Massimo Mussato: “Nessuno vuole castigare i magistrati, ma basta collegamenti tra giudici e PM”

Carriere separate, Alta Corte disciplinare, sorteggio e indipendenza della magistratura. Il Presidente della Camera Penale di Vercelli, l’avvocato Massimo Mussato, spiega perché la riforma Meloni-Nordio renderebbe più equo il sistema giudiziario italiano. 

Perché votare sì?

Perché si tratta di una riforma che tutela tutti e assicura la massima indipendenza al giudice rispetto al potere del pubblico ministero. E realizza il principio della terzietà del giudice rispetto alle parti: accusa e difesa. Parliamo di una riforma che risolve un conflitto logico prima ancora che giuridico: non può colui che è deputato a controllare una parte (il giudice controlla il pubblico ministero e così deve fare anche nel corso delle indagini preliminari) essere collega del soggetto il cui operato deve essere da lui controllato e vivere in una situazione di tale contiguità.

Uguale concorso, uguale tirocinio, uguale formazione, uguale carriera, uguale disciplina, uguale organo disciplinare. È inevitabile che la colleganza rischi – indipendentemente dall’onestà intellettuale dei soggetti che non è in discussione  – di divenire contiguità anche ideologica. Il nostro è un processo di parti.

E poi c’è l’articolo 111 della Costituzione.

Esatto e ci dice che la prova si forma nel contraddittorio tra le parti, davanti a un giudice terzo che deve essere totalmente svincolato dalla pubblica accusa e dalla difesa.

Però è d’accordo con il ministro Nordio quando dice che questa riforma non vuole accelerare i tempi della giustizia?

Sì, sono d’accordo con quanto affermato dal ministro Nordio. Questa non è una riforma che accelera i tempi della giustizia. I tempi della giustizia, insieme ad altre tematiche, costituiscono ben diverso problema. Ma non è una ragione valida per non affrontare un necessario passaggio che la maggior parte dei Paesi europei ha già affrontato, vivendo una giustizia equilibrata ed efficiente. Mi pare di poter affermare che in Europa solo Grecia, Romania e Bulgaria non abbiano le carriere dei magistrati separate. E a ciò non occorre aggiungere altro.

Secondo il presidente dell’Anm Cesare Parodi, non c’è nessuna garanzia che la Corte costituzionale possa impedire riforme che mettano i PM sotto il controllo della politica. Cosa risponde?

Rispondo che è sufficiente leggere il testo dell’articolo 104 della Costituzione così come è espresso in seno alla riforma. La sua prima parte rimane assolutamente identica a prima: “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Qualsiasi norma attuativa che andasse a incidere sull’assoluta indipendenza e autonomia di tutta la magistratura, compresa ovviamente quella requirente, sarebbe contraria al dettato costituzionale e, come tale, sarebbe soggetta a censura della Corte Costituzionale proprio per la sua contrarietà al disposto normativo di cui stiamo parlando.

Quindi l’indipendenza della magistratura è al sicuro?

Si, la riforma non incide sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura proprio per il motivo di cui sopra. La Costituzione, nella parte in cui prevede detta autonomia e indipendenza, è categorica. Rappresenta un vincolo assoluto e tale rimane. Del resto, è sufficiente leggere il testo. Non riesco veramente a scorgere il problema.

E chi dice che le funzioni sono già separate?

La separazione delle funzioni non è la separazione delle carriere. Quest’ultima implica un diverso percorso in termini più generali. La separazione delle funzioni impedisce unicamente che si possa passare da pubblico ministero a giudice o viceversa per più di una volta nel corso della propria carriera. Il concetto di separazione delle carriere coinvolge invece ogni aspetto, incluso il percorso formativo e l’accesso all’ordine della magistratura. Non dimentichiamoci che questa riforma reca in sé medesima altri due fondamentali aspetti che non riguardano soltanto la carriera o la funzione del magistrato, ma implicano lo sdoppiamento del CSM e l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare. Sostenere che le norme esistano già è una forzatura che non trova corrispondenza nella legge. 

A proposito di Alta Corte, che garanzia c’è che sarà più severa del CSM?

Non si tratta di severità. Si tratta di imparzialità e di svincolo integrale di chi deve giudicare. Nessuno vuole istituire un organo castigatore. Si vuole istituire un organo terzo e indipendente ed è cosa ben diversa. Non dimentichiamo che il Presidente della Repubblica, non un soggetto qualunque, ne sarebbe il presidente, al pari di come presiederebbe i due distinti CSM. Quale maggiore garanzia si potrebbe richiedere?

Uno dei punti più criticati è quello sul sorteggio. Perché il sorteggio non rappresenta un problema?

Il sorteggio è volto a evitare la formazione delle correnti che, come abbiamo potuto vedere nel trascorrere del tempo, hanno subito un’evoluzione rispetto alla loro originaria natura, in alcuni casi sconfinando nella disfunzione.

Sta pensando al caso Palamara?

Il caso Palamara è un esempio. Davvero non abbiamo imparato nulla da quei fatti? Mi sia poi consentita la considerazione secondo cui se un magistrato può presiedere un Tribunale o farne parte e comminare pene detentive che si prolungano per una vita intera di una persona, non vedo dove risieda il problema nel fatto che possa gestire anche pratiche amministrative al CSM. Per importanti che siano, non saranno mai della medesima delicatezza della libertà personale dei cittadini. Del resto, viviamo in un ordinamento in cui i sei giurati popolari delle Corti di Assise, che giudicano in ordine ai reati più gravi, sono estratti a sorte. Sempre il sorteggio vede protagonista il Tribunale dei ministri. Perché non la stessa cosa al CSM? Non dimentichiamoci che il CSM non è un organo di rappresentanza politica, ma è un organo amministrativo.

Le norme che regolano i rapporti tra avvocati e giudici sono più stringenti di quelle che regolano i rapporti tra PM e giudici?

Le norme che regolano i rapporti tra magistrati e avvocati sono molto chiare. Devono essere improntati alla dignità e al rispetto reciproco, con divieto per l’avvocato di approfittare di eventuali rapporti di amicizia, familiarità o confidenza con i magistrati. Quelle che regolano i rapporti tra magistrati poco riguardano in questo caso. Noi, avvocati, parte della difesa, non siamo colleghi di nessuno. Loro hanno un rapporto di colleganza che, come detto, può essere foriero, in alcuni casi e non certo sempre, di contiguità anche soltanto ideologica. L’idea dell’accusa non può coincidere con l’idea del giudizio sulla stessa! Questo è il solo punto che conta. 

Perché, secondo lei, in Italia il rapporto tra magistratura e politica è così conflittuale? Cosa si potrebbe fare per migliorarlo?

Il rapporto tra politica e magistratura è conflittuale perché esistono interferenze che non dovrebbero verificarsi. Non voglio entrare in polemica su casi eclatanti in cui la magistratura ha influito sulla politica. Non mi occupo di politica e non sono troppo interessato a questo specifico aspetto. Mi occupo invece di giustizia, e vedo e constato come purtroppo la politica e la logica dei partiti stia cercando di invadere un campo, quello appunto di questo quesito referendario, che dovrebbe essere lasciato al buon senso dei cittadini. Senza strumentalizzazioni che lo rendono privo della nobiltà che merita.

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