«Sei più bella di un gol al 90’». Quante volte abbiamo sentito questa frase: un apprezzamento romantico per una persona amata e, intrinsecamente, una dichiarazione d’amore verso quel brivido che solo una rete allo scadere può regalare agli appassionati. Se poi quella rete arriva addirittura oltre l’ultimo minuto regolamentare, il brivido diventa euforia. E se quello è il gol con cui la propria nazionale supera un turno a eliminazione diretta ai Mondiali, probabilmente dall’euforia ci si avvicina all’estasi. Fino all’ultima edizione si trattava di una rarità, ma già a partire dai sedicesimi di finale questa Coppa del Mondo sembra poter invertire la tendenza.
All’ultimo respiro
Delle quattro partite a eliminazione diretta disputate sin qui, infatti, ben due sono state decise da un gol segnato nei minuti di recupero. Ci ha pensato subito il Canada, nella prima uscita dei sedicesimi di finale, ad “aprire le danze”: il diagonale di Eustaquio al 92’ ha permesso ai padroni di casa (per un terzo) di conquistare per la prima volta nella propria storia gli ottavi di finale dei Mondiali, ai danni del Sudafrica. Nemmeno 24 ore dopo è arrivato il turno del Brasile. Dopo una gara in salita, contro un Giappone che si preannunciava un avversario tutt’altro che semplice, Gabriel Martinelli è riuscito a portare i suoi verdeoro al turno successivo con un guizzo al 95’.
🇲🇦 SULLE SPALLE DI DIOP
Issa Diop non ha esattamente fatto di tutto per essere amato dal popolo marocchino.
In passato, accostato alla nazionale nordafricana, aveva in maniera fin troppo sincera asserito che la sua unica ambizione era la nazionale francese, e che sarebbe stato… pic.twitter.com/SXe0paODjw— Sottoporta (@Sottoporta_ICI) June 30, 2026
A dire il vero manca all’appello un’altra rete realizzata oltre il 90’ durante questi sedicesimi. Non decisiva, ma che ha cambiato il destino di una qualificazione. Perché il successo del Marocco ai calci di rigore contro l’Olanda nasce dal colpo di testa di Issa Diop. La palla ha varcato la linea di porta 5 secondi esatti dopo l’ultimo minuto, pareggiando la prima rete di Gakpo e permettendo ai Leoni dell’Atlante di giocarsi ad oltranza il passaggio del turno.
Una rarità ai Mondiali…fino ad oggi
Prima di quest’anno era capitato solo quattro volte che la qualificazione di una nazionale al turno successivo di una Coppa del Mondo fosse decisa nei minuti di recupero. Il primo a riuscirci è stato Edgar Davids nel 1998: una gran botta di sinistro da fuori con la quale, al 92’, ha di fatto eliminato la Jugoslavia regalando agli Orange l’accesso ai quarti. Segue l’olandese in ordine cronologico un’altra vecchia conoscenza della Serie A, in un momento che è ancora oggi nella leggenda del calcio italiano. 95’. Totti sul dischetto. Italia-Australia 1-0. Non serve aggiungere altro.
Più recenti sono le reti che completano questa speciale lista. Nel 2014 è ancora protagonista l’Olanda, ancora con un 2-1, ancora agli ottavi di finale. A farne le spese questa volta è il Messico: la firma di Klaas Jan Huntelaar, con un rigore al 94’. Chiude l’elenco il contropiede fulmineo con il quale il Belgio ha eliminato il Giappone nel 2018, finalizzato quattro minuti oltre il tempo regolamentare da Nacer Chadli.
Perché così pochi?
A leggere questi numeri sorge spontanea una domanda. Possibile che prima del 1998, in 15 edizioni della Coppa del Mondo, non si sia mai verificata un’eventualità simile? Risposta: all’incirca. Era estremamente difficile, infatti, registrare un qualsiasi gol segnato nei minuti di recupero prima di quell’anno. Per un motivo molto semplice: l’obbligo per il quarto ufficiale di comunicare al pubblico il tempo di recupero concesso dall’arbitro è stato introdotto dall’IFAB proprio nella stagione 1997/98. Rendendo di fatto i Mondiali di Francia ’98 la prima edizione dal recupero “esplicito”.
Una soluzione che in Italia era stata già adottata dal 1996, dopo le polemiche scoppiate in seguito ad un Cremonese-Juventus di quello stesso anno. Nel finale i bianconeri raggiunsero il pareggio grazie a Vierchowod, autore del 3-3 ben oltre il 90’ minuto. Risultato: dagli spalti iniziò a piovere di tutto, preludio di una serie di giornate infuocate che avrebbero portato alla svolta. Il quarto ufficiale avrebbe iniziato a mostrare al pubblico i minuti di recupero assegnati dall’arbitro tramite la lavagnetta luminosa, fin lì dedicata solamente a segnalare le sostituzioni.

Tornando ai Mondiali, c’è un altro curioso precedente avvenuto decenni prima rispetto al 1998 e che coinvolge ancora una volta l’Italia, questa volta come nazionale. Il teatro è lo stadio Azteca, la data è il 17 giugno 1970. Lo spettacolo, ovviamente, è “El Partido del Siglo”, Italia-Germania 4-3. In seguito al gol del vantaggio siglato da Boninsegna dopo 8’ di gioco, gli Azzurri hanno resistito per quasi tutto il match. Fino al pareggio di Schnellinger, arrivato ben due minuti oltre il 90’: un recupero veramente insolito per l’epoca, definito “clamoroso” nella storica telecronaca di Nando Martellini. La rete, però, non sarà decisiva, né basterà ai tedeschi a raggiungere la seconda finale consecutiva. L’utilità di quel tap-in sarà invece un’altra: consegnare alla storia del calcio una partita leggendaria.