Passaporti senza visto: quello italiano è tra i più accreditati

passaporto italiano

La stretta sui viaggi internazionali, istituita dopo l’arrivo della variante Omicron, non ha impedito al passaporto italiano di raggiungere il quinto posto tra i più potenti al mondo e, cioè, quelli che permettono di spostarsi, senza bisogno di possedere un visto, verso un maggior numero di paesi. La classifica è stilata dalla Henley & Partners, una società di consulenza che si occupa di cittadinanza, ed è denominata Henley Passport Index. La graduatoria si ottiene analizzando dati dell’International Air Transport Association – un’organizzazione di compagnie aeree che opera a livello mondiale ed ha sede a Montreal (Canada) – considerando i passaporti di 199 paesi e 227 destinazioni possibili.

Lo stivale è preceduto dal Giappone – al primo posto – e Singapore (entrambi con accesso garantito a 192 paesi). Successivamente, si trovano Germania e Corea del Sud (190). Analizzando la situazione attuale e confrontandola con l’anno in cui il primo Henley Passport Index è stato calcolato, si evince che è aumentata notevolmente la libertà di spostamento senza il possesso di un visto. Si è passati, infatti, dai 57 paesi che potevano essere raggiunti dai viaggiatori senza il documento, ai 107 attuali. All’interno di questo insieme, però, si presenta sempre una condizione non paritaria tra paesi settentrionali e quelli meridionali a livello globale, fattore che cresce costantemente.

L’isola di Antigua, nei Caraibi, è una delle principali “vie di fuga” tra chi cerca di ottenere una nuova cittadinanza.
Mercato delle cittadinanze

La medaglia che da un lato riporta l’importanza della potenza dei passaporti per poter accedere ad un numero maggiore di Stati, riporta sull’altra faccia una questione eticamente problematica, quella del cosiddetto mercato delle cittadinanze. Molte persone, infatti, cercando di tutelarsi in previsione di eventuali tempi futuri peggiori, decidono di investire in uno Stato pagando non meno di alcune centinaia di migliaia di dollari, sfruttando programmi che, in cambio dell’investimento, permettono di ottenere la cittadinanza. Tra le principali via di fuga prese in considerazione, ci sono le Isole araibiche di Antigua e Barbuda e Dominica. In quest’ultima, ad esempio, 100 mila dollari è il prezzo da pagare per ottenere un passaporto, e 200mila dollari quello per ottenere i documenti per un’intera famiglia, formata da quattro persone.

Spostandoci in Europa, invece, possiamo citare, ad esempio, Malta, Cipro e Montenegro, quest’ultimo paese dove la somma da pagare per ottenere la cittadinanza è di 500mila dollari. Non esistono, però, differenze solo relativamente alla quantità di denaro da dover sborsare per diventare cittadini dello stato prescelto, ma anche in relazione ad un punto di vista temporale. Il Portogallo, ad esempio, richiede necessariamente il trascorrere di un periodo di 6 anni, prima di concedere la cittadinanza. Tra i soggetti più interessati a questi programmi di scambio vi sono, in particolare, statunitensi abbienti, nonostante detengano un passaporto tra i più “potenti”. Negli Usa, nel 2020 questa tendenza è aumentata del 60%, una conseguenza diretta della “volatilità locale”. Quest’ultima, infatti, come spiega un dirigente di Henley & Partners, spingerebbe molte persone a scambiare parte dei propri soldi con una nuova cittadinanza che, ai loro occhi, può dargli una vita migliore.

 

Articolo di Valeria Boraldi

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