È prevista a giorni l’audizione del giornalista Davide Vecchi, che verrà ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta per il caso David Rossi in merito alle dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane dalle persone ascoltate. Nell’attesa di conoscere le domande cui verrà sottoposto, é possibile tracciare la pista investigativa delle nuove indagini a partire da quanto emerso nelle precedenti sedute della Commissione. Ma non si tratterebbe – o non soltanto – della questione della valigetta nera, appartenuta a Rossi e mai ritrovata, o delle possibili connessioni con il mondo della criminalità organizzata di stampo mafioso.
Da quanto emerge dalle dichiarazioni di Gianluca Vinci, presidente della Commissione, e dall’audizione della settimana scorsa a Sergio Rizzo e Fiorenzo Gili – visionabile cliccando qui – l’attenzione sembra concentrarsi soprattutto su un soggetto dall’identità poco chiara: l’imprenditore mantovano Antonio Muto.
L’audizione del giornalista Sergio Rizzo
Il primo testimone ascoltato nell’audizione nella settimana scorsa è Sergio Rizzo, uno dei giornalisti più esperti delle operazioni finanziarie realizzate dal Monte dei Paschi di Siena. Nell’ambito dell’inchiesta giornalistica sull’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Mps, si interessò alla vicenda di David Rossi, evidenziando nei suoi articoli le incongruenze delle indagini e mettendo in dubbio la ricostruzione degli inquirenti. La morte di David Rossi fu archiviata come suicidio per due volte, prima nel 2013 e poi nel 2017, ma le immagini della caduta e i lividi sul corpo di David non hanno mai smesso di suscitare perplessità.
Il ruolo del giornalista Sergio Rizzo è diventato centrale nella ricostruzione di quanto accadde la sera del 6 marzo 2013 – quando David Rossi precipitò dalla finestra del suo ufficio – a partire da un articolo pubblicato da Repubblica il 5 novembre 2017. Nell’articolo il giornalista rese pubblico il racconto dell’ex legale della famiglia Rossi, l’avvocato Goracci, che gli aveva riferito di aver incontrato un uomo di nome Antonio Muto. «Diceva che avrebbe dovuto incontrare David Rossi la sera in cui morì, ma arrivò tardi. Giunto all’imbocco del vicolo di Monte Pio venne aggredito e poi allontanato dallo sparo di un colpo di pistola con il silenziatore». Queste le parole con cui Rizzo ricostruisce la testimonianza dell’avvocato.
Il mistero sull’identità di Antonio Muto
In un primo momento, la versione riferita dal sedicente Antonio Muto non convinse l’avvocato della famiglia Rossi, che tuttavia rimase colpito da un dettaglio. Muto aveva raccontato che nei suoi ultimi giorni di vita David Rossi era solito portare con sé una valigetta nera da cui non si separava mai. Questa circostanza venne poi confermata dal fratello di David, Ranieri, che raccontò di aver notato una valigetta nera il giorno in cui andò insieme al fratello a fare visita al padre, al tempo ricoverato in ospedale. Un elemento che, seppure riscontrabile, si scelse di non approfondire. Ma non è la valigetta nera l’aspetto centrale dell’episodio in cui compare Muto.
«A Mantova ci sono 15 Antonio Muto che svolgono l’attività di imprenditori edili».
Il punto più controverso della testimonianza resa dall’avvocato Goracci arriva ora. Alcuni giorni dopo l’incontro con il sedicente imprenditore mantovano, il legale si trovava a guardare una puntata della trasmissione di Report sui grandi debitori di Mps. Tra gli intervistati c’era un uomo che diceva di chiamarsi Antonio Muto, ma quello non era l’uomo che aveva incontrato.
«Chiesi come mai non si fosse cercata questa persona», racconta Rizzo durante l’audizione. «Nastasi, uno dei sostituti procuratori di Siena dell’epoca, mi disse “noi siamo convinti che si sia trattato di suicidio. Lei ha visto dal video come è caduto?” e io, tra me e me, pensai che proprio perché avevo visto il video questa affermazione mi sembrava singolare». Ma il PM Nastasi – continua Rizzo – aveva manifestato fin dal principio la convinzione che si trattasse di un suicidio. Lo aveva creduto dal momento in cui era sopraggiunto sulla scena del ritrovamento del corpo.
Antonio Muto era stato citato anche da un’ex dipendente del Comune di Siena, Giovanna Ricci. Nell’audizione del 22 marzo – visionabile cliccando qui – la donna aveva riferito quanto le avrebbe detto un uomo di Mantova conosciuto alcuni anni prima della morte di David Rossi. Si tratta di un geometra di cui la donna non ricorda il cognome, ma che si è scoperto rispondere al nome di Fiorenzo Gili. Ed è proprio Gili il secondo testimone ascoltato nell’ultima seduta della Commissione d’inchiesta.
