HOTEL A VIENNA NON AUTORIZZATO: BOOKING RISARCIRÀ LA FAMIGLIA DI LECCE RIMASTA SENZA ALLOGGIO

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Martedì 3 marzo, è stata emessa una sentenza che condanna la piattaforma Booking a risarcire una famiglia di Lecce. Questi avevano prenotato una stanza di hotel a Vienna, per poi scoprire che la struttura non era in regola e non poteva ospitare persone. Dopo una notte passata al freddo la famiglia aveva deciso di ricorrere alle vie legali.

La vicenda

I fatti risalgono a giugno 2022. I genitori avevano organizzato un viaggio a Vienna insieme ai loro due bambini. La famiglia avrebbe pernottato in una stanza d’hotel prenotata tramite la piattaforma Booking dal 4 al 6 giugno. L’albergo era un 4 stelle e faceva parte di una nota catena internazionale. L’odissea della famiglia di Lecce è iniziata appena scesi dal taxi verso sera. L’hotel non li poteva ospitare. La struttura, infatti, era chiusa poiché non disponeva delle autorizzazioni amministrative da parte del comune di Vienna per poter accogliere ospiti. Per questioni di sicurezza, all’hotel non era consentito nemmeno ospitare la famiglia sui divanetti della hall.

Il servizio clienti di Booking aveva garantito alla famiglia di essere al lavoro per provvedere al ricollocamento in un’altra struttura. Tuttavia, dopo questo scambio i turisti non hanno più ricevuto alcun aggiornamento. L’attesa è diventata infinita, si sono ritrovati a passare la notte al freddo e in una città a loro sconosciuta.
La famiglia ha trovato finalmente riparo solo grazie al personale di un altro hotel lì vicino, che ha consentito loro di rimanere dentro al bar nonostante le camere fossero al completo. Hanno offerto ai bambini del latte caldo e qualcosa da mangiare per riprendersi dal freddo. Il giorno seguente, al liberarsi di alcune camere, la famiglia ha potuto avere la sua stanza.

La denuncia e la sentenza

Dopo una vacanza più simile a un incubo, la famiglia si è rivolta a degli avvocati per portare in tribunale la causa contro Booking. La sentenza è arrivata il 3 marzo, con la firma della giudice di pace di Lecce Veneranda Raffaella Cerfeda. Quest’ultima ha ritenuto che la piattaforma non sia solo responsabile dell’intermediazione, ma debba anche provvedere a tutelare i viaggiatori e verificare l’idoneità delle strutture. Inoltre, il tribunale riconosce un inadempimento contrattuale da parte di Booking, che non ha fatto nulla per risolvere la situazione dopo il reclamo della famiglia.

La condanna prevede che oltre al rimborso della spesa per la prenotazione, la piattaforma dovrà versare una somma di 750 euro, 250 per ogni membro della famiglia, come risarcimento a titolo di danno non patrimoniale.
La famiglia e la difesa si dicono molto soddisfatti della sentenza, apprezzano come la tutela del consumatore venga ancora al primo posto anche quando dall’altra parte ci sono «le multinazionali del web».

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