Premier League, la nuova Beat Generation delle panchine

L’Inghilterra, come diceva un vecchio film, non è un Paese per vecchi. Sicuramente non lo è per quanto riguarda le panchine di Premier League. Dopo l’addio di Jürgen Klopp prima e di Pep Guardiola poi, in molti avevano scritto la parola “fine” su un’epoca contraddistinta da una metamorfosi del football.  Da un calcio fisico, burbero, che godeva nella lotta in mezzo al campo e negli interventi duri sull’avversario, è diventato negli ultimi anni uno spettacolo basato su un gioco molto offensivo, con grandi giocate individuali e sulla volontà di imporre la propria forza piuttosto che subire quella altrui.

Una nuova Beat Generation

I due mostri sacri della panchina sono riusciti a lasciare un’eredità più duratura di qualsiasi trofeo. Diventando precursori di un nuovo modo di intendere il gioco, le loro idee hanno attecchito in una generazione di allenatori giovani, coraggiosi e ambiziosi. Una sorta di Beat Generation del calcio, che fa del pressing alto il proprio manifesto, che crede nel possesso come strumento di controllo, e che ha il coraggio di andare a fare la partita anche quando sarebbe più comodo aspettare.

Dalla Spagna al Regno Unito

I nomi sono tanti. Andoni Iraola, nuovo arrivato sulla panchina del Liverpool, aveva già dimostrato al Bournemouth di poter sfidare club con budget di gran lunga superiori, giocandosi fino alla fine del campionato la qualificazione in Champions League.

Andoni Iraola, nuovo allenatore del Liverpool

E dallo stesso quartiere di San Sebastiàn, El Antiguo, dove è nato l’allenatore basco, viene anche Xabi Alonso. Chiamato dal Chelsea per rilanciare il nuovo progetto tecnico dopo un’annata travagliata passata a galleggiare a metà classificata.

Michael Carrick, invece, ha guidato il Manchester United verso l’Europa che conta quando al suo arrivo i Red Devils si trovavano in una situazione difficile di classifica. E dall’altra parte di Manchester, Enzo Maresca, dopo aver conquistato la promozione col Leicester, ha raccolto una delle eredità più importanti della storia del calcio: quella di Pep in salsa citizen.

Enzo Maresca prenderà il posto di Pep Guardiola sulla panchina del Manchester City

E poi c’è Mikel Arteta, che dopo otto anni e due secondi posti ha finalmente alzato la Premier League, strappandola proprio al suo maestro.

Bravura non fa rima con esperienza

Nessuno di loro supera i 46 anni: un’età in cu in Italia sei ancora considerato un giovincello a cui manca esperienza. Come dimostra anche il caso di Roberto De Zerbi, che dopo aver lasciato il nostro Paese alla ricerca di un palcoscenico che gli desse fiducia, lo ha trovato al Brighton, ottenendo una storica qualificazione in Europa League. Dopo un anno in chiaroscuro al Marsiglia è stato chiamato a stagione in corso per salvare il Tottenham i un momento complicato. Il caso più estremo è però quello di chi ha preso il posto dell’ex Sassuolo e Benevento sulla panchina delle Eagles: Fabian Hurzeler.

Fabian Hurzeler ha preso il posto di Roberto De Zerbi al Brighton

Aveva 31 anni quando il club lo scelse. Tedesco di formazione, con una carriera costruita quasi interamente fuori dai riflettori, Hurzeler ha preso in mano una squadra in difficoltà e l’ha riportata in Europa.

Dando fiducia a questa nuova generazione di allenatori terribili l’Inghilterra ha dimostrato come l’età sia solo un numero, che non conta solo l’esperienza, ma soprattutto le idee che la persona possiede e che forse valgono più di un numero su un pezzo di carta.

Marco Fedeli

Calciofilo, milanese ma col cuore al mare. Mi occupo di sport e di esteri, ma anche di intelligenza artificiale. Ho svolto lo stage a Sky Sport.

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