Addio al cardinale Camillo Ruini: l’eminenza grigia di Chiesa e politica

È morto all’età di 95 anni il cardinale Camillo Ruini, protagonista indiscusso della Chiesa che per 16 anni ha ricoperto l’incarico di Vicario di Roma, nonché Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Dopo un progressivo decadimento fisico, accentuato agli inizi di maggio, si è spento a casa sua, assistito da medici e infermieri. “La sua guida ha lasciato un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città, unendovi la responsabilità di Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa italiana”, ha dichiarato la Diocesi di Roma, sottolineandone anche l’attenta capacità di interpretare la dimensionale sociale e politica dell’Italia, tanto da essergli valso l’appellativo di Richelieu.

 

Dal Giubileo del 2000 alle storiche battaglie bioetiche.

Strettissimo collaboratore di Papa Giovanni Paolo II (che lo ordinò cardinale nel 1991), Ruini ha segnato la storia recente d’Italia ben oltre le mura ecclesiastiche, dimostrandosi un vero stratega nelle grandi questioni civili e sociali del Paese. Dal Grande Giubileo del 2000, dove è stato uno dei principali registi organizzativi e spirituali dell’evento che ha portato a Roma milioni di pellegrini, fino al referendum sulla Legge 40 (2005), dove rimase storica la sua indicazione di astensione riguardo alla fecondazione assistita. La strategia funzionò, il quorum non venne raggiunto e la legge fu difesa in nome della tutela della vita e della famiglia tradizionale. Poi la “Missione cittadina”, un grande progetto pastorale per far uscire la Chiesa dalle parrocchie e portarla direttamente nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nelle periferie di Roma.

 

Il “Progetto Culturale” oltre la Democrazia Cristiana.

Nato a Sassuolo nel 1931, Ruini ha guidato i vescovi italiani dal 1991 al 2007 (il mandato più lungo della CEI). Trovatosi a gestire il vuoto politico lasciato dal crollo della Democrazia Cristiana nella Seconda Repubblica, ha ideato il “Progetto culturale”. La sua intuizione fu quella di non cercare più un partito “unico” per i cattolici, ma di spingerli a essere una forza culturale e morale compatta, capace di dialogare con la politica e di difendere i cosiddetti “valori non negoziabili” nel dibattito pubblico. Il suo motto episcopale era, non a caso, Veritas liberabit nos (“La verità vi farà liberi”).

 

Anche dopo aver lasciato la guida della CEI e il Vicariato per limits di età, ha continuato a ricoprire ruoli importanti. Tra questi, la guida della Commissione internazionale di inchiesta su Međugorje (tra il 2010 e il 2014) per valutarne le apparizioni mariane. Negli ultimi anni si era dedicato alla scrittura, pubblicando saggi come “C’è un dopo?”, interrogandosi sul mistero della vita oltre la morte.

 

L’addio del mondo ecclesiale e politico

Vicinissimo prima a Giovanni Paolo II, ma poi soprattutto a Benedetto XVI (lontanissimo da Papa Francesco), era considerato un’eminenza grigia (una personalità influente ma poco visibile) anche della politica e nota era la sua vicinanza all’ex premier Silvio Berlusconi. Di recente aveva avuto uno scambio anche con la premier Giorgia Meloni in occasione della celebrazione di una messa per Giovanni Paolo II nella Basilica di San Pietro, tanto che in un’intervista al Corriere della Sera per i suoi 95 anni aveva dichiarato: “Su Giorgia Meloni il giudizio è decisamente positivo sotto entrambi gli aspetti, sia politico sia personale”.

 

Il cordoglio per la sua scomparsa è arrivato dal mondo ecclesiale – guidato dal ricordo del presidente della CEI Matteo Zuppi – e dall’intero mondo politico italiano. I funerali saranno celebrati nella Basilica di San Pietro giovedì 18 luglio alle 16:30 e presieduti da Papa Leone XIV.

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