Donald Trump ha raggiunto ben 38 accordi di pace. Se solo fossero vere tutte le volte che ne ha proclamato uno. A quel punto anche il comitato per il premio Nobel non potrebbe tirarsi indietro dal consegnargli quello per la Pace. Ma nella logica trumpiana di pace 38 è uguale a 0, perché la terza guerra del Golfo non è mai finita. È arrivato però un altro annuncio, il 39esimo. Sarà forse la volta buona?
Tra attacco e pace passano 5 ore
Trump si era svegliato con un’incredibile voglia di attaccare e conquistare l’isola petrolifera di Kharg. «Gli Usa colpiranno l’Iran molto duramente stasera», aveva annunciato alle 8 e 22 minuti. Con la sua precisione chirurgica aggiungeva: «A un certo punto, non troppo lontano, prenderemo l’isola di Kharg, assumendo il controllo totale dei loro mercati del greggio e del gas». Una minaccia più vuota delle precedenti perché in realtà la maggior parte delle esportazioni energetiche iraniane ora si sono trasferite su treni e camion. Più tardi, alle 13 e 28 minuti, Donald Trump annuncia con toni solenni (sui social): «Basandomi sul fatto che le discussioni con l’Iran sono state portate al più alto livello delle leadership e approvate, in qualità di Presidente Usa ho annullato gli attacchi programmati per questa sera». Il pendolo The Donald impiega quindi cinque ore a passare da un estremo all’altro, da guerra a pace.
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La proposta di accordo
Il nuovo annuncio riguarda un memorandum con alcuni punti di intesa. Gli iraniani hanno annunciato che l’accordo c’è perché gli americani «hanno accettato il testo proposto» da Teheran. Trump in un comizio in Georgia ha detto: «Oggi abbiamo messo fine alla guerra in Iran: hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari». Ognuno vede la sua versione, a quanto pare. Un’incertezza che sembra far venire meno l’esistenza effettiva di questo accordo tra le due parti, ma gli osservatori più informati dicono che si tratta di un patto limitato per congelare il conflitto e riaprire Hormuz. Le trattative sul nucleare, che secondo Trump rappresentano «il 95% dell’accordo», sarebbero relegate ad un secondo tempo: un memorandum da 60 giorni per cercare di sciogliere il nodo più importante di tutti.
Il ruolo del Qatar

Se sul contenuto dell’accordo non c’è chiarezza e tanto meno sulle firme presenti (anche se sembrerebbero aver firmato Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri, ma non la guida suprema Mojtaba Khamenei), quello che è chiaro è il ruolo del Qatar. Il mago dell’accordo sembrerebbe essere Ali Al-Thawadi, un ministro senza ministero ma con un grande seguito e una più grande ancora sfera di influenza. E’ stato lui a portare i mondiali in Qatar nel 2022 ed è stato lui ha contrattare con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghch sulle tre questioni chiave dei negoziati che avrebbero portato a questa svolta. Se vogliamo ancora credere a Trump, la firma dell’accordo potrebbe essere anche «nel fine settimana in Europa», ma comunque «data e luogo saranno annunciati a breve». Occhio ai profili social di The Donald, il pendolo sta oscillando…