Federico Rivi, allievo del biennio 2017-2019, è il nuovo ospite di Tomalet. Ha svolto il primo stage del Master ad Adnkronos e il secondo a Tgcom24. Dopo aver dato vita alla prima newsletter italiana dedicata a Bitcoin e aver co-fondato il sito d’informazione Atlas 21, oggi Federico si dedica al 100% al mondo delle criptovalute e col suo business gestisce la comunicazione di diverse aziende del settore.
Qual è stato il percorso formativo per diventare giornalista?
Ho frequentato il liceo scientifico, e già lì avevo fatto rinascere il giornalino scolastico che ho gestito per circa tre anni. Nello stesso periodo ero anche corrispondente sportivo per la Gazzetta di Reggio, raccontavo le partite dilettantistiche nei campi di provincia di Reggio Emilia. All’università ho studiato comunicazione, media e pubblicità in Iulm, e in quegli anni ho svolto il primo stage un po’ più strutturato a Sport Italia. Non ero ancora giornalista, ma lì ho imparato il montaggio, la creazione di servizi, la regia, la conduzione e anche ad andare in trasferta. Prima di entrare al Master in giornalismo ho svolto anche uno stage di sei mesi a Tgcom24, dove più o meno facevo le stesse cose che avevo imparato a Sport Italia.
Dove hai svolto gli stage del Master?
Il primo in agenzia stampa, ad Adnkronos, mentre il secondo anno sono tornato a Tgcom24.
Una volta terminato il Master, dove hai iniziato a lavorare?
Dopo lo stage a Tgcom24 sono rimasto lì ancora per qualche, ma poi ho switchato dal mestiere di giornalista a quello di addetto stampa. Ho iniziato a lavorare per Fininvest, che è la holding di Mediaset e Mondadori, e sono rimasto lì per due anni e mezzo. Scrivevo comunicati stampa e mi occupavo della comunicazione interna.
E dopo Fininvest?
Sono rimasto nel settore della comunicazione e del giornalismo, ma ho deciso di cambiare completamente e di dedicarmi al mondo del Bitcoin, che è la mia passione e il mio lavoro attuale. Avevo scoperto quel mondo verso la fine del 2016, e da lì l’ho studiato per anni. All’epoca non c’era nessun giornalista in Italia che si occupasse di Bitcoin in modo strutturato.
Com’è nata la passione per Bitcoin?
Ho scoperto Bitcoin tramite un amico che me ne aveva parlato in modo vago, usando la parola blockchain in modo generico mentre eravamo a pranzo insieme. Da lì ho iniziato a informarmi online e mi sono incuriosito parecchio. All’epoca ero ancora al Master, e i miei compagni probabilmente ricordano come li tediavo con queste cose. Scrivevo di Bitcoin su MasterX, sia sul sito sia sul magazine cartaceo. Poi nel 2018 era uscito il libro The Bitcoin Standard di un economista che si chiama Saifedean Ammous e io l’avevo letto in un weekend. Quello è stato il mio momento Eureka, in cui mi si è aperto un mondo e ho pensato: “Cavolo, forse questa cosa è qui per restare”. Utilizzavo tutto il mio tempo libero per leggere e studiare altre cose al riguardo, diventando quasi noioso e monotematico con le persone che mi circondavano. A quel punto ho capito che volevo dedicare tutte le mie energie a quella che era la mia vera passione, dato che ormai avevo un bel po’ di expertise sul tema, seppur da autodidatta.
Come hai trasformato questa passione nel tuo lavoro?
Alla fine del 2021, in corrispondenza con le mie dimissioni da Fininvest, ho deciso di lanciare la prima newsletter in Italia dedicata esclusivamente alla divulgazione tecnica ed economica su Bitcoin, che si chiama Bitcoin Train ed è operativa ancora oggi. Quella è stata la fine della mia carriera giornalistica in senso tradizionale. Ho iniziato in modo del tutto amatoriale e in poche settimane la newsletter aveva raggiunto un migliaio di iscritti. Non erano molti, ma il tema era ancora molto di nicchia e quindi ero fiducioso. Mi sono detto: “Ci lavoro per un anno, e se entro un anno riesco a ricavarci qualcosa, questo sarà il mio lavoro”. Quindi mi sono dimesso dalla Fininvest e per quasi un anno lavoravo senza guadagnare nulla. Però alla fine la scommessa si è rivelata vincente, perché nel giro di dieci mesi la newsletter aveva raggiunto i 4000 iscritti, era la più letta in Italia sul tema, avevo iniziato a raccogliere degli sponsor e partecipavo anche alle conferenze europee di settore.
Dopo la newsletter è nato anche il sito Atlas21…
Sì, è stata un’evoluzione quasi naturale della newsletter. Era il 2023 e ormai avevo collaborato per un periodo con Bitcoin Magazine che è il principale magazine a livello mondiale su Bitcoin. Con alcuni soci incontrati durante gli anni di lavoro ho deciso di mettere in piedi Atlas 21. Era partito come progetto editoriale, quindi come un sito di informazione verticale su Bitcoin incentrato su guide, tutorial e notizie di cronaca day by day. Sapevamo che sarebbe stato complicato monetizzare una realtà editoriale così di nicchia. Quindi quello che abbiamo fatto e che facciamo tuttora con Atlas 21 è a tutti gli effetti il lavoro di un’agenzia di comunicazione e marketing, dedicata alle aziende che operano in questo settore. Ci occupiamo di comunicati stampa, gestiamo newsletter, gestiamo blog, gestiamo campagne di paid advertising per le aziende e per il network che ci siamo creati in questi anni.
Qual è stato il momento più difficile della tua carriera?
Di sicuro l’anno in cui ho iniziato a occuparmi di Bitcoin. Facevo quasi fatica a dormire la notte ma sapevo che in un modo o nell’altro, se fosse andata male, avrei trovato un paracadute nel mio lavoro precedente, ma l’idea di fallire era il mio incubo. Non so come sia stato possibile trovare degli sponsor in un anno, e in tutta onestà non so neanche che risultati abbiano ottenuto sponsorizzando la mia newsletter. Non credo di essere stato particolarmente bravo, ho avuto anche tanta fortuna. Però avevo un piano di business, quindi non è stato un salto nel vuoto completo.
E qual è stato invece il momento di maggiore soddisfazione?
Quando ho condotto un vero e proprio format televisivo su Telelombardia. Era una serie di sei episodi da un’ora chiamata Esploriamo Bitcoin. Abbiamo raccontato le radici culturali del Bitcoin, quindi perché e come è nato, quali problemi può risolvere, come funziona a grandi linee, quali sono gli utilizzi principali al di fuori dell’Italia e nel resto del mondo. Il tutto in modo molto colloquiale, in forma di talk show con ospiti. Era una produzione televisiva a tutto tondo: abbiamo raccolto gli sponsor, abbiamo affittato gli studi. È stato un lavorone, la programmazione è durata un anno anche se per registrare gli episodi ci sono voluti solo due giorni, ma è stato veramente molto molto bello.
Qual è l’insegnamento più importante che hai appreso al master della Iulm?
L’esperienza in sé, perché il vero valore aggiunto del Master è la possibilità di crearsi un sacco di contatti e fare networking. Se poi ti sei creato un minimo di rapporti amichevoli sai che quando ne avrai bisogno potrai chiamare qualcuno che ti passa aiutare con un contatto e darti una mano nel tuo lavoro.
Che consiglio daresti al Federico allievo del master?
Gli direi “Buttati subito”. Segui i tuoi sogni e segui l’istinto, poi mal che vada va male. Buttati, e se fallisci accetta il fallimento, abbi meno paura e prendi le decisioni in modo un po’ incosciente. In America c’è questa convinzione culturale che il fallimento sia un fattore di crescita significativo, mentre magari qui in Italia e in Europa vediamo il fallimento come una cosa prettamente negativa.