Si dovranno aspettare altri novanta giorni per provare a dare una risposta alla morte dei cinque subacquei annegati il 14 maggio nella grotta sommersa di Dhevana Kandu nell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Mentre proseguono gli esami autoptici sui corpi delle tre donne – Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino – i medici legali dell’ospedale di Gallarate sottolineano che non sono emersi elementi decisivi. Saranno quindi le analisi tossicologiche e istologiche a cercare di fare luce sulla tragedia. L’ipotesi più accreditata resta quella dell’anossia, ovvero della mancanza di ossigeno nel cervello dato che era finito nelle bombole.
L’autopsia
Sono durate tutto il pomeriggio di ieri, lunedì 25 maggio, le analisi ai corpi del capobarca Gianluca Benedetti e del neolaureato Federico Gualtieri, condotte dagli esperti dell’ospedale di Gallarate. Tuttavia, come ha affermato l’avvocato Antonello Riccio, che assiste la famiglia del trentenne, «dall’esame non sono emersi riscontri oggettivi visibili che possano già dire la causa della morte, e già questo è un dato. Ora la differenza la faranno i prelievi istologici e tossicologici. Avremo i risultati quando verrà depositata la perizia, per la quale i periti hanno chiesto e ottenuto 90 giorni di tempo». Nel frattempo il gruppo di medici esperti, incaricati dalla pm Nadia Alessandra Calcaterra, prosegue con gli esami autoptici sulle salme della docente Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal e della ricercatrice Muriel Oddenino.

L’indagine della Procura
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per capire cosa sia realmente accaduto sott’acqua. È un’operazione che coinvolge non solo le autorità italiane, ma anche quelle maldiviane. Mentre i medici legali di Busto Arstizio eseguono gi accertamenti sui cadaveri, gli investigatori genovesi raccolgono testimonianze e documenti, analizzando i dispositivi digitali dei cinque sub: GoPro, computer subacquei e strumenti da polso, che potrebbero aiutare a ricostruire gli ultimi minuti prima della tragedia. Sotto esame non c’è solo l’immersione del 14 maggio, ma anche tutte quelle precedenti. Perché l’obiettivo è verificare le regole di ingaggio, le assicurazioni sottoscritte e le autorizzazioni ricevute da parte dell’Università di Genova. La stessa che al momento continua a sostenere che l’immersione «era a titolo personale».

Una versione contestata da Alessandro Albert, il legale della famiglia di Montefalcone: «Le missioni hanno ricorrenza annuale se non semestrale e l’università è assolutamente consapevole di quello che viene fatto». Sulla stessa linea è anche l’avvocato Giuseppe Pugliese: «La professoressa era lì perché doveva svolgere un’attività nell’ambito dell’ateneo: stiamo parlando di una persona di altissima competenza, non era lì come un comune turista. Sono dati oggettivi che le indagini ci consentiranno di approfondire». A sostegno di queste parole c’è anche una frase scritta dalla professoressa in un testo pubblicato nel 2025 sulla rivista Environments. Qui faceva riferimento a una missione del 2022 condotta da alcuni colleghi dell’International school for scientific diving e da Albatros Top Boat. Spiegava come i subacquei Scuba fossero riusciti a raccogliere «una carota superficiale di sedimento a 82 m di profondità sul fondo del Blue Hole di Faanu Mudugau, nell’atollo Ari». Un elemento che, secondo i legali delle famiglie, dimostrerebbe come immersioni di questo tipo fossero note e approvate dall’ateneo.
I profili cancellati dalla pagina dell’Università
«La persone che stai cercando non collabora più con l’Univeristà». È questo il messaggio che compare quando si cercano i nomi della professoressa Montefalcone e dell’assegnista Odennino sul sito dell’UniGe. A meno di due settimane dalla loro morte, l’ateneo ha deciso di cancellare i loro profili dalla pagina ufficiale. «Si tratta di una procedura amministrativa ordinariamente applicata» ha commentato il rettore Federico Delfino. Ma per il marito di Montefalcone, Carlo Sommacal, è una decisione incomprensibile, presa troppo presto. Intanto gli studenti in una lettera al rettore chiedono il ripristino del nome e la creazione di una pagina web che ricordi «tutto quello che è stata e tutto quello che ha fatto». E aggiungono che, in assenza di una risposta positiva, saranno loro stessi a renderle omaggio.
Intanto amici, studenti e colleghi stanno organizzando l’ultimo saluto. Dopo i funerali, previsti nel fine settimana, alcuni di loro hanno promesso di fare un’ultima immersione nel mare di Camogli, davanti al Cristo degli Abissi. Un gesto simbolico per ricordare chi del mare aveva fatto la propria passione e il proprio lavoro.