Haiti, l’assassinio del presidente diventa un caso internazionale

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Sono settanta le persone sospettate di essere coinvolte nell’assassinio dell’ex Presidente di Haiti Jovenel Moïse il 7 luglio 2021. La comunicazione è arrivata dal procuratore del Paese caraibico, Edler Guillaume. Tra gli indiziati non solo ex soldati delle forze colombiane e ufficiali del governo di Port-au-Prince (ne sono stati arrestati già 44, nessuno ufficialmente accusato). Ma anche un nome a sorpresa: Martine Moïse.

Il coinvolgimento della First Lady

«Hanno ucciso l’uomo, il suo sogno, la sua visione, le sue idee». Con queste parole la vedova del Presidente aveva commentato l’assassinio. Ora invece è lei stessa al centro delle indagini. Secondo quanto riporta il New York Times, la donna non sarebbe stata coinvolta direttamente né nella pianificazione né nell’esecuzione dell’assassinio. In sede di indagine però – insieme ad altri complici – avrebbe fornito spiegazioni contraddette da altri testimoni. Un indizio che ha destato più di un sospetto su una sua possibile connivenza. E i dubbi non hanno fatto altro che consolidarsi quando uno dei principali testimoni ha confessato che Martine Moïse avrebbe ambito al soglio presidenziale.

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Martine Moïse piange davanti alla bara del marito Jovenel

Gli avvocati hanno ovviamente respinto queste pesanti accuse. «Crediamo fermamente che Martine non possa essere sospettata», ha dichiarato il legale Paul Turner. «Anche lei è stata una vittima, proprio come suo marito e i loro figli che erano lì». La stessa donna, infatti, nell’attacco del 7 luglio di tre anni fa era rimasta ferita. E si è detta delusa dalla condotta della giustizia del Paese, a suo parere «completamente disinteressata» a scoprire la verità.

Una sottile trama di incognite

Un documento – quello stilato da Edler Guillaume – che si basa su decine di interviste con testimoni. Lavoro di oltre due anni che però, a causa delle regole del sistema legale haitiano, non è in alcun modo vincolante per le indagini. Solo il giudice istruttore può emettere accuse formali. Un passo che ci si aspetta avvenga entro il mese di febbraio.

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Alcuni dei primi arresti in seguito all’assassinio di Jovenel Moïse

E non sono pochi gli esperti sicuri che i sospetti ai danni della ex First Lady siano motivati politicamente. Guillaume, in quanto procuratore pubblico, è stato incaricato dal governo attuale. Vale a dire proprio quello che è succeduto a Jovenel Moïse. Da qui il dubbio che i riflettori siano puntati sulla moglie dell’ex Presidente per evitare di tenerli su importanti membri del governo. Come lo stesso primo ministro Ariel Henry, che avrebbe parlato al telefono con uno dei principali indiziati poco prima e poco dopo l’assassinio di Moïse.

L’ex inviato speciale statunitense in Haiti, Dan Foote, ha confermato questa visione. «Il fatto che questo governo stia conducendo le indagini è già abbastanza grave. Non c’è il minimo grado di indipendenza».

L’indagine parallela degli Stati Uniti

Nel frattempo un’investigazione separata, condotta in Florida, è giunta a una prima conclusione. Sono 11 le persone contro cui sono state formulate accuse federali. Cinque di queste si sono dichiarate colpevoli. Al processo per gli altri sei imputati prenderà parte come testimone la stessa Martine Moïse.

A fare scalpore è soprattutto la condanna all’ergastolo di Joseph Vincent, ex informatore e collaboratore della DEA (Drug Enforcement Administration). Con doppio passaporto americano-haitiano, Vincent ha ammesso il suo coinvolgimento nei piani. Avrebbe infatti fornito informazioni sul panorama politico e avrebbe incontrato i principali leader della commando colombiano responsabile dell’assassinio. Una collaborazione fondamentale, essendo che i sicari si intrufolarono nella villa del Presidente sostenendo di essere agenti della DEA.

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