F1, KIMI ANTONELLI SI PRENDE ANCHE MONACO. DALLA CAMERETTA DI BOLOGNA CON IL POSTER DI SENNA AL TRONO DEL PRINCIPATO

Pole position, partenze (e ripartenze) perfette, un ritmo indemoniato e un sangue freddo da vero cannibale. Andrea Kimi Antonelli vince il Gran Premio di Monaco e conquista la quinta vittoria consecutiva. Un grand chelem (pole, giro veloce, tutti i giri al comando e vittoria della gara), il più giovane di sempre, a coronazione di un weekend da dominatore assoluto. Una prestazione che gli è valsa il plauso di tutto il paddock che, davanti a un Kimi così, non può fare altro che togliersi il cappello.

SULLE ORME DEL MITO

C’è un filo invisibile che attraversa i decenni e lega i piloti a questo tracciato come se il destino avesse già scritto il copione. Ayrton Senna lo sapeva. Diceva che quando guidava sulle strade del Principato entrava in una dimensione diversa, uno stato di grazia che non riusciva nemmeno a spiegare a parole. Ebbene, guardando Antonelli passare davanti alla Sainte-Dévote e uscire in derapata dalla chicane della piscina, ci si è chiesti se quella dimensione abbia trovato un nuovo inquilino.

Fino al sessantesimo giro, prima che la safety car di Stroll rimescolasse le carte interrompendo il suo monologo, il ragazzo di Bologna stava percorrendo la stessa traiettoria mitica che il suo idolo aveva tracciato su quelle strette stradine decenni prima. Doppiava. Doppiava tutti. La fila dei doppiati si allungava come una macchia collettiva per il resto del paddock, uno dopo l’altro inghiottiti dal tornado Antonelli. Fino alla quarta posizione, dove c’era il suo stesso compagno di squadra George Russell a fare da ultimo baluardo. L’ingresso della safety car ha di fatto graziato Hamilton e Leclerc, gli unici abbastanza veloci — o abbastanza vicini — da non finire nella lista degli umiliati. E qui il brivido si fa quasi mistico. Perché Senna, il suo Senna, faceva esattamente questo. A Monaco non gestiva: annientava la concorrenza.

In Brasile c’è un sito che parla già di reencarnação. Ma per il momento è meglio andarci piano con i paragoni: Antonelli non ha ancora vinto cinque volte a Monaco come Senna, ha diciannove anni ed è alla sua prima stagione da protagonista assoluto. Ma per tutta la corsa, prima che il muro di Stroll riportasse la gara nell’alveo del caos ordinario, si è materializzata un’immagine potente e inequivocabile: un pilota italiano, cresciuto col mito di Senna, che nel Principato stava facendo esattamente ciò che faceva il suo idolo. Monaco non perdona i mediocri. Raramente incorona un erede. Kimi è lì, in cima. Ha messo la sua residenza sul gradino più alto del podio e guarda tutti dall’alto in basso con la luce negli occhi di chi ha ereditato il genio di Senna lasciandogli la malinconia.

I DON’T WANNA STOP AT ALL!

Pilota più giovane di sempre a firmare pole position e vittoria a Monaco. Il primo di sempre a ottenere le prime cinque vittorie in carriera consecutivamente. «Oggi l’unica persona che poteva fermarmi ero io!», queste le parole di un insaziabile Kimi Antonelli al termine della corsa. Il talento bolognese continua a sbriciolare record su record, ma al di là dei numeri, è la disinvoltura innata con cui si sta imponendo nel circus iridato.

«Ehi ragazzino, hai parecchie vittorie adesso. Mi stai raggiungendo! (ride, ndr)». Questo il complimento e il plauso del sette volte campione del mondo Lewis Hamilton al talento bolognese. Un attestato di stima che non ha bisogno di commenti. Sui divanetti del retropodio Kimi si è poi seduto vicino al numero 44 della Ferrari per scambiare qualche battuta. Quarantaquattro, come gli anni passati dalla prima vittoria italiana nella classe regina a Monaco firmata da Riccardo Patrese (1982).

Dal sapore dolce dello champagne al tuffo nell’acqua salata del Portier di Montecarlo. Quel salto con il sorriso, a braccia aperte, come se il mondo fosse suo (e per ora lo è). Antonelli continua a bruciare le tappe, a riscrivere i record e la storia della sua giovanissima carriera. C’è una canzone dei Queen che sembra scritta apposta per lui, in questo momento: Don’t Stop Me Now. Perché Antonelli non ha nessuna voglia di fermarsi, e nessuno, per ora, sembra in grado di farlo.

Roberto Manella

Onnivoro di sport, ma i motori sono la mia scintilla. Non chiedetemi di scegliere: mi troverete sveglio alle tre del mattino per una pole o un quinto set. Se c'è competizione nell'aria, non importa l'orario, io ci sono. 🏎️ ⚽ 🎾 🎯 ⛷️

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