L'intervista

Giorgia Colucci, giornalista a Radiocor: «Alla me del Master direi di buttarsi e di essere sempre curiosa»

Giorgia Colucci è la nuova ospite di Tomalet. Allieva del Master nel biennio 2020-2022, Giorgia ha svolto il primo stage della Scuola alla redazione online del Fatto Quotidiano e il secondo all’agenzia stampa Ansa a Roma.

Qual è stato il percorso formativo prima di diventare giornalista?

Ho frequentato la laurea in Comunicazione, media e pubblicità alla Iulm, e già in triennale avevo l’intenzione di fare il test di ammissione per il Master in giornalismo, che successivamente ho fatto e superato.

Dove hai svolto i due stage del Master in giornalismo?

Il primo l’ho svolto al fattoquotidiano.it a Milano, mentre il secondo all’Ansa a Roma, in particolare nelle redazioni economiche e politiche. In entrambe le esperienze mi sono trovata molto bene. Al Fatto ho scoperto com’era lavorare per davvero, perché mi sono trovata a scrivere articoli che venivano letti da un pubblico ampio. In redazione erano tutti molto disponibili e hanno saputo indirizzarmi verso temi che seguo tuttora, come quello della sostenibilità ambientale. All’Ansa invece è stato assolutamente incredibile vedere i ritmi di lavoro di una grande agenzia. Erano i mesi in cui si stava formando il governo Meloni, quindi ho passato un bel po’ di tempo fuori da Montecitorio a seguire i momenti clou di quel periodo.

Dopo la fine del Master, che direzione ha preso la tua carriera?

All’inizio ho fatto qualche mese da freelance, ma poi ho avuto la fortuna di fare anche un periodo a Mediaset per una sostituzione estiva prima di approdare a Radiocor, dove lavoro ora.

Di cosa ti occupi a Radiocor?

Mi occupo di borsa e finanza; in questo periodo ho anche una specificità nel settore tech dal punto di vista finanziario e continuo a seguire i temi legati all’ambiente. Ma mi occupo anche di esteri e politica. I prodotti che curo sono sia scritti, sia televisivi, ma anche in formato radio. Una volta a settimana spieghiamo l’andamento dei mercati in collegamento con Sky, che però dura pochi minuti. Principalmente il mio lavoro è fare giornalismo d’agenzia seguendo la finanza e i vari eventi correlati.

Qual è stato il momento più difficile della tua carriera?

Credo sia stato quando è finito il Master, perché in quel momento mi sono chiesta: “Riuscirò a fare veramente del giornalismo il mio lavoro oppure sarà difficile?”. Dopo la proclamazione del conseguimento del Master ho avuto questo senso di incertezza. Anche quando sono arrivata qui a Radiocor ero un po’ spaesata nel confrontarmi con una realtà così grande e così nota. Lì ho dovuto dirmi: “Faccio un grande respiro e provo ad affrontare le cose con calma”.

Qual è invece il progetto di cui vai più fiera?

Tra le cose più recenti, c’è stato un reportage, che è stato premiato, nel quale ho intervistato cinque imprenditrici agricole, andando a indagare quali fossero le loro difficoltà come donne e come agricoltrici in un settore tradizionalmente associato all’universo maschile. E anche come lo stessero innovando, sia dal punto di vista della sostenibilità sia delle tecnologie e delle pratiche.

Hai frequentato il Master nel pieno della pandemia COVID. Come è stato affrontare parte dell’esperienza in didattica a distanza?

È stato strano, all’inizio penso che i compagni, per via della connessione scarsa, non sapessero nemmeno che faccia avessi. Però da una parte è stato anche bello trovare dei modi di collaborare. C’è stata anche tanta disponibilità e tanta “fantasia” da parte degli insegnanti nel trovare delle attività che potessimo fare anche da remoto. Poi quando si è potuto andare in giro ovviamente è stato ancora più interessante. Siamo riusciti anche a trasformare un pochino la situazione drammatica di quel periodo in una fonte di spunti per provare a lavorare. Come, ad esempio, provare a leggere i dati in un momento in cui era complesso orientarsi in tutto quello che stava succedendo.

Qual è l’insegnamento più importante che hai appreso al Master della Iulm?

La cosa che più ricordo è che, in uno dei primi incontri con Daniele Manca, lui ci aveva detto che non si smette mai di essere giornalisti, neanche nel tempo libero, perché rimane sempre quella curiosità, quel metodo. Direi questo perché sento proprio che è vero. A me capita di trovare storie di cui scrivere anche quando sono in vacanza, magari la butto lì sotto forma di battuta, ma ho sempre la curiosità di fare 1000 domande alle persone che incontro.

Se potessi parlare con la Giorgia ancora allieva del master, che consiglio le daresti?

Le direi di prendere la carriera con leggerezza e di divertirsi, perché facciamo un lavoro sempre diverso, sempre dinamico, e anche dagli errori, a volte, vengono fuori degli insegnamenti positivi. Le direi di non avere paura di fare quella domanda in più, di buttarsi e di essere sempre curiosa.



Riccardo Severino

Ho collaborato con la trasmissione Fuori Dal Coro, dove ho lavorato a inchieste su sanità, cronaca, criminalità e frodi. Mi occupo anche di attualità, politica e costume e ho una grande passione per il cinema e per la musica. Uno dei miei film preferiti? Monster di Hirokazu Kore'eda. Canzone del cuore? Samson di Regina Spektor

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