Poste italiane vuole tutta TIM: le telecomunicazioni potrebbero tornare pubbliche

In filosofia esiste un concetto, l’“eterogenesi dei fini”, per cui le nostre azioni producono un effetto non voluto e spesso opposto al fine che ci eravamo prefissati. È quello che è successo alla TIM. Dopo quasi trent’anni dalla sua privatizzazione, la famosa azienda di telecomunicazioni potrebbe tornare sotto il controllo pubblico. Poste Italiane infatti ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) da 10,8 miliardi su tutte le azioni dell’azienda. Dal momento che Poste ha come primo azionista lo Stato italiano, se l’operazione andasse a buon fine TIM tornerebbe ad essere un’azienda pubblica.

Telecom e Poste italiane

Tutto ha inizio nel 1994, l’anno in cui il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni prende due grandi decisioni. La nascita di Telecom Italia dalla fusione della storica Sip, l’azienda pubblica che ha gestito il monopolio in Italia con gli altri rami del gruppo IRI-STET, e la trasformazione del Ministero nell’Ente Poste Italiane.

Privatizzazioni e debiti

Nel 1997, sotto il governo Prodi, il Ministero delle Finanze decide di quotare in borsa Telecom. Si tratta della più grande privatizzazione della storia italiana, in linea con la tendenza anche all’estero nel settore delle telecomunicazioni.

Nel 1999 poi la svolta. Sotto il governo D’Alema una cordata di imprenditori guidata da Roberto Colaninno, manager dell’Olivetti, lancia una scalata ostile attraverso un Leveraged Buyout.

Società Olivetti

Sostanzialmente i compratori si fanno prestare decine di miliardi dalle banche per rastrellare le azioni Telecom e, una volta preso il comando, scaricano quel debito immenso direttamente sui bilanci dell’azienda acquisita. È un’operazione che lascia Telecom Italia con una montagna di debiti e con una governance instabile.

La divisione

Una montagna di debiti che non è mai stata davvero smaltita. Cambia la proprietà: arriva Marco Tronchetti Provera, poi i fondi, poi Bernabè, poi ancora altri. Il copione però resta lo stesso: una società che cerca di gestire reti costosissime in un mercato sempre più competitivo, con un bilancio appesantito da anni di manovre finanziarie. Fino allo smembramento del 2023. La NetCo, la società che possedeva la rete, viene ceduta al fondo americano KKR per circa 22 miliardi di euro. Telecom Italia, che ha cambiato nome in TIM, rimane con i servizi al cliente, con il brand, con i dipendenti e con i debiti.

Marco Fedeli

Calciofilo, milanese ma col cuore al mare. Mi occupo di sport e di esteri, ma anche di intelligenza artificiale. Ho svolto lo stage a Sky Sport.

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