«Arrivederci, Fantasista». Così il grande amico Enrico Ruggeri ha ricordato Evaristo Beccalossi nel giorno della sua scomparsa all’età di 69 anni. A lui, e ad altri grandi 10 del passato, il cantante aveva dedicato una canzone nel 1997 intitolata proprio «Il Fantasista». Lo sport italiano piange un altro suo campione dopo l’addio ad Alex Zanardi.
Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì nella clinica della Poliambulanza di Brescia, dove l’ex giocatore di Brescia e Inter era ricoverato dopo il malore accusato nel gennaio 2025 e il lungo periodo di coma. Le sue condizioni di salute erano critiche. Lascia la moglie Danila e la figlia Nagaja. I funerali si terranno venerdì 8 maggio alle ore 13.45 nella Chiesa Conversione di San Paolo di Brescia, la sua città natale.
Gli esordi a Brescia e i successi all’Inter
Beccalossi cresce nelle giovanili della squadra della sua città, il Brescia, con la quale esordisce tra i professionisti l’8 aprile 1973, a poco meno di 17 anni, in Serie B. Con la maglia delle Rondinelle sviluppa tutto ciò che poi metterà in mostra con quella dell’Inter, dal 1978 in avanti.
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Era uno di quei 10 che restano impressi nella memoria storica del calcio italiano. Mancino (o meglio ambidestro) imprevedibile, sempre propenso al dribbling, tanto da farsi soprannominare “Dribblossi” da un gigante della penna come Gianni Brera.
Veste la maglia dell’Inter per 6 stagioni, fino al 1984, nelle quali ha giocato 216 partite segnando 37 gol. In questo arco temporale, il fantasista ha conquistato uno scudetto (il dodicesimo) e una Coppa Italia ed è lì che ha formato la coppia con Alessandro “Spillo” Altobelli. «Il vero morto sono io. Sono in Kuwait, sto cercando dei voli per tornare» ha commentato l’amico fraterno ai microfoni del Corriere della Sera.
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Il post carriera tra Nazionale e televisione: una personalità eccentrica
Dopo l’esperienza nerazzurra, Beccalossi inizia una serie di avventure che dalla Sampdoria lo portano fino al Breno, squadra della Vallecamonica, con la quale si ritira al termine della stagione 1990/91. A fine carriera ha lasciato il calcio per occuparsi di marketing per la Sony, prima di ricoprire il ruolo di opinionista televisivo per svariate trasmissioni, tra le altre anche La Domenica Sportiva sulla Rai, e avere compiti anche nelle nazionali giovanili, prima da capo delegazione di U19 e U20 e poi nello staff dell’U19.

Aveva una personalità eccentrica: «Niente regole? Le mie. La sera, Milano era bellissima – raccontò alla Gazzetta dello Sport nell’ultima intervista rilasciata nel 2023 –. Cenavo tardi, poi andavo in giro, finivo al Derby o in altri locali. La mattina dormivo un po’ di più». E i rimpianti? «Zero. Mi sarebbe piaciuto fare il Mondiale ‘82, ma mio padre mi aveva insegnato a trasformare una delusione in un’opportunità. E così seguii quel Mondiale come commentatore da Montecarlo: un mese bellissimo». In fondo Beccalossi era così: «Ho sempre giocato per divertirmi, non per faticare». Un uomo d’altri tempi.