Se la giuria dice tutto di un festival allora Venezia 83 ha parlato chiaro ancor prima di annunciare anche un singolo film. La Biennale ha reso noti i membri della commissione internazionale che, dal 2 al 12 settembre, dovrà assegnare i premi del concorso all’83esima edizione della Mostra del cinema di Venezia.
Sette nomi che, messi in fila, sembrano più un manifesto geopolitico che una lista di giurati: la regista tunisina che solo un anno fa ha firmato la storia della bambina palestinese Hind Rajab; una afghana in esilio ad Amburgo che da anni dipinge un quadro del suo paese devastato; un hongkonghese che ha reinventato il cinema d’azione; il compositore britannico di The Brutalist; un teorico del cinema italiano che insegna a Yale; un regista francese cresciuto tra la letteratura e la Croisette, oltre alla presenza già annunciata della presidente (attrice e regista) Maggie Gyllenhaal che su quello stesso Lido aveva vinto nel 2021 per la sceneggiatura de La figlia oscura.
UNA SCELTA DIVERSIFICATA
La scelta di Alberto Barbera – direttore artistico dell’evento – ratificata dal Cda della Biennale è tutt’altro che neutra. Kaouther Ben Hania porta in giuria il suo punto d’osservazione del mondo fresca di The Voice of Hind Rajab – Gran Premio a Venezia e candidato all’Oscar – e prima ancora di Quattro figlie, Oeil d’Or a Cannes. Shahrbanoo Sadat, afgana trapiantata in Germania dopo la caduta di Kabul nel 2021, sta costruendo pezzo per pezzo un ciclo cinematografico in cinque parti ispirato a un manoscritto autobiografico inedito: la terza parte, No Good Men, ha aperto la Berlinale quest’anno. Poi Johnnie To, il nome che ogni appassionato di cinema di genere conosce a memoria, con quattro film già transitati dal Lido da Throw Down a Life Without Principle.
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Daniel Blumberg potrebbe all’apparenza sembrare l’outsider: compositore e visual artist londinese ha però firmato le colonne sonore di The Brutalist di Brady Corbet, di Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi e de Il testamento di Ann Lee di Mona Fastvold. A portare il rigore teorico in una giuria dominata da autori ci pensa l’italo-americano Francesco Casetti, Sterling Professor a Yale ed ex docente all’Università Cattolica di Milano: il suo è l’occhio che conosce la storia del mezzo ancor prima di guardare il film. Chiude il parterre Xavier Giannoli, il classicista del gruppo: formatosi sulla letteratura, ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1998 con un cortometraggio, costruendo poi una carriera nella quale la forma non è mai un ornamento.
I PREMI DA ASSEGNARE
La giuria si troverà ad assegnare otto premi – il Leone d’oro per il miglior film, il Leone d’argento Gran Premio della Giuria, il Leone d’argento Premio per la migliore regia, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile e per la migliore interpretazione maschile, il Premio Speciale della Giuria, il Premio per la migliore sceneggiatura e il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente. Senza possibilità di ex aequo, anche se in alcune sezioni collaterali la regola è stata più volte infranta questo non è possibile nel concorso principale. Un solo film per giurato (più uno) potrebbe dire qualcuno. In realtà saranno sette visioni nel mondo del cinema chiamate a trovarsi d’accordo.