Immigrazione: la politica, le elezioni e le rotte europee

Nel mondo 76 paesi si presenteranno alle urne nel 2024. Tra il 6 e il 9 giugno 2024 ci saranno, tra l’altro, le elezioni Europee. In questo panorama, le politiche migratorie, ma più in generale i discorsi che circondano il tema delle migrazioni, diventano un caposaldo delle varie proposte politiche. È da anni, ormai, che lo slogan pro o contro immigrazione è diventato uno sponsor per i partiti che si trovano a giocarsi le elezioni. Anche perché i patti che si stabiliscono attorno a questo tema riguardano non solo la politica interna ma anche, e soprattutto, le relazioni internazionali.

Tralasciando le dinamiche degli Stati Uniti d’America, i cui problemi principali si snodano attorno al confine tra Messico e California, concentriamoci invece su ciò che è accaduto in Europa.

Il progetto italiano

L’Italia è ormai da tempo al centro dei discorsi che concernono l’immigrazione. Da un punto di vista legislativo l’Italia ha ancora in atto il decreto flussi del 1998. A seguito del Naufragio di Cutro, nell’estate del 2023, l’anno appena trascorso ha visto l’aggiornamento del decreto per ben tre volte, da parte del ministro Piantedosi. Il decreto è stato criticato aspramente dall’Opinione Pubblica, soprattutto per quanto riguarda il trattamento riservato ai minori che, dal sedicesimo anno di età, potranno essere detenuti nei centri riservati agli adulti per un massimo di diciotto mesi prima del rimpatrio. Da un punto di vista geografico, essendo l’Italia l’approdo principale nel Mediterraneo, le sue rotte interessano principalmente il Nord Africa e l’Africa Subsahariana. Ciò non toglie che, in realtà, anche la rotta dei Balcani, di cui si parlerà a breve, tocchi il Belpaese.

Cartina_Immigrazione_Mediterraneo
Cartina delle rotte mediterranee

I primi “contatti” che l’Italia ha preso con il Nord Africa si concentravano con la Libia, paese dal quale partiva la maggior parte di immigrati clandestini. Al fine di limitare gli arrivi, le partenze, e l’immigrazione illegale, nel 2017, sotto il governo Gentiloni, si è stipulato il primo Memorandum Italia-Libia, di durata triennale e rinnovo automatico. Si tratta di un accordo che prevede l’intervento economico italiano per fornire al governo libico gli aiuti necessari a prevenire le partenze e ridurre i flussi migratori.

La questione del Memorandum

Il Memorandum si è rivelato un’arma a doppio taglio per due motivi: in primo luogo perché si sono forniti aiuti economici alla Guardia Costiera Libica, sia in termini di addestramento, sia in termini di mezzi di trasporto, dando così la possibilità a un governo instabile di poter decidere delle sorti di migliaia di persone. In secondo luogo perché non garantendo la possibilità di espatrio legale, il Memorandum ha posto le basi per un aumento dell’espatrio illegale che, tra le altre cose, mette a rischio moltissime vite. Nonostante le denunce, arrivate dalle stesse Nazioni Unite, il Memorandum continua ad essere aggiornato, ed è stato rinnovato il 2 novembre 2023 per altri tre anni.

Il Governo Meloni nel 2023 ha redatto lo stesso Memorandum, ma questa volta con la Tunisia. L’obiettivo del Memorandum Italia-Tunisia è sempre quello di controllare i flussi migratori e le partenze. Ma, questa volta, l’Unione Europea, ha stanziato un fondo di 150 milioni di euro, per aiutare l’Italia e per inserire la Tunisia all’interno delle dinamiche economiche internazionali. Il problema, è che la Tunisia non ha un inquadramento giuridico chiaro per quanto riguarda il diritto d’asilo e i flussi migratori. Motivo per cui, tutte le proposte rimangono ancora sulla carta.

