Era il 2004. Sulla panchina sedeva Arsene Wenger, in mezzo al campo c’era Patrick Vieira e in attacco Thierry Henry. L’Arsenal vinceva la Premier League, l’ultima fino alla tarda serata del 19 maggio 2026. Il pareggio del Manchester City sul campo del Bournemouth, che sogna la Champions League, regala ai Gunners un titolo storico che mancava da oltre vent’anni. Il quattordicesimo della sua storia. All’Emirates Stadium esplode la gioia dei giocatori, riuniti insieme nella speranza che si verificasse proprio questo scenario. Dopo tre secondi posti consecutivi e un’attesa che pareva infinita, la festa può cominciare.
La resa del City
Un campionato stile montagne russe: su, giù e poi di nuovo su. Il titolo sembrava nelle mani dell’Arsenal fino a metà girone di ritorno. Poi il blackout e lo scontro diretto perso contro il Manchester City che, dopo il recupero della partita in meno, il 22 aprile si è trovato primo a pari merito con gli uomini di Arteta e con una miglior differenza reti (che in caso di parità finale avrebbe regalato a loro il titolo). Dalla sconfitta contro Donnarumma e compagni, però, l’Arsenal non ha più concesso nulla. Letteralmente.
Nelle ultime 4 partite, 6 gol fatti e nessuno subito. Dodici punti che, complice il pari dei Citizens contro l’Everton, l’hanno riportata prima in solitaria e padrona del proprio destino. Il primo match point è quello buono. Il Bournemouth, la cenerentola di questa stagione, ferma in casa il Manchester City e regala l’aritmetica vittoria dello scudetto ai biancorossi. Dopo aver rischiato un altro suicidio sportivo, tifosi e giocatori possono liberare quell’urlo strozzato in gola da ventidue lunghi anni.
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— Premier League (@premierleague) May 19, 2026
Festa con moderazione
L’hanno accarezzato e sognato fino a bramarlo. Quel trofeo di Campioni d’Inghilterra domenica sarà finalmente tra le mani dei giocatori. E domenica a Selhurst Park, la casa del Crystal Palace, il capitano Martin Ødegaard lo alzerà al cielo, dando via a una festa che però non durerà più di una serata.
Quella che è già una stagione da ricordare, potrebbe infatti diventare epica. Il 30 maggio, a Budapest, l’Arsenal affronterà il PSG nella finale di Champions League. Una sfida che sulla carta vede i parigini partire con i favori del pronostico. I gunners, però, ci arrivano con un peso in meno e uno stimolo in più: la conquista di un titolo che stava diventando un tabù e la volontà di conquistare la prima coppa con le orecchie nella storia del club.

Italians (can) do it better
Nella povertà del calcio italiano a livello internazionale, tra Nazionale e competizioni a squadre, un azzurro si gode il titolo del campionato più competitivo al mondo: la Premier League. Riccardo Calafiori, al suo secondo anno ai Gunners, ha giocato con continuità al fianco di Gabriel e Saliba. Formando con loro un vero e proprio fortino davanti alla porta di Raya, che spesso e volentieri le squadre avversarie non hanno saputo violare.
I nuovi campioni hanno infatti subito solamente 26 reti in 37 match di campionato, una media di 0.7 a partita. La retroguardia dei biancorossi si è rivelata più efficiente dell’attacco straripante del City, autore di 76 centri e con una partita ancora da giocare. Due cavalli di razza arrivati sull’ultimo rettilineo testa a testa. Il musetto davanti, però, lo ha messo l’Arsenal, svegliando Guardiola dal sogno di lasciare Manchester con un ultimo titolo.