Non c’è due senza tre, il quarto vien da sé. A Madrid Sinner annienta Alexander Zverev e conquista il Master 1000 numero quattro della stagione, il quinto consecutivo se si considera anche Parigi 2025 (il primo a riuscirci). All’azzurro mancano ora solamente Roma e il Roland Garros per “completare il tennis”, ovvero vincere almeno una volta tutti gli Slam, i mille e le Atp Finals.
A senso unico
Era la sfida migliore che il tabellone madrileno potesse regalare agli appassionati, complice l’assenza di Alcaraz, ma si è rivelata una battaglia impari. Concentrato, solido e pimpante Sinner, affannato, scarico e impreciso Zverev. Basta questo per spiegare un netto 6-1; 6-2 che lascia poco spazio a interpretazioni tecnico-tattiche. In un amen l’azzurro vola sul 5-0 e solo nel sesto gioco il tedesco riesce a muovere il punteggio, rimandando di qualche minuto la fine del primo parziale.
Sascha tiene la battuta nel primo gioco della seconda partita, ma è solo un bagliore nel buio pesto che lo circonda. Jannik gli strappa il servizio sull’1-1 e bissa il break nel game di risposta successivo, cominciando quella che diventa una passerella verso il titolo. Sul 5-2 un dritto sbagliato dal numero 3 del mondo, l’ennesimo, regala all’italiano uno dei due Master 1000 che ancora gli mancavano. E il 5 maggio comincia Roma, l’ultimo da conquistare con l’aiuto del pubblico di casa.
JANNIK 𝟓INNER, 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐋𝐔𝐈 🏆5️⃣
Il numero uno del mondo è il primo tennista DELLA STORIA a vincere 5 Masters 1000 consecutivi (Parigi 2025, Indian Wells 2026, Miami 2026, Monte-Carlo 2026, Madrid 2026) ⭐⭐⭐⭐⭐
Adesso Roma e poi Roland Garros 𝐩𝐞𝐫… pic.twitter.com/BgicDK5D8Z
— Eurosport IT (@Eurosport_IT) May 3, 2026
Il privilegio della pressione
Se da una lotta a due si toglie un contendente, è logico aspettarsi sia l’altro a vincere. Senza Alcaraz tra Madrid, Roma e Roland Garros, la pressione è tutta sui 300 e rotti grammi della racchetta di Sinner. Che da una parte ha tutto da perdere, ma dall’altro ha l’onore di questa responsabilità. Perché avere queste aspettative significa essere nella posizione ideale per vincere, averne tutte le carte in regola. E lui le ha, a Madrid lo ha ribadito una volta di più.
Adesso arrivano in sequenza Roma e poi Parigi. I due titoli che ancora non ha potuto mettere sulla mensola della casa di San Candido, lì dove ripone tutte le coppe. Per due motivi diversi, sono entrambi posti speciali. Al Foro Italico può respirare quell’aria di casa che viaggiando tutto l’anno ha imparato ad apprezzare ancora di più. A Parigi ha un conto in sospeso con il destino dopo quella finale amara, con tanto di tre match point consecutivi lasciati per strada contro Alcaraz. Di quella delusione ne ha fatto uno stimolo per vincere Wimbledon, ma ora vuole chiudere un cerchio. E questa volta Carlitos non potrà impedirglielo.

Sindrome da finale
Su sedici finali tra Grandi Slam e Master 1000, Zverev ha trionfato solamente sette volte (circa 43%). Un dato non invidiabile, ma nemmeno catastrofico considerando il valore degli avversari che lo hanno sconfitto. Quello che preoccupa, piuttosto, è questo senso di incompiutezza che accompagna la sua carriera da un paio d’anni a questa parte. Il suo sciogliersi completamente a un passo dal traguardo.
La sensazione è che ora stia diventando una questione mentale, prima ancora che tennistica. Sasha non è più un ragazzino, l’anno prossimo le candeline saranno trenta. E da dietro arrivano giovani pronti come Jodar e Fonseca, senza considerare Sinner e Alcaraz che dominano ormai stabilmente dal 2023. Se vuole provare a dare una svolta alla sua carriera, il tedesco deve farlo in fretta. Non è l’ultimo treno, ma il tempo stringe.