La rotta balcanica

L’Italia è interessata anche dalla Rotta Balcanica. A differenza del Mediterraneo, quella balcanica è una rotta di passaggio. I flussi migratori partono principalmente dal Medio Oriente e, dal 2019, l’immigrazione illegale ha ricominciato a salire. Per questo motivo, i partner europei si sono impegnati, tramite il piano d’azione UE per i Balcani Occidentali, a gestire gli espatri e i flussi illegali. Il concordato prevede lo stanziamento di diversi fondi per le frontiere tra Balcani ed Europa, anche in previsione di un loro possibile ingresso nell’Unione Europea. Attraverso il piano d’azione l’Europa ha chiesto ai paesi interessati di allineare le proprie politiche a quelli degli altri stati europei, in materia di visti e sicurezza.

Cartina rotta balcanica

Il riaccendersi della guerra tra Israele e la Striscia di Gaza ha causato delle gravi problematiche all’interno di questi accordi. Principalmente i paesi dell’Unione hanno dovuto muoversi in termini di sicurezza. Il pericolo di eventuali attacchi terroristici ha portato la maggior parte degli Stati Europei a interrompere gli attuali accordi in vigore con i Balcani. Questi interessano la maggior parte degli arrivi dal Medio Oriente. Ecco perché, anche l’Italia, a ottobre del 2023, ha deciso di bloccare i trattati di Schengen.

Non va però dimenticato un episodio vincente che ha interessato i Balcani. Si tratta della guerra fra Russia e Ucraina scoppiata a febbraio del 2022. E tutti i paesi della zona si sono mobilitati per attuare delle ottime politiche di asilo e integrazione per i profughi ucraini.

Il Regno-Unito con Sunak

Ad essere al centro di questi discorsi è però il Regno Unito, con la nuova politica ultraconservatrice del Primo Ministro Rishi Sunak. A seguito di moltissime critiche, sia da parte nazionale che internazionale, il 18 gennaio 2024, il governo ha definitivamente approvato il piano Safety of Rwanda Bill. Si tratta di un concordato stipulato tra il Regno Unito e il governo del Ruanda che prevede la deportazione degli immigrati illegali in Ruanda senza permesso di ritorno. Il testo pone sostanziali interrogativi, soprattutto riguardo ai documenti dei migranti e al loro futuro una volta tornati in Africa.

Il primo ministro britannico Rishi Sunak

La legge non è coerente con il diritto internazionale, motivo per il quale deve ancora passare alla camera dei Lord che probabilmente farà qualche emendamento. Ciò che impressiona è che Sunak si è basato su queste politiche per ricevere consenso in campagna elettorale. Infatti, il concordato tra Regno-Unito e Ruanda, porta gli echi dell’accordo tra Italia e Albania. Si intende, quindi, quanto i discorsi inerenti all’immigrazione abbiano forza all’interno della politica.

La Spagna: un modello vincente

A differenza degli altri paesi europei interessati dalla rotta mediterranea come l’Italia, la Spagna, tra il 2022 e il 2023, ha notevolmente diminuito gli sbarchi illegali. Come ha fatto? A seguito della tragedia di Melilla (giugno 2022), dove un gruppo di immigrati portati in Spagna clandestinamente si è attaccato alle recinzione provocando diversi morti, si sono intensificati i rapporti fra il governo di Madrid e il governo di Rabat.

Tragedia_Melilla_Spagna
La tragedia di Melilla

La cooperazione fra i due paesi ha portato al 3,3% in meno di arrivi, un numero grandioso rispetto alla media europea che sembra, invece, in continuo aumento. Gli aiuti economici spagnoli sono serviti al governo marocchino a gestire le partenze. Oltre che a stabilire degli aiuti finanziari per tutti coloro che vengono rimpatriati. Si comprende, quindi, come una vera cooperazione internazionale e lo stanziamento di reali piani di assistenza possano modificare i trend dei flussi migratori. In questo modo, si riescono a controllare non soltanto le rotte illegali. Ma si riesce soprattutto a prevenire il numero di vittime che ogni anno provoca questo fenomeno.

Francesca Neri

Laurea triennale in Storia Contemporanea all'Università di Bologna. Laurea Magistrale in Scienze Storiche e Orientalistiche all'Università di Bologna, con Master di I Livello in African Studies all'Università Dalarna.

No Comments Yet

Leave a Reply