Francia: tutti i candidati (e come si vota)

Dopo cinque anni la Francia torna alle urne. Dal 10 aprile 2022 i cittadini potranno scegliere il prossimo Presidente della Repubblica. Le ultime elezioni avevano segnato un radicale mutamento nel sistema politico francese. Il ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen aveva infatti escluso per la prima volta dai giochi le principali famiglie di centrodestra (gollisti) e centrosinistra (socialisti). Anche quest’anno, Le Pen rimane la principale rivale di Macron, ma con una variante in più a destra: Éric Zemmour. Sull’altro versante, è invece molto forte la presenza della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Scopriamo il profilo dei principali candidati e il sistema di voto francese.

Emmanuel Macron
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Emmanuel Macron

Il presidente in carica, stando ai sondaggi, è il favorito per la vittoria finale. O perlomeno l’unico nome certo per il ballottaggio, agevolato dalla debolezza al centro di gollisti e socialisti. Resta da stabilire il suo sfidante. Nato il 21 dicembre 1977 ad Amiens, Macron divide la sua vita tra attività politica e finanza. A 31 anni, è assunto dalla prestigiosa banca d’affari Rothschild & Co di Parigi. In quello stesso periodo si avvicina al Partito socialista. Sostiene François Hollande in occasione delle vittoriose elezioni presidenziali del 2012. Cinque anni dopo, sarà Macron stesso a prendere il posto di Hollande all’Eliseo, fondando un nuovo movimento politico: La République En Marche. Con i suoi 39 anni, è il più giovane presidente nella storia di Francia. Si definisce europeista, socio-liberale e al dì là della classica divisione tra destra e sinistra. La sua riforma delle pensioni è stata duramente contestata dal movimento dei gilet gialli.

Marine Le Pen
Marine Le Pen

Dopo la sconfitta della scorsa volta, Marine Le Pen ci riprova. 53 anni, figlia di Jean-Marie, fondatore del Front National, è la leader della destra nazionalista. Già europarlamentare, prende il posto del padre alla guida del partito nel 2011, portandolo ad una crescita esponenziale dei consensi. Alle elezioni europee di tre anni dopo, il Front National diventa a sorpresa il primo partito del Paese, con oltre il 25% delle preferenze. Forte di questo risultato, Marine conquista il ballottaggio alle presidenziali del 2017. È la nemesi politica di Macron: propone un forte protezionismo in economia e si dichiara euroscettica. Il suo slogan, “Prima i francesi”, riprende quello adottato in Italia da Matteo Salvini. Rispetto a cinque anni fa, potrebbe pagare la vicinanza politica alla Russia di Vladimir Putin. Per ora non ne risente nei sondaggi, cha anzi la danno in crescita nelle ultime settimane. Nonostante l’altra novità a destra…

Éric Zemmour
Éric Zemmour

La mina vagante di queste elezioni. Giornalista, 63 anni, si fa conoscere per la vena polemista dei suoi editoriali su Le Figaro. Nel 2014 diventa un caso editoriale con il libro Le suicide français, oltre mezzo milione di copie vendute in Francia. Le sue idee politiche sono ancora più nazionaliste e identitarie di quelle del Rassemblement National. Tanto da incassare il sostegno di Marion Marechal, la nipote “dura e pura” della famiglia Le Pen. Noto per le sue dichiarazioni controverse, Zemmour è stato accusato varie volte di razzismo e islamofobia. Da quando ha annunciato la propria candidatura nel novembre 2021, si è imposto subito nei sondaggi. Per un periodo, ha anche scalzato Marine Le Pen al secondo posto dietro Macron. Ma nelle ultime settimane, complice una serie di gaffe, è sceso nei consensi. Per rimediare ha provato a lanciare un’alleanza con la rivale di destra. Senza però ricevere alcuna risposta.

