Le urne sono chiuse, a vincere è il No con il 53,2%, contro il 46,8% del Sì. La riforma sulla giustizia, che voleva separare le carriere di pm e giudici, è stata respinta dagli elettori. Esulta il centrosinistra, mentre dal centrodestra si guarda già alla nuova legge elettorale.
Vice il no, la gioia dell’opposizione
«Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!» scrive su X il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte quando il risultato è ormai chiaro. Secondo Matteo Renzi, leader di Italia Viva «quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Io mi sono dimesso da Premier, da Segretario, da tutto. Vedremo che farà Meloni dopo una sconfitta clamorosa».
Elly Schlein, segretaria del Pd, definisce il risultato «una gran bella vittoria questa soprattutto merito della straordinaria mobilitazione popolare che ha fermato una riforma sbagliata che non migliorava la giustiza per i cittadini».
Per Lorenzo Guerini (Pd) «l’Italia ha respinto un cambiamento della Costituzione fatto a colpi di maggioranza e mortificando il Parlamento. E con una partecipazione straordinaria che conferisce al risultato un indubbio significato politico».
Da Avs Angelo Bonelli rivisita il titolo della canzone con cui Sal Da Vinci ha vinto a Sanremo, usata come jingle durante alcuni eventi della campagna per il ‘Sì’. «Sarà per sempre NO!» festeggia sui social.
La reazione della maggioranza
Giorgia Meloni guarda già al post referendum. «Gli italiani hanno deciso – dice sui social – e noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia». Per la Premier «il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso. E noi come sempre rispettiamo la loro decisione». «Resta chiaramente il rammarico – aggiunge – per un’occasione persa di modernizzare».
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Dal governo anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio prende atto «con rispetto della decisione del popolo sovrano». Aggiungendo poi che «non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia».
Rammarico anche da Forza Italia, secondo Antonio Tajani il voto «è una grande prova di democrazia. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera».
Per il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, «questa maggioranza, anche dopo questo risultato, si deve assumere ancora di più la responsabilità di arrivare alla fine della legislatura. Deve essere fatto e si farà ancora di più. Noi abbiamo ricevuto un mandato politico non ci saranno minimamente delle conseguenze. Ora dobbiamo dare una legge elettorale per dare governabilità a maggior ragione dopo questo risultato».
Un’affluenza record
Ma al di là dei risultati un dato che raccoglie reazioni positive trasversali è l’affluenza, che sfiora il 59%. Negli ultimi vent’anni mai così tante persone sono andate a votare per un referendum costituzionale. L’unica eccezione è quello del 2016, il cui risultato ha costretto l’allora premier Matteo Renzi a dimettersi. Dieci anni fa alle urne, aperte solamente per un giorno, si sono presentati il 65% degli aventi diritto. «L’affluenza è una buona notizia» ha detto Giorgia Meloni il 23 marzo, ancora ad urne aperte, andando a votare.
Il significato politico
Ma il voto ha anche un significato politico, soprattutto in vista delle elezioni del 2027 che decideranno quale sarà la nuova maggioranza in Parlamento, che non nominerà solamente il nuovo Presidente del Consiglio, ma molto probabilmente deciderà anche il prossimo Presidente della Repubblica nel 2029. Secondo un sondaggio di YouTrend per Sky TG25 il 34% degli elettori che ha votato No dice di aver voluto dare un segnale politico, contro il 21% degli elettori del Sì.
Il campolargo verso le primarie
Intanto dal campolargo si guarda già alle politiche del 2027. «Spero che il centrosinistra vada rapidamente alle primarie è in condizioni di vincere le politiche» ha detto Matteo Renzi a Radio Leopolda. Anche Giuseppe Conte condivide: «ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma» ha detto in conferenza stampa. Per quanto riguarda un’eventuale partecipazione di Italia Viva invece il leader dei 5 Stelle non si esprime: «il perimetro» dell’alleanza progressista «verrà definito rispetto ai programmi, alla politica estera, alla giustizia, alle politiche sul lavoro, alla sanità» spiega.