Svelata la giuria della Mostra del cinema di Venezia 2026. C’è anche l’italiano Francesco Casetti

Se la giuria dice tutto di un festival allora Venezia 83 ha parlato chiaro ancor prima di annunciare anche un singolo film. La Biennale ha reso noti i membri della commissione internazionale che, dal 2 al 12 settembre, dovrà assegnare i premi del concorso all’83esima edizione della Mostra del cinema di Venezia.

Sette nomi che, messi in fila, sembrano più un manifesto geopolitico che una lista di giurati: la regista tunisina che solo un anno fa ha firmato la storia della bambina palestinese Hind Rajab; una afghana in esilio ad Amburgo che da anni dipinge un quadro del suo paese devastato; un hongkonghese che ha reinventato il cinema d’azione; il compositore britannico di The Brutalist; un teorico del cinema italiano che insegna a Yale; un regista francese cresciuto tra la letteratura e la Croisette, oltre alla presenza già annunciata della presidente (attrice e regista) Maggie Gyllenhaal che su quello stesso Lido aveva vinto nel 2021 per la sceneggiatura de La figlia oscura.

 

UNA SCELTA DIVERSIFICATA

La scelta di Alberto Barbera – direttore artistico dell’evento – ratificata dal Cda della Biennale è tutt’altro che neutra. Kaouther Ben Hania porta in giuria il suo punto d’osservazione del mondo fresca di The Voice of Hind Rajab – Gran Premio a Venezia e candidato all’Oscar – e prima ancora di Quattro figlie, Oeil d’Or a Cannes. Shahrbanoo Sadat, afgana trapiantata in Germania dopo la caduta di Kabul nel 2021, sta costruendo pezzo per pezzo un ciclo cinematografico in cinque parti ispirato a un manoscritto autobiografico inedito: la terza parte, No Good Men, ha aperto la Berlinale quest’anno. Poi Johnnie To, il nome che ogni appassionato di cinema di genere conosce a memoria, con quattro film già transitati dal Lido da Throw Down a Life Without Principle.

 

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Daniel Blumberg potrebbe all’apparenza sembrare l’outsider: compositore e visual artist londinese ha però firmato le colonne sonore di The Brutalist di Brady Corbet, di Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi e de Il testamento di Ann Lee di Mona Fastvold. A portare il rigore teorico in una giuria dominata da autori ci pensa l’italo-americano Francesco Casetti, Sterling Professor a Yale ed ex docente all’Università Cattolica di Milano: il suo è l’occhio che conosce la storia del mezzo ancor prima di guardare il film. Chiude il parterre Xavier Giannoli, il classicista del gruppo: formatosi sulla letteratura, ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1998 con un cortometraggio, costruendo poi una carriera nella quale la forma non è mai un ornamento.

 

I PREMI DA ASSEGNARE

La giuria si troverà ad assegnare otto premi – il Leone d’oro per il miglior film, il Leone d’argento Gran Premio della Giuria, il Leone d’argento Premio per la migliore regia, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile e per la migliore interpretazione maschile, il Premio Speciale della Giuria, il Premio per la migliore sceneggiatura e il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente. Senza possibilità di ex aequo, anche se in alcune sezioni collaterali la regola è stata più volte infranta questo non è possibile nel concorso principale. Un solo film per giurato (più uno) potrebbe dire qualcuno. In realtà saranno sette visioni nel mondo del cinema chiamate a trovarsi d’accordo.

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