Valérie Pécresse
Valérie Pécresse

È la candidata gollista. 54 anni, vanta un importante percorso accademico ancor prima che politico. Negli anni novanta insegna diritto costituzionale presso l’Istituto di studi politici di Parigi. Abbandona la cattedra per diventare consigliera politica del presidente Jacques Chirac nel 1998. Da allora, una lunga scalata all’interno del partito. Ricopre il ruolo di ministro dell’istruzione e dei conti pubblici durante i governi di François Fillon, mentre nel 2015 viene eletta presidente della regione Île-de-France. Pécresse si propone come l’unica alternativa “moderata” a Macron. Il suo è un programma liberista in economia: taglio delle tasse e riduzione della spesa pubblica. Sui temi della sicurezza segue invece più Zemmour e Le Pen, proponendo una forte repressione dell’immigrazione clandestina. Resta comunque l’unico candidato di area in grado di unire i voti del centro e della destra.

Anne Hidalgo
Anne Hidalgo

L’attuale sindaco di Parigi è la carta messa in campo dai socialisti per scongiurare la crescente emorragia di voti. 62 anni, nata in Spagna, si traferisce a Lione con i genitori in tenera età. Dopo la laurea in scienze sociali, approda nella città a cui dedicherà l’intera carriera politica. Soprannominata la regina di Parigi, ha ricoperto il ruolo di vicesindaco per Bertrand Delanoë, dal 2001 al 2014, per poi diventare la prima donna alla guida della capitale francese. La sua amministrazione ha impresso a Parigi una forte svolta ecologista, moltiplicando le zone pedonali e riducendo il traffico nelle vie principali. Per questo motivo, ha ricevuto parecchi apprezzamenti ma anche delle critiche, specie dagli automobilisti. Resta ancora molto indietro nei sondaggi, in quanto gli elettori moderati sembrano preferirgli Macron. Inoltre, è tallonata a sinistra dal candidato verde Yannick Jadot, e soprattutto, da Jean-Luc Mélenchon.

Jean-Luc Mélenchon
Jean-Luc Mélenchon

Il leader della gauche radicale. 70 anni, vanta un lungo passato nelle file dei socialisti. Da sempre in contrasto con i vertici per le sue idee intransigenti, abbandona il partito nel 2008. In pochi anni, riesce a costruirsi un importante consenso elettorale grazie a uno stile oratorio persuasivo e battagliero. Alle elezioni presidenziali del 2017, il suo partito La France Insoumise ottiene un risultato storico. Con quasi il 20% dei consensi, si piazza al quarto posto dietro Macron, Le Pen e il gollista Fillon, ma davanti al socialista Benoît Hamon. È la prima volta che un candidato di sinistra supera quello del principale partito francese di centrosinistra. Rispetto ai socialisti, Mélenchon porta avanti politiche contro l’integrazione europea e il globalismo liberista. I sondaggi lo danno stabilmente sulle cifre di cinque anni fa, addirittura avrebbe chance di accedere al ballottaggio con Macron.

Il sistema di voto
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Charles de Gaulle, primo presidente della Quinta Repubblica francese, dal 1959 al 1969

L’attuale sistema elettorale è stato introdotto da Charles de Gaulle con la nascita della cosiddetta Quinta Repubblica tra gli anni cinquanta e sessanta. La Francia è una repubblica semipresidenziale, in cui il presidente è eletto direttamente dai cittadini e gode di molti più poteri rispetto alle controparti parlamentari europee. Il sistema di voto è simile alla legge elettorale in vigore per le elezioni amministrative in Italia. Per trionfare al primo turno, un candidato ha bisogno di ottenere almeno il 50% dei voti. Ma dato l’alto numero di pretendenti, si ricorre a un ballottaggio finale tra i due più votati, due settimane dopo la prima votazione. Questo sistema elettorale a doppio turno ha spesso regalato delle sorprese. L’esempio più clamoroso è del 2002. Le divisioni interne alla sinistra portarono infatti a un inedito ballottaggio a destra: il gollista Jacques Chirac contro l’estrema destra di Jean-Marie Le Pen. In quel caso, Chirac raccolse tutti i voti moderati di destra e sinistra e venne rieletto presidente con la percentuale record del 82,21%.

Stefano Gigliotti

Calabrese. Appassionato di musica, cinema, seguo con molto interesse anche la politica e gli esteri. Mi piace approfondire e non fermarmi alla superficie delle cose. Sono fondamentalmente un sognatore. Il giornalismo mi aiuta ogni tanto a fare ritorno alla vita reale.

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