Il Guardian compie 200 anni

Moriva Napoleone e nasceva il Guardian. È di duecento anni fa la prima edizione del quotidiano inglese di stampo mondiale e progressista. Nato come settimanale del Regno Unito, raggiunge oggi dimensioni globali con redazioni e sostenitori in tutto il mondo.

La storia

Fu del mercante di cotone John Edward Taylor l’idea di creare, il 5 maggio del 1821, una testata che sostenesse gli ideali della classe media liberale, allora al centro del dibattito pubblico britannico.

Nasce a Manchester, nel clima industriale e operaio, nella vivace via di Market Street.  Al costo di 7 pence, The Manchester Guardian, primo nome della testata, mandava in stampa il giornale una volta a settimana a 7 pence. Solo dopo il 1885, con l’abolizione della tassa sulla stampa, la redazione riuscì a trasformarlo in un quotidiano.

Copertina della prima edizione del The Manchester Guardian

Inizialmente gli interessi del Guardian vertevano principalmente sugli accadimenti cittadini. Tematiche orientate verso gli interessi di sinistra arrivarono più avanti, grazie a Charles Prestwich Scott, direttore dal 1872 al 1929, facendo guadagnare al giornale notorietà sul piano nazionale e internazionale.

Con la crescita d’importanza e la nascita di altri giornali concorrenti, il Guardian si trasferì a Londra e rafforzò la svolta progressista.

L’epidemia di Manchester e il Covid-19

Katharine Viner, attuale direttrice del Guardian, ha raccontato, in occasione dell’anniversario dei duecento anni, un aneddoto della storia del giornale che ricostruisce l’approccio del Guardian alle dinamiche dell’informazione.

Ricordo il giorno, alla fine di marzo 2020, in cui mi sono preoccupata per la prima volta che non saremmo stati in grado di pubblicare un giornale per la seconda volta nella storia del Guardian. Quindi ho guardato alla storia del Guardian. Come hanno fatto uscire il giornale durante l’epidemia influenzale del 1918, che uccise 228.000 persone in Gran Bretagna e oltre 50 milioni in tutto il mondo? Com’è stato per i giornalisti del Manchester Guardian?

La sfida della narrazione della pandemia ha rappresentato per il Guardian l’occasione di dichiarare lo scopo del loro giornalismo, uno scopo mantenuto in modo coerente per oltre due secoli: andare oltre alla semplice trasmissione degli eventi per ottenere un profitto, raccontare in modo umano questi eventi di shock e immediatezza.

Fin dalla nascita e successivamente alla epidemia influenzale di Manchester, il Guardian non si è occupato solo delle notizie del giorno, ma di come le persone potessero utilizzare l’informazione per migliorare la realtà che stavano vivendo. Oggi, di fronte alla pandemia di Covid-19, la missione non è cambiata: “un giornale costruito sui fatti e guidato dai suoi valori, un giornale con un’esistenza morale oltre che materiale”.

Primo centenario del The Guardian
Cosa è il Guardian oggi

Con il pareggio di bilancio del 2019, il Guardian oggi è ritenuto uno dei grandi quotidiani più in salute in Europa. Attraverso un sistema ibrido senza paywall ma che cerca di creare una comunità che si riconosce nell’approccio del giornale, il quotidiano ha saputo andare incontro ai gusti e alle sensibilità del suo pubblico.

Nel 2017 il Guardian ha individuato cinque principi alla base del suo giornalismo che ha scelto di rinnovare in occasione dell’anniversario:

  • Sviluppare idee che aiutano a migliorare il mondo, non solo a criticarlo
  • Collaborare con i lettori e altri per avere un impatto maggiore
  • Diversificare, per ottenere rapporti più ricchi all’interno della redazione
  • Avere un impatto significativo nella professione giornalistica
  • Riferire in modo equo sulle persone e sul potere
Perché testate come il Guardian ci servono per il futuro del giornalismo

Reader funded, not billionaire backed”: il motto del Guardian aiuta a capire, nel panorama giornalistico attuale, quali siano i valori a cui la professione debba fare riferimento. Un’informazione non solo imparziale e lontana dai condizionamenti dei potenti ma anche critica e studiata sulle necessità del pubblico.

Il Guardian ha puntato tutto sulla qualità del suo giornalismo, e, fedele alla sua immagine, su inchieste di ampia risonanza. Questo gli ha permesso di guadagnare di più attraverso i suoi lettori che non con le pubblicità, in un’idea di giornalismo fidelizzato e finanziato dal pubblico di riferimento. Un pubblico attivo e partecipativo ma non eccessivamente condizionante, come spesso accade nelle logiche di divulgazione dei social media.

Con una serie di eventi e pubblicazioni, il Guardian celebra il bicentenario “evidenziando da dove veniamo, dove stiamo andando e l’impatto che abbiamo avuto sul mondo”.

 

 

Viola Francini

Di sangue toscano, vivo a Milano da 4 anni e sogno il giornalismo da quando ne avevo 9. Innamorata dell’arte in tutte le sue forme, guardo il mondo con il filtro della poesia sugli occhi. Mi piace raccontare la cultura, quella che parla di società e realtà umane. Laureata in Linguaggi dei Media all'Università Cattolica, ho collaborato con la redazione NewsMediaset e scrivo per MasterX come giornalista praticante.

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