I numeri comparsi sul telefono di David Rossi
«Venne fuori che sul telefonino di David Rossi era partito o arrivato – ora non ricordo, dice il giornalista Sergio Rizzo – uno stranissimo numero. Corrispondeva al numero di un certificato di deposito della Banca di Puglia e Basilicata nel comune di Viadana, in provincia di Mantova». Durante l’audizione Sergio Rizzo ha raccontato anche di uno strano numero comparso sul telefono di Rossi: 4099009. Sebbene fosse un numero della rubrica, si tratterebbe – secondo le sue ricostruzioni – di un codice riferibile a un documento bancario.
«Quando chiesero a TIM o a Telecom cosa fossero quei numeri, risposero che erano i numeri della ricarica telefonica. Tuttavia, credo che David non avesse un telefono con la ricarica telefonica» ha precisato Rizzo. Rimane il fatto che, a prescindere dalla natura di quei numeri, la loro presenza sul telefono indicherebbe – secondo l’inchiesta giornalistica – la presenza di un’attività sul telefono di Rossi dopo la sua morte.
L’audizione di Fiorenzo Gili
Il secondo testimone dell’ultima audizione è Fiorenzo Gili, un geometra di Mantova ascoltato per ricostruire le possibili connessioni tra David Rossi e il mondo imprenditoriale del mantovano. La sua audizione è avvenuta a seguito della testimonianza dell’ex vigilessa Giovanna Ricci che, nel rendere la sua testimonianza, aveva parlato di Gili. L’uomo le avrebbe parlato di appuntamenti frequenti tra David Rossi e Antonio Muto. Tuttavia, ascoltato sul tema, il geometra ha smentito la Ricci su ogni punto.
Fiorenzo Gili non si è limitato a smentire le dichiarazioni di Giovanna Ricci, è andato oltre. Ha riferito che la donna gli avrebbe parlato del caso di David Rossi manifestando la convinzione che molti sapessero la verità sulla sua morte e che non parlassero per paura, considerati anche i legami – a suo dire – con la ‘ndrangheta.
I legami tra Fiorenzo Gili e Antonio Muto
«Conoscevo Antonio Muto personalmente. Era un imprenditore edile le cui società sono poi fallite. Lo conoscevo perché nel mio studio ci occupiamo anche di amministrazioni condominiali e avevamo in amministrazione dei condomini che aveva costruito lui. Mi capitava di sentirlo per telefono o di incontrarlo, ma più spesso parlavo con membri del suo ufficio o con sua moglie».
Il geometra ha parlato del rapporto con l’imprenditore Muto come di un rapporto esclusivamente professionale. Ha raccontato di aver fatto per lui dei progetti, di avergli fornito alcuni dati catastali dell’appartamento che aveva costruito, ma di non aver avuto con lui una vera e propria conoscenza. Le indagini sul conto dell’imprenditore erano un fatto risaputo a Mantova, ma Gili ha raccontato di non essere a conoscenza di informazioni ulteriori rispetto a quelle di dominio pubblico.
La figura di Marco Montesano
Tra i condòmini degli appartamenti amministrati da Fiorenzo Gili vi è anche un altro personaggio oggetto di interesse da parte della Commissione d’inchiesta. Si tratta di Marco Montesano. «Mi è stato detto da Fiorenzo – aveva raccontato la Ricci – che Muto ancora vende e compra appartamenti attraverso il Mps. Un giorno sì e uno no Muto era a Siena e, attraverso Marco Montesano, già direttore del Mps invischiato nel cda di Mps, aveva accesso a notizie riservatissime sui conti correnti, sui bonifici e sull’afflusso di denaro in genere cui non era possibile accedere se non violando la riservatezza dei dati della banca in questione. Montesano, uomo di ‘ndrangheta di circa 70 anni, parlava spesso con David Rossi e con Antonio Muto, soprattutto con quest’ultimo».

Messo a conoscenza delle dichiarazioni di Giovanna Ricci, Gili ha negato di aver mai parlato di Montesano con la donna. Ha spiegato di averla conosciuta molto prima – tra il 2016 e il 2017 – rispetto a Montesano.
Quest’ultimo aveva acquistato all’asta uno degli appartamenti costruiti dall’imprenditore Muto e messi all’asta dopo il fallimento della sua società edile. «Ho visto per la prima volta Marco Montesano a novembre del 2018 durante un’assemblea condominiale. Secondo me era in pensione quando l’ho conosciuto. Ho saputo dopo che era stato un funzionario di Mps».
L’attesa di nuovi sviluppi
Con la sua testimonianza, il geometra Fiorenzo Gili si è tirato fuori da ogni possibile legame con tutti i personaggi citati nell’audizione: da Antonio Muto, a Marco Montesano fino a David Rossi. La sua testimonianza è comunque servita a portare una nuova prospettiva rispetto al quadro indiziario costruito a seguito dell’audizione di Giovanna Ricci. Tuttavia, poiché le due versioni sono così contrastanti, saranno centrali le dichiarazioni che verranno rese dal giornalista Davide Vecchi, anch’egli, come Sergio Rizzo, esperto della vicenda della morte di David Rossi. Per il momento l’unico punto fermo della Commissione d’inchiesta è che il responsabile della comunicazione di Mps certamente non si è tolto la vita.