollati, come piazze, stazioni e centri commerciali. Le pattuglie individuano e fermano presunti autori di reati contro la morale del Corano. Può trattarsi semplicemente di uomini con la barba troppo lunga, ma sono le donne il principale obiettivo dei pattugliamenti. Tra i reati contestati vi sono, ad esempio, l’uso scorretto dell’hijab e l’impiego di rossetti, jeans strappati, gonne troppo corte e abiti non sufficientemente larghi.

Arrestati i trasgressori, la Gasht-e Ershad li scorta in un “centro di correzione” o in una stazione di polizia per sottoporli a una lezione sull’hijab e sui precetti islamici. Solitamente il rilascio avviene il giorno stesso, ma per le donne solo dopo che un familiare maschio giunge sul luogo di detenzione, spesso portando loro abiti più appropriati. In aggiunta, le punizioni possono includere anche multe, flagellazioni o carcere. Frequenti le denunce di abusi da parte delle donne arrestate.

Con la vittoria alle elezioni del 2021 degli ultraconservatori guidati da Ebrahim Raisi, la polizia morale ha assunto un ruolo ancora più pervasivo. In ogni caso, le autorità iraniane hanno sempre trovato difficoltà a far rispettare le norme religiose. Soprattutto dopo l’inizio delle proteste scoppiate in questi mesi nei principali centri del Paese. Ma non sono solo i manifestanti iraniani a mettere sotto accusa la polizia morale: Stati Uniti e Unione Europea hanno emanato sanzioni nei confronti della Gasht-e Ershad e del suo leader a Teheran, Ahmad Mirzali.

Alcune possibili interpretazioni

I principali media di tutto il mondo hanno rilanciato le dichiarazioni del Procuratore generale Montazeri. Tuttavia, diversi analisti hanno avanzato interpretazioni difformi sul senso e sulle conseguenze delle sue parole.

Secondo una prima linea interpretativa, tali dichiarazioni prefigurerebbero una reale apertura nei confronti dei manifestanti. Si potrebbe persino supporre che l’Iran si stia preparando a un piano complessivo di riforme, che potrebbe includere anche nuove norme sull’hijab. Lo stesso Presidente Raisi ha dichiarato che, nonostante la Repubblica iraniana si fondi sui principi costituzionali, «ci sono metodi di attuazione della Costituzione che possono essere flessibili».

Altri osservatori ritengono che non si tratti di un’abolizione definitiva, ma di una temporanea cessazione del suo impiego. In effetti, il ricorso alla polizia morale è già diminuito dall’inizio delle proteste e le regole di decoro religioso sono sempre state alquanto flessibili. Basti pensare al diverso potere assegnato alla Gasht-e Ershad dai diversi governi a seconda del loro orientamento politico.

Alcuni commentatori sostengono invece che, a prescindere dall’abolizione o meno della polizia morale, il governo procederà alla repressione delle proteste. Infatti, le autorità iraniane dispongono comunque di altri metodi per imporre le loro norme morali, come l’espulsione di manifestanti da scuole e università. Montazeri ha poi rimarcato che i tribunali religiosi continueranno in ogni caso a essere attivi. Inoltre, lo stesso capo della giustizia iraniana Gholam-Hossein Mohseni-Ejèi ha annunciato che «le sentenze inflitte per le proteste», comprese le impiccagioni, «saranno presto eseguite». Come afferma la scrittrice iraniana Azar Nafisi: «se domani dicessero “niente più hijab” e “niente più polizia della morale” significherebbe niente più Repubblica Islamica».

Le proteste non si fermano

In ogni caso, anche se la polizia morale dovesse essere davvero abolita, ciò non sarebbe sufficiente a far cessare del tutto le proteste. I manifestanti non si limitano a chiedere la sua abolizione e riforme sull’obbligo dell’hijab. Chiedono piuttosto la fine dello stesso regime islamico. E proprio all’indomani delle dichiarazioni di Montazeri, i manifestanti hanno cominciato tre giorni di scioperi e proteste nazionali. Al momento la fine delle contestazioni sembra essere ancora molto lontana.

articolo a cura di Thomas Fox, Andrea Carrabino

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