Washington e Teheran fumata bianca per la tregua: venerdì la firma in Svizzera, ma la pace è un’incognita

Dopo 38 annunci di una tregua, il Pakistan – Paese mediatore – ha annunciato l’intesa tra Washington e Teheran per un cessate il fuoco immediato su tutti i fronti, incluso quello libanese. La firma sarà venerdì 19 in Svizzera, poi inizierà un periodo di 60 giorni per raggiungere un accordo finale. È quindi un trattato per negoziare un altro trattato. Non si è a conoscenza dei contenuti precisi, soprattutto sulla questione del nucleare iraniano. Argomento molto delicato per l’Ayatollah, su cui non era disposto a fare concessioni. Una certezza rimane, il fatto che mancano ancora alcuni aspetti tecnici e che ci saranno incontri tra le delegazioni prima della cerimonia della firma. È quindi credibile che alcuni punti debbano essere ancora discussi.

L’annuncio del trattato

L’accordo è stato in bilico fino all’ultimo: i continui attacchi israeliani in Libano, che sono continuati fino a domenica 14, hanno rischiato di far saltare le trattative. Trump ha annunciato il cessate il fuoco con un post molto enfatico su Truth sostenendo come l’accordo con l’Iran sia «completo» e di aver autorizzato la riapertura dello Stretto di Hormuz. Sul tema dei pedaggi alle navi in transito per il collo di bottiglia, il presidente americano ha affermato che sarà «senza costi». Un passo avanti rispetto a quanto emerso sin da marzo, quando l’Iran insisteva fortemente per imporre tariffe al transito di mercantili, tanto che erano già iniziate trattative con l’Oman – il Paese sull’altra sponda dello stretto.

Il vice ministro degli esteri iraniano Gharibabadi ha annunciato in tv l’accordo con gli Usa e l’inizio del periodo di 60 giorni per raggiungere la versione finale e definitiva. Ma i colloqui potranno iniziare solo dopo che gli Stati Uniti abbiano rispettato alcuni impegni, tra cui la revoca del blocco dello stretto. Intanto l’Iran riceverà una prima tranche dei 12 miliardi di beni congelati. Come ha riportato il Nyt il regime di Teheran ha annullato un attacco contro Israele in ritorsione dei bombardamenti dell’Idf in Libano. Anche Trump si è arrabbiato con Netanyahu affermando che «non sarebbero dovuti succedere».

La propaganda per la vittoria

Anche se è ancora fresca la notizia del trattato rimane una domanda a cui rispondere: chi ha vinto la guerra? Entrambe le parti stanno muovendo la propaganda per reclamare la vittoria e presentarsi come trionfatori. Non bisogna però dare ascolto alle “spacconate” dei due belligeranti: Trump non ha ottenuto il successo sperato e dovrà accontentarsi di accordi simili a quelli di Obama nel 2015. L’Iran esce dissanguato da questa guerra, ma ha mostrato al mondo la sua resilienza. Nonostante la perdita dei vertici del potere è riuscito a mantenere il controllo del Paese e ora potrà esportare liberamente il petrolio. La Repubblica islamica ha condotto una guerra asimmetrica con la quale è riuscita a prendere in ostaggio l’economia mondiale.

Anche se non siamo a conoscenza dei contenuti del trattato definitivo è lecito affermare che nessuno è il vero vincitore: gli Usa hanno visto ridimensionata la loro potenza e capacità militare – un colpo al prestigio internazionale – l’Iran è invece devastato. Per riparare tutte le infrastrutture danneggiate ci vorrà del tempo e recuperare tutta la capacità estrattiva sarà difficile. L’unico vero sconfitto in questa guerra è la gente. Per uno scontro iniziato proprio per difendere e liberare il popolo iraniano, massacrato per le rivolte dai suoi stessi leader, sono proprio loro a non aver guadagnato nulla.

Andrea Pagani

Laureato in Storia, ma con la passione del giornalismo sin da bambino. Con il vizio per gli esteri, dopo l'esperienza di stage al Fatto Quotidiano, ho deciso di sfidare la mia allergia alla matematica approfondendo l'economia, convinto che sia la chiave per capire dove va il mondo.

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