L'analisi

La guerra dei droni: una nuova frontiera e un asset per Kiev

I droni ucraini colpiscono la Russia sempre più in profondità, suggerendo l’inizio di una nuova fase della guerra e della forza produttiva di Kiev. La guerra dei droni, che nel 2022 appariva come un adattamento tattico, ormai è diventata una nuova strategia bellica, nonché un asset industriale strategico.

L’ultimo attacco ucraino

Nella notte tra il 16 e il 17 maggio droni ucraini hanno raggiunto il territorio di Mosca. Le autorità hanno affermato di averne abbattuti 556. Due persone sono morte e ci sono molti i feriti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’operazione «una risposta assolutamente giusta» ai continui bombardamenti russi contro le città ucraine che continuano a causare vittime tra i civili. Tra gli obiettivi del raid c’è il parco tecnologico Elma di Zelenograd, che ospita aziende attive nei settori della microelettronica, della robotica, dell’informatica e della ricerca scientifica; una stazione di carico carburante; parte dell’infrastruttura di oleodotti che circonda la capitale. Sono obiettivi strategici mirati, che segnano l’inizio di una nuova fase di risposta ucraina alla guerra iniziata da Vladimir Putin nel 2022 e che sarebbe dovuta durare “solo qualche giorno”.

Un incendio nella zona di Mosca a seguito dell’attacco dei droni ucraini
Un nuovo asset strategico

Quattro anni fa, quando è iniziata “l’operazione militare speciale” di Mosca, quasi tutte le armi dell’esercito ucraino erano costruite all’estero. «Nel 2022 abbiamo prodotto armi per un valore di 1.000 milioni di dollari. Nel 2023 abbiamo triplicato questa cifra a 3 miliardi e nel 2024 l’abbiamo triplicata di nuovo a 9 miliardi», ha dichiarato il ministro delle Industrie strategiche German Smetanin. Oggi Kiev produce in casa il 40% del proprio fabbisogno militare. Un’industria che è cresciuta in modo vorticoso. Dal 2026 l’Ucraina ha raggiunto una nuova scala produttiva, con quantità più elevate e modelli più sofisticati, come dimostra l’ultimo attacco alla Russia, che è riuscito a penetrare in profondità del territorio nemico. Questi raid non sono più episodici e non sono più simbolici. Ora hanno la capacità di mirare a obiettivi strategici e in modo continuo.

La nuova frontiera di guerra

Sul piano militare gli ucraini hanno ora una possibilità in più. Contando sia su una nuova capacità di produzione elevata sia su tecnologie sempre più sofisticate e capaci di colpire in profondità, possono instaurare una guerra anche sul piano del logoramento, con obiettivi militari a lungo termine. Mentre Mosca, per potersi difendere e intercettare i droni, è costretta a stanziare sempre più sistemi di difesa su un territorio sempre più vasto, riducendone così l’efficacia e aumentando i costi difensivi. Costi che si sommano a quelli già pesanti per portare avanti l’azione offensiva.

La guerra dei droni si sta affermando sempre di più come un nuovo modello bellico, anche in altri teatri di guerra, come il Medio Oriente. Non si presenta più come un’alternativa logistica, ma un importante asset industriale e militare. Con la velocità di produzione e i costi relativamente contenuti i droni si stanno affermando come la nuova frontiera delle guerre contemporanee.

Un modello di drone da guerra usato dall’esercito ucraino
Martina L Testoni

Sono nata e cresciuta a Brescia dove il mondo mi sembrava piccolo e chiuso. Poi, quasi all’improvviso, mi sono trovata a vivere tre mesi a Los Angeles e girando per l’America ho scoperto quanto è bello il mondo e quanto sono incredibili le relazioni politiche che lo fanno girare. Dopo un viaggio in Giappone, di questo mondo mi sono innamorata. Ora lo voglio raccontare e spiegare, per portarne un pezzetto a tutti con le parole.

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