Arrestati i 4 attentatori di Ranucci. Si cercano ancora i mandanti

«Sto sottocchio, ma assai assai, per mezzo della stupidaggine che hai fatto là a Roma». È quanto si legge in un messaggio indirizzato ad Antonio Passariello, uno dei membri del clan camorristico Cava arrestato insieme ad altre 4 persone – Marika De Filippis, Saverio Mutone, Luca Amato e Pellegrino D’Avino – con l’accusa di essere stati gli esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 rivolto contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci.

All’alba di ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito le misure cautelari richieste dal pm Carlo Villani, ma nell’ordinanza della gip Iole Moricca non è stato riconosciuto il reato di strage, contestato in un primo momento dal pm. La gip, infatti, ha ritenuto che non si trattasse di un attentato finalizzato ad uccidere ma di un’azione criminale di “eccezionale gravità intimidatoria”.

Le intercettazioni

Un ordigno da 200-400 grammi, un boato spaventoso «simile a un terremoto o a una bomba» – come lo avevano definito i residenti. Auto distrutte ma, soprattutto, moltissime vite messe in pericolo.

Il 2 giugno 2026, riguardando online le immagini dell’esplosione, Antonio Passariello commentava: «facciamo la storia». “Una bomba telecomandata… stiamo parlando di 20 anni [di carcere]”, aggiungeva Luca Amato. A svelarlo sono state le intercettazioni, che hanno consentito di chiarire i ruoli di chi aveva partecipato alla fase organizzativa dell’attentato e che si sono rivelate fondamentali anche per comprenderne la dinamica e i retroscena. Un’indagine destinata – con tutta probabilità – ad aprire ulteriori filoni d’inchiesta, come quella sul traffico di materiale esplosivo che ha consentito ai responsabili di reperire la dinamite utilizzata per l’attentato.

L’auto di Sigfrido Ranucci nell’attentato del 16 ottobre 2025

«Me lo fece potente, con un bottone, boom, mamma che abbiamo combinato» affermava uno degli indagati parlando di chi aveva fornito la carica detonante.

Esecutori e mandanti

Sulla base di quanto emerso finora, Antonio Passariello non avrebbe agito per conto del clan Cava. Tramite lo scambio di messaggi con un altro affiliato, infatti, sarebbe emerso il malcontento dei compagni per la sua partecipazione all’attentato contro Ranucci. Un’azione criminale – dicono gli intercettati – che avrebbe attirato su di lui e sugli uomini della sua cerchia le attenzioni degli investigatori.

L’azione criminosa sarebbe stata commissionata da terze persone, di cui non si conosce ancora l’identità. Gli inquirenti, infatti, non hanno ancora confermato l’ipotesi di un incarico affidato dal clan Moccia di Afragola. Intercettato dalla polizia, Passariello ammetteva: «mi contattò uno (…) lo sai com’è (…) quando vai a Roma», ma senza fare riferimenti espliciti al clan alleato, con cui – scrive il gip nell’ordinanza – non vi sarebbero prove di legami.

La Fiat 500X

Un contributo importante all’attività degli investigatori è stato anche quello delle telecamere di sorveglianza pubbliche e private che hanno permesso di individuare una Fiat 500X che, il giorno dell’attentato, aveva viaggiato dalla Campania fino a Torvaianica.
>>Nonostante i tentativi di depistaggio, gli elementi raccolti hanno dimostrato che il traffico telefonico degli indagati – ricostruito tramite l’analisi delle celle telefoniche – era perfettamente sovrapponibile agli spostamenti di quell’auto.

 

Alessandra Falletta Ballarino

Giornalista praticante. Mi sono laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano e i miei ambiti di interesse sono la cronaca nera e la cronaca giudiziaria. Mi caratterizzano l’attenzione ai dettagli, la tendenza ad andare oltre le apparenze e il vizio di fare domande. Amo scrivere di storie complicate ed interrogarmi su tematiche scomode.

No Comments Yet

Leave a Reply