Valter Lavitola non riesce a spiegarsi l’accusa di strage commessa con modalità mafiosa mossagli dalla Procura di Roma. Per lui l’accusa è emersa dal decreto di perquisizione firmato dai pm della Direzione distrettuale antimafia lo scorso 4 luglio.
Nelle ultime ore, infatti, gli inquirenti hanno individuato in Lavitola il presunto mandante dell’attentato a Ranucci, che la sera del 16 ottobre 2025 vide esplodere in un fragoroso boato la propria auto e quella della figlia. Solo per un caso fortuito né il giornalista né gli abitanti del vicinato sono rimasti feriti.
Le indagini e il ruolo di Valter Lavitola
Lavitola, ex giornalista-editore, politico e imprenditore, è legato a Ranucci da rapporti di amicizia, come ha confermato lo stesso conduttore di Report. «Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri, quindi mi affido a loro», ha dichiarato Ranucci quando ha appreso la notizia.

Gli inquirenti sono arrivati a Lavitola tramite l’analisi dei telefoni dei 4 arrestati della settimana scorsa: Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis. Dai tabulati sarebbero emersi contatti con una persona, anch’essa indagata, che avrebbe parlato con Lavitola. Tuttavia, si tratta di elementi che sono ancora al vaglio degli investigatori e che saranno oggetto di approfondimenti. Sulla base di quanto raccolto finora, mancano i presupposti per l’applicazione di una misura cautelare e ad oggi il sostituto procuratore di Roma, Edoardo De Santis, si è limitato ad emettere un decreto di perquisizione esteso a tutte le pertinenze di Lavitola.
Secondo le ricostruzioni investigative, l’uomo avrebbe avuto un ruolo centrale nell’attentato ai danni del conduttore. Non solo, infatti, ne sarebbe stato il mandante, ma si sarebbe occupato in prima persona di svolgere il sopralluogo lì dove sarebbe avvenuta l’esplosione. Un mese prima, il 16 settembre, l’ex giornalista e imprenditore si sarebbe recato sul posto insieme a Gomes Clesio Tavares, che – secondo gli inquirenti – collegherebbe Lavitola agli esecutori materiali dell’attentato. A Tavares sarebbe spettato il compito di individuare i “soggetti in grado di reperire l’esplosivo e farlo esplodere” davanti all’abitazione del conduttore.
I guai giudiziari di Valter Lavitola

Il nome di Lavitola non è nuovo alle cronache. Noto per aver fondato la cooperativa che ha rilevato L’Avanti nel 1996 e per essersi candidato alle elezioni europee del 2004 con Forza Italia, aveva stretto rapporti con Silvio Berlusconi. Fu accusato di tentativo di estorsione per aver chiesto al politico 5 milioni. Oggetto del ricatto erano le cene organizzate da uomini potenti nelle quali era coinvolto un giro di escort. La vicenda si concluse nel 2013, quando Lavitola optò per il patteggiamento a 2 anni e 8 mesi.
Aveva patteggiato la stessa pena anche l’anno precedente, nel 2012, per l’accusa di versamento di tangenti al Presidente della Repubblica di Panama, dove viveva da latitante.
Nel 2015 l’ex giornalista, imprenditore e politico venne condannato insieme allo stesso Silvio Berlusconi per corruzione, benché successivamente la Cassazione dichiarò la prescrizione del reato.
I rapporti tra Valter Lativola e Sigfrido Ranucci

Il Riformista documentò l’amicizia tra Lavitola e Ranucci il 21 maggio 2023, quando i due furono immortalati in una foto del giornalista Aldo Torchiaro mentre cenavano in un ristorante di Cefalù. In quel ristorante, di proprietà dello stesso Lavitola, dal 2017 lavorava Tavares, cioè l’uomo che si sarebbe occupato dell’esplosivo utilizzato per l’attentato.
I rapporti tra i due erano già stati oggetto di attenzione in occasione dell’audizione del conduttore di Report da parte della Commissione di vigilanza Rai nel novembre 2023. In quell’occasione il senatore Gasparri rivolse a Ranucci diverse domande su Lavitola, domande alle quali Ranucci rispose senza esitazioni. Spiegò che il loro rapporto era legato alle inchieste svolte e, dinanzi all’insistenza di Gasparri, sottolineò che Lavitola aveva avuto legami proprio con il suo